lunedì, Dicembre 5, 2022

Night Beds – Country Sleep

Una storia simile a quella di Winston Yellen, senza gli spiriti di illustri predecessori ma con un’ambientazione più bucolica, ci era già stata raccontata da Bon Iver per il suo For Emma, Forever Ago, e pare essere stata foriera di ottima musica anche in questa occasione.

Questo Country Sleep è infatti un gran bel disco che come quello del già citato Bon Iver prende il folk di matrice americana e lo porta in territori più art-pop e raffinati, mettendo al centro dell’attenzione l’ottima voce di Winston (già dal breve intro a cappella Faithful Heights) e arrangiamenti molto curati, mai invadenti e sempre in grado di far risaltare le interessanti doti melodiche e di songwriter del giovane americano (ascoltate ad esempio Even If We Try, che con così poco riesce a trasmettere così tanto, o Lost Springs), che pare in grado di guadagnarsi un posto di rilievo nel pur affollato mondo del nuovo folk a stelle e strisce.

Altri nomi a cui può essere assimilata l’opera di Night Beds sono quelli dei Fleet Foxes, per l’uso dei cori e dei falsetti oltre che per alcune soluzioni sonore nei brani più vicini alla tradizione country-rock (per esempio 22, forse anche troppo simile al modello di riferimento,e TENN, concentrato di pura classe), e dei Lambchop delle ultime prove, per le atmosfere livide che emergono in più di una canzone e per i bordoni di tastiera che spesso accompagnano ed esaltano il canto di Winston (soprattutto nella bellissima Cherry Blossoms e in Wanted_You In August).

La sintesi e la sublimazione di tutte le influenze e le caratteristiche citate si possono trovare nel singolo di lancio, Ramona, che con la sua freschezza ed il suo appeal pop forte di un ritornello in crescendo memorabile potrebbe portare grosse soddisfazioni a Winston, soprattutto in questo mondo dove i Mumford & Sons dominano le classifiche con canzoni di livello assai inferiore. Ora non ci resta che attendere e vedere se la nostra previsione si rivelerà azzeccata

Fabio Pozzi
Fabio Pozzi
Fabio Pozzi, classe 1984, sopravvive alla Brianza velenosa rifugiandosi nella musica. Già che c'è inizia pure a scrivere di concerti e dischi, dapprima in solitaria nella blogosfera, poi approdando a Indie-Eye e su un paio di altri siti.

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