mercoledì, Settembre 30, 2020

Bon Iver: For Emma, Forever Ago

foremma_forever_ago.jpgIl percorso di Justin Vernon ha un riverbero commovente sulla qualità più intima della sua musica; prima di arrivare al corpus di brani che costituisce For Emma, Forever ago gioca alcune carte con i Deyarmond Edison dei quali rimane solamente una traccia quasi impalpabile su myspace e che si sciolgono prima ancora di realizzare un ep. Mentre i compari si riformano come Megafun Justin si ritira in montagna tra le nevi del Wisconsin e compone i 9 episodi di folk visionario che pubblicherà in modo del tutto autonomo dietro al moniker di Bon Iver. Per qualche mese quelle tracce si possono scaricare da Emusic e acquistare attraverso portali come Insound, e prima ancora di ottenere una distribuzione regolare l’album ottiene un buon numero di recensioni, quasi tutte entusiastiche, come è possibile verificare dal profilo myspace ufficiale di Bon Iver. JagJaguwar se ne accorge, mette sotto contratto Justin e For Emma, Forever Ago è prossimo ad una diffusione internazionale. La (quasi) title track, che è la penultima traccia, è l’oggetto più stratificato dal punto di vista strumentale e quello strutturalmente più semplice, introduce il supporto di una sezione fiati in un contesto quasi esclusivamente acustico dove il talento di Vernon si serve della sottrazione con la forza di un racconto iperrealista e astratto. I richiami a Sam Beam che è possibile leggere un po’ ovunque ci sembrano del tutto fuori luogo, quello che distingue il lavoro di Bon Iver da un folktelling ripiegato su se stesso non è solo l’uso quasi astrattivo del falsetto che in più di un episodio (Skinny Love su tutte) insegna al buon Banhart a servirsi del genoma Thyrannosaurus Rex in modo proficuo e grazie a dio, tagliente; è soprattutto la capacità di delineare uno spazio fisico e interiore con le qualità scarnificate di un suono; in questo senso For Emma, Forever ago si innesta perfettamente in quella linea psichica che fa parte di buona parte delle proposte JagJaguwar, brani come Flume e Lump Sum si portano dietro l’eco di un’elaborazione quasi ambient lasciata alle derive naturali del suono piuttosto che ai trucchi della post produzione, come se lo spazio vissuto da Justin fosse palpabile nel deserto persuasivo della sua musica. The Wolves, tra traditional, gospel e un bizzarro armonizer che emerge per pochi, impercettibili secondi, è un crescendo che comprime fino al limite l’esplosione emotiva in un songwriting teso a scartare gli elementi inutili del racconto, e Blindsided potente come una qualsiasi pop song sul filo dell’autocommozione, non indulge e rimane sempre al limite tra sublime e il suo opposto grazie ad una fiducia sapiente e controllata nei confronti degli elementi sonori residuali, l’uso del falsetto qui sfugge da qualsiasi retorica e diventa battito, gioco del cuore, impermanenza ventricolare che riaffiora in uno degli episodi più belli dell’album, quel Creature Fear che fa a pezzi la retorica di Jeff Buckley e la rivaluta portandola in basso, di nuovo verso le radici. For Emma, Forever ago; un trucco del tempo, splendido miraggio sul futuro anteriore.

JagJaguwar non ha ancora annunciato una data di uscita per il debutto di Justin Vernon aka Bon Iver; nel frattempo è possibile ascoltare integralmente l’album dal profilo Virb dell’artista Americano; da questa parte, buon ascolto.

Michele Faggi
Michele Faggi
Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.

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