Denis Guerini – I Giorni della Fionda (autoprodotto, 2012)

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I Giorni della Fionda è un titolo appropriato per un disco tra teatro e canzonette, evoca quella sospensione tra passato e presente che venne tratteggiato egregiamente dai Baustelle nel pezzo Le Rane. Che poi ci si riferisca alla Milano che fu, all’appena ri-compianto Beppe Viola e al mondo del Derby, o al Sud Italia indefinito alla Io non ho paura, poco cambia. E così rimane sospeso tra lo ieri e l’oggi anche queste 10 tracce, moderno nelle parole, classico nelle sonorità. Per dovere di cronaca, riferisco che una parte dei suoi pezzi arriva dallo spettacolo di teatro-canzone E’ facile smettere di essere ottimisti (se sai come farlo). E la distinzione tra teatro e canzone si fa sottile nel momento in cui si descrive l’impalpabile, come in Mi piace questo giorno! dove una folata di vento trascina un podista, una fionda e bei pensieri in una poesia somigliante al Ligabue letterario, pieno di riferimenti accennati, segreti, da capire e interpretare ognuno nella propria realtà quotidiana. Il riferimento al teatro si sente soprattutto nelle strutture melodiche e negli arrangiamenti (occupati da chitarra acustica e a tratti orchestrati), fatti per dar spazio alla parola, esaltarla con pause e ripartenze. La normalità invece potrebbe essere un testo per il vecchio Vasco, con tratti di cinismo alla Gaber. Nella quotidianità si sminuiscono le parole, i gesti, le novelle bellezze alla Bocca di Rosa lasciano solo una dozzina di persone imbambolate, i timidi e gli ipocondriaci rimangono tali, le vacanze non portano niente di buono nè di giusto. E così i temi rimangono sospesi nella mediocrità, ma attaccati alla vera realtà, esistente ovunque.