martedì, Dicembre 1, 2020

Television – Marquee Moon and other things: la recensione del live a Fiesole

I Television arrivano sul palco dopo un interminabile opening act dei Soviet Soviet; tanto è scomposto e dinoccolato Andrea Giometti tutt’uno con il suo basso, quanto se la prendono calma Tom Verlaine e soci accordando gli strumenti e ripetendo meticolosamente il rituale dopo ogni brano. Non cambiano chitarre, nessun tecnico in vista e come in tutti i loro concerti l’attitudine è quella di una lunga jam forse più vicina alla calma meditativa di Warm and cool, l’album strumentale che Verlaine pubblicò per la Rough Trade nel 1992 elaborando insieme a Fred Smith e Billy Ficca  una versione dilatata del suo songwriting. L’esecuzione integrale di Marquee Moon al teatro romano di Fiesole sembra quindi risentire di questa tranquillità, aspetto che diventa chiaro non solo per l’espansione che alcuni brani subiscono ma per l’energia trattenuta di quelli sulla carta più esplosivi, come I see no evil. Da una parte la voce di Verlaine è sempre la stessa nella ricerca di una vitale imperfezione, dall’altra è comprensibilmente meno incline a deflagrazioni schizofreniche, per una perdita indiscutibile di quella potenza dinamica un tempo capace di duellare con gli intrecci chitarristici.

Niente di male, perché da un punto di vista timbrico e compositivo i Television suonano ancora come un prodigio e ascoltarli dal vivo con attenzione, consente di mettere in moto uno strano dispositivo retro-futurista capace di assorbire quarant’anni di musica che come serbatoio creativo ha sfruttato proprio quelle idee.

Non vengono in mente solo tutti gli emuli del revival post-punk / new wave ma anche band come i Karate oppure i Pavement che su quella combinazione tra geometria e deriva, avevano costruito in modo diverso la loro estetica tra rock, jazz e pop.
Se allora l’effetto con i brani più rock è affascinante e straniante allo stesso tempo, sono le tracce predisposte al groove dub o costruite in modo spiraliforme ad essere valorizzate, come per esempio Guiding Light, Torn Curtain e ovviamente Marquee Moon che nel suo procedere a vuoto è ancora oggi un’insuperabile esperienza “live” proprio per quel confine labile tra scrittura e improvvisazione.

Dopo l’abbandono di Richard Lloyd i Television affrontano il palco con Jimmy Rip, citato spesso dalla stampa per le sue esperienze negli album di Mick Jagger e in quelli di Willy Nelson, ma in realtà sodale di Tom Verlaine fin dai tempi del suo album più spigoloso e sperimentale, lo splendido Words from the front pubblicato dalla Virgin nel 1982. Rip è davvero sorprendente e rappresenta una vera e propria forza da traino, capace com’è di impostare l’incedere ritmico oppure di costruire avvolgenti soundscapes, sconfinando più di una volta nel territorio solista di Verlaine, pur mantenendo un ruolo filologicamente vicino al suono di Lloyd in Marquee Moon, anche nella scelta della Telecaster, rispetto alla sua inseparabile Stratocaster.

Conclusa la tracklist dell’album, la band si ripresenta sul palco per una lunga parte conclusiva attaccando con uno dei due inediti che eseguono live a partire dal 2004, la sorprendente “Persia“, presentata a Fiesole in una versione ancora più lunga del solito, oscillando tra groove e parti improvvisate in un duello tra le due chitarre e il drumming creativo di Billy Ficca, mentre Smith mantiene per tutto il tempo una linea di basso ossessiva. Costruito su una scala frigia, il brano è una visionaria esperienza sonora tra oriente e occidente con i testi ridotti all’osso, caratteristiche che avevano fatto infuriare Richard Lloyd poco prima dell’uscita dalla band, convinto che Verlaine non avesse più frecce creative al suo arco; al contrario, l’esecuzione di “Persia” è proprio uno dei momenti più intensi di tutta la serata.
Chiudono senza nessun cedimento e con la stessa flemma con cui sono entrati, scegliendo la traccia di apertura del terzo album da studio come Television, 1880 or so. Il tempo si contrae come se non fossero passati quaranta o quindici anni.

Michele Faggi
Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.

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