Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

Federico Fiumani non ha bisogno di presentazioni. La sua è una vita per la musica, sempre fedele a sé stesso e alle proprie idee. Per lui parlano le sue canzoni e i suoi concerti, sempre all’insegna della qualità. L’abbiamo incontrato prima del suo show al Tambourine di Seregno: una chiacchierata tra passato e futuro, tra sesso, amore e rock’n’roll 

Aprile 2nd, 2010
Federico Fiumani, la foto intervista di indie-eye.it

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Federico Fiumani non ha bisogno di presentazioni. La sua è una vita per la musica, sempre fedele a sé stesso e alle proprie idee. Per lui parlano le sue canzoni e i suoi concerti, sempre all’insegna della qualità. L’abbiamo incontrato prima del suo show al Tambourine di Seregno: una chiacchierata tra passato e futuro, tra sesso, amore e rock’n’roll. Ecco cosa ci ha detto.

[ Foto Francesca Pontiggia ]

Il concerto di stasera sarà in trio. Preferisci esibirti in questa dimensione o in versione “confidenziale”? Come cambia il tuo approccio al palco e soprattutto al pubblico nelle due diverse occasioni?

Chiaramente è diverso. I concerti con il gruppo mi aiutano molto di più, i Diaframma nascono come rock band, quindi la batteria e il basso che pulsa sono necessari, ci vogliono. Però devo dire che la versione confidenziale mi ha insegnato moltissimo, affrontare la scena da solo è molto difficile per certi versi, rompere il ghiaccio da soli è molto più difficile. Mi ha insegnato moltissimo, magari anche a comportarmi meglio quando sono col gruppo. Quindi si è rivelata un’esperienza fondamentale e spesso anche divertente.

Quali sono le canzoni che più ti piace suonare dal vivo? Che più ti divertono quando sei sul palco?

I pezzi facili da suonare perché, chiaramente, puoi dedicare più tempo a guardare la gente o a pensare a divertirti. Quindi in particolare “L’odore delle rose”, “Vaiano”, “I giorni dell’ira”, i pezzi che hanno tutti accordi facili, un po’ alla Ramones.

I Diaframma sono l’unica band ad avere un gruppo ultrà a sostenerli, che io sappia. Immagino che la soddisfazione di avere un pubblico così caldo e affezionato sia enorme. Che rapporto hai con i tuoi fan e in particolare con i Diaframma Ultras?

Gli Ultrà li conosco tutti e sono degli amici, ho piacere ogni volta che li vedo. In generale questo mestiere lo puoi fare se hai un pubblico, si spera sempre numeroso tutte le sere; quindi è fondamentale l’apporto del pubblico, che sia sempre più ampio. Abbiamo bisogno del successo, piccolo o grande che sia.

L’anno scorso è uscito “Difficile da trovare”. Ricollegandosi al discorso sul live, in molti brani del disco ci sono code ed intermezzi strumentali che mi hanno fatto pensare che le canzoni siano nate già con la testa al live elettrico. È un’interpretazione giusta?

Ogni interpretazione è giusta, nel senso che magari tu vedi cose che io non ho visto e che ognuno ha il suo modo di vedere la musica. Diciamo che è un disco che è nato molto in sala prove, quindi provando molto i pezzi, cercando di creare un ambiente da gruppo. Quindi veniva naturale la voglia di suonare molto insieme e di lasciarsi andare, anche, di non limitarsi necessariamente ai 3-4 minuti della canzone canonica. Con questo gruppo mi trovo molto bene e cerco di instaurare con loro un rapporto anche istintivo: credo che questa cosa sia poi emersa nel disco.

Negli ultimi dischi alcuni testi (es. “Mi sento un mostro”, “Francesca 1986”) trattano senza pudore tematiche sessuali. Alcuni le vedono come provocazioni, a me sembra solo che tu affronti, come in ogni altra tua canzone, la vita direttamente e senza mediazioni, per cui non c’è nulla da scandalizzarsi. Sei d’accordo?

Il discorso di fondo è che noi facciamo rock’n’roll. Se volessi fare un trattato sul sesso scriverei un libro, ma gente infinitamente più brava di me l’ha già fatto. Io credo che una canzone rock’n’roll debba semplicemente divertire; se poi riesce a farlo in un modo, non voglio dire intelligente, ma semplicemente che riesca a cogliere qualcosa nell’animo di una persona, penso che abbia già fatto abbastanza. Nel mio caso questo è successo con dei gruppi, ad esempio i Velvet Underground, che facevano delle canzoni molto melodiche, molto pop, però con dei testi un po’ perversi. Io bene o male mi ispiro a loro quando faccio dei testi con tematiche sessuali.

 

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Fabio Pozzi

Fabio Pozzi

Fabio Pozzi, classe 1984, sopravvive alla Brianza velenosa rifugiandosi nella musica. Già che c'è inizia pure a scrivere di concerti e dischi, dapprima in solitaria nella blogosfera, poi approdando a Indie-Eye e su un paio di altri siti.