Roladex – Anthem for the Micro Age: la recensione

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Prendete i Kraftwerk e fate loro cantare i pezzi dei Magnetic Fields, dicono le agenzie di stampa, ed otterrete i Roladex, duo texano formato da Tyler Jacobsen e Elyssa Dianne. In realtà terrei solo la prima parte della proposizione sopra enunciata: prendete i Kraftwerk. Fine. Quasi come la ricetta del pinzimonio: prendete verdure e condimenti e siete a posto. Anthem for the Micro-Age è la pedissequa trasposizione del suono che fu del collettivo tedesco, fermando la macchina del tempo all’incirca all’epoca di Electric Cafè, nel momento di massima ricchezza delle sonorità (pur non contravvenendo la regola del minimalismo). Battiti lenti, cantato monocorde, una freddezza inaspettata dalle terre texane. Tutto sintetico, tutto analogico, forse molti meno cavi e una minore strumentazione (siamo pur sempre nel 2014), ma non si trova niente di innovativo. Possiamo citare i toni oscuri da epopea new wave si trovano nella title-track e in Blacklit Disco, e qualche pizzico di Suicide avvertibile in Pink Halloween. Single Cell City richiama Love Will Tear Us Apart. Per il resto, il pop da pocket calculator è servito.

La domanda d’obbligo è: qual’è il senso dell’operazione in sé? A pensar male, potremmo riformularla in: ne avevamo bisogno? L’operazione revival riesce bene a livello di fedeltà. Solo che nessuna parte di questo prodotto ha una motivazione originale ed innovativa. Come passare dal Via nel gioco del Monopoli: abbiamo guadagnato una misera cifra, e siamo ancora al punto di partenza.

Elia Billero
Elia Billero
Elia Billero vive vicino Pisa, è laureato in Scienze Politiche (indirizzo Comunicazione Media e Giornalismo), scrive di dischi e concerti per Indie-eye e gestisce altri siti.

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