domenica, Settembre 19, 2021

Z-star – Masochists & Martyrs (Muthastar, 2010)

Michelle Z. Nichol porta dentro di se tutto l’amore per quella “rinascita” soul che ha attraversato l’inghilterra degli anni ’80 e che aveva prodotto una felice fusione di black music, pop anglosassone, reminiscenze new wave in un guscio dal forte impatto radiofonico. Non è un caso che per quello che a tutt’oggi si può considerare come il suo maggior successo, Who Loves Lives, l’esordio datato 2006, si siano fatti i nomi di Joan Armatrading, Sade, Tracy Chapman. A distanza di quattro anni Masochists & Martyrs esce per Muthastar, l’etichetta di proprietà di Z-Star stessa, registrato a Roma e coadiuvato da una band interamente italiana. Al di là di alcuni riferimenti più classici che si spingono sino alle esperienze più tarde di Nina Simone, la forma non è (e non può essere) quella degli anni ’70 quanto la rilettura in odor “rebirth of cool”; probabilmente, tra soul e influenze caraibiche, il riferimento più pertinente ci sembra quello con la Lauryn Hill più ispirata, sicuramente una delle eredi di “massa” di quel suono; qui c’è più rock nelle vene e molto meno ghetto nel sangue, ma il risultato non è dissimile. Tracce come Venus Blues, No Love Lost, per esempio, sono tutte giocate sul sostegno esplosivo dei fiati e una ritmica potentemente solare, il plesso di una tradizione che passa liberamente da funk, Rythm and Blues e Jazz. Colpiscono gli episodi di sintesi come Tree of Life, ballata lunare con uno splendido piano dagli echi eighties, deludono invece i pochi episodi di impatto Fm passatista come Sci-ko bitch, uno strumentale abbastanza inutile nell’economia dell’album, con dei suoni e alcune scelte estetiche incomprensibilmente volgari; al contrario, questi elementi sono al posto giusto nelle potenti ruffianerie di God is love e U Gonna miss me. Masochists & martyrs nell’insieme è davvero un album molto buono, il ritorno di un’artista soul “classica” dal sicuro talento performativo; resta il dubbio che ci si trovi davanti ad un prodotto onesto ma nostalgico, che non riesca a muoversi da una certa area di sicurezza.

Silvano Piombini
Da piccolo mi chiamavano "Piombo", per via del mio cognome non così comune ma ho vissuto una vita tutt'altro che pesante; per vivere vendo pesce fresco nei piccoli mercati rionali e mi piace da morire sporcarmi le mani.

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