Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

Dee Dee Penny è una frontwoman di tutto rispetto, ma con Too True non riesce a portare a termine le buone intenzioni che sono alla base dell'album 

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Dee Dee Penny torna a far discutere delle proprie Dum Dum Girls, questa volta con l’album Too True. L’album risuona fin da subito segnato nel profondo da un lungo tirocinio promosso dagli anni ’80, conteso fra i poli che oscillano dalla sfavillante presenza scenica di Siouxsie and the Banshees all’eterno presente dei The Cure. Dieci canzoni che per quanto si sforzino di far parlare di sè non riescono a convincere fino in fondo, piuttosto restano icone aleggianti di miti passati, interpretazioni che, tolta l’armatura di arrangiamenti e di effetti di produzione, restano poco sapide all’assaggio. Inoltre, leggendo alcuni stralci di interviste rilasciate da Dee Dee all’alba dell’uscita dell’album, si ha l’impressione che per Too True si siano identificati uno stuolo di madri e padri putativi per dare lustro all’album: i richiami a Patti Smith e ai Velvet Underground immolati a masterpiece di riferimento, l’immersione nella scrittura di Rimbaud, Rainer Maria Rilke, Anaïs Nin, fino alla citazione zoppicante di un Baudelaire camuffato nella tradizione inglese di Les Fleurs du Mal (Evil Bloom). Insomma, non si condanna alcuno per averci provato, ma si storce il naso quando il risultato non viene centrato. Se l’attraversamento di alcuni maestri del decadentismo europeo doveva portare un valore estetico aggiunto, sia per la parte testuale sia per il mood dell’album, non si può dire che Too True abbia portato a casa un risultato convincente. Pochi sono i momenti in cui l’intuizione offre un polmone di novità all’andamento dell’album mentre abbonda la tendenza alla ripetizione (Rimbaud Eyes, il salmodiare spento di Too True to be Good) senza che o un assolo di chitarra o un virtuosismo vocale ringalluzziscano l’iter dell’album. Decisamente meglio quando le Dum Dum Girls si cimentano con materia maggiormente nelle loro corde: Lost Boys and Girls riporta al suono spiccatamente lo-fi dell’album del 2010, I Will Be, e con esso ai disturbi della chitarra, alla provocazione sensuale della voce di Dee Dee e non ultimo, alla ballata orecchiabile aggiustata qua e là da sapienti coretti. E ancora, Little Minx e Under These Hands tentano di seguire le orme dei Sister of Mercy ma si perdono nel minutaggio rimanendo sospesi a mezz’aria. Per la maggior parte dei casi, Too True è un giano bifronte, un album in costante potenza e mai in atto che resta sospeso fra le proiezione di quello che vorrebbe essere e la concretezza di ciò che è. Forse è il palco il luogo più adatto per le Dum Dum, luogo dove già in passato la performance live della band ha supplito a ciò che nell’album si perde e resta appiattito dalla limitatezza del supporto.

 

Dum Dum Girls
Too True

Sub Pop, 2014 | Wave | Pop
CREDITS:

Cult Of Love | Evil Blooms | Rimbaud Eyes | Are You Okay? | Too True To Be Good | In The Wake Of You | Lost Boys And Girls Club | Little Minx | Under These Hands | Trouble Is My Name

 

Giulia Bertuzzi

Giulia Bertuzzi

Giulia vede la luce (al neon) tra le corsie dell'ospedale di Brescia. Studia in città nebbiose, cambia case, letti e comuni. Si laurea, diventa giornalista pubblicista. Da sempre macina chilometri per i concerti e guadagna spesso la prima fila.