Gulp – Season sun: la recensione

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I Gulp vegnono dal Galles, e in qualche modo condividono quel metissage di influenze britanniche da cui provenivano anche i Super Furry Animals e non solo perchè Guto Pryce, bassista dei Furries è co-fondatore del progetto insieme a Lindsey Leven. Accompagnati dalla batteria di Gwion Llewelyn (Race Horses) e dalla chitarra di Gid Goundrey, dopo un singolo pubblicato nel 2012 (Game Love) che riceve ottime recensioni in inghilterra e a cui fa seguito un tour britannico, segue un secondo singolo (Play) nel luglio del 2013. Il primo full lenght arriva quindi a distanza di un anno e conferma le intenzioni della band nel mantenersi a metà tra psichedelia e un “sunshine” pop di forte impatto melodico, composto tra il deserto Californiano, dove la coppia ha trascorso una lunga vacanza, e le Highlands scozzesi. Che sia il garage di Vast Space, il fuzz pop di Seasoned Sun, il ricordo di Nancy Sinatra in Grey Area contaminato con la “space age” rivista dagli Air, l’album procede senza particolari sorprese mantenendo salde le redini di un twee pop con alcuni, mitigatissimi, riferimenti al folk britannico e principalmente trascinato da un motorik ossessivo  insieme alle incursioni delle tastiere analogiche che ricordano degli Stereolab meno concettuali, più ancorati alla forma canzone e alla resa melodica. Lindsey leven, che canta quasi tutti i pezzi ad eccezione di un duetto con Guto (Everything), fa parte della nutrita legione di performer eteree, qui non troppo distante dalla dolcezza indolente di Nina Persson.

Piero Certini
Piero Certini
Piero Certini si è laureato in letteratura anglo-americana con una tesi su Raymond Carver. Ama tutta la musica pop e crede che tra questa e un romanzo non ci siano grandi differenze.

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