Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

Uno dei più grandi songwriter di tutti i tempi a Fiesole il 22 luglio per l'unica data italiana che celebra i 40 anni dal suo primo tour. Quattro album rivisitati dal vivo, dal 1979 al 2019, uno per decade. Il giorno prima del concerto, Jackson sarà al Libraccio di Firenze per autografare la traduzione italiana del suo libro di memorie pubblicato nel '99 e intitolato Gravità Zero. Noi vi raccontiamo il suo percorso dal punto di vista più difficile, quello dei videoclip, forma che Jackson non ha mai amato sino in fondo. 

Di

Joe Jackson, 40 anni dal primo tour. Quattro album celebrati dal vivo

Tour antologico, ma non in modo convenzionale, quello che Joe Jackson sta portando in giro per l’Europa. Quarant’anni dal primo ciclo di concerti, festeggiati attraverso gli album che hanno attraversato quattro decadi; due classici assoluti e tre lavori meno conosciuti, ma altrettanto belli. “Look Sharp“, l’esordio sulla lunga distanza del 1979, quando i suoni della sua band erano ancora quelli del punk e dello ska, ma introducevano una rilettura degli stessi attraverso capolavori di sintesi narrativa e pop come “Is She Really Going Out with Him?“. “Night and day” del 1982, il quinto album dopo una serie di titoli che scivolano lentamente verso atmosfere più “jazzin’ e Jive”, ma anche il primo della sua carriera a fondere pop, wave e jazz in modo del tutto innovativo, nel cuore pulsante di quella rebirth of cool britannica che in quegli anni ci regalerà splendidi capolavori.
Laughter and Lust“, del 1991, ovvero il disco che segna il ritorno alle radici più pop, dopo anni di sperimentazioni, colonne sonore e album meno accessibili per il grande pubblico, tanto da contenere gemme assolute come “My House“, che ancora una volta, come era accaduto nella bellissima “Cancer” contenuta in “Night & Day”, mette insieme bossa, latin jazz e pop, con uno spleen amaro e malinconico. “Rain“, l’album con cui Jackson inaugura il nuovo millennio, dove spazza via tutte le chitarre, rimette il piano al centro e riassume i momenti migliori della sua carriera, fino a recuperare in alcune tracce l’urgenza rock delle origini, ma con una malinconia di fondo giustificata dalle intenzioni del titolo: un album dedicato alla pioggia. “Fool“, il suo ultimo e recente lavoro, pubblicato a gennaio 2019 da Earmusic. Con venti album alle spalle è incredibilmente uno dei più ricchi e vari, non solo per la capacità di passare da un genere all’altro, caratteristica immutata nell’arte di Jackson, ma per la forza con cui spezza la banalità creativa dei tempi correnti, con una grande capacità di invenzione e scrittura.

Joe Jackson, il 22 luglio data unica italiana a L’Estate Fiesolana 2019

Eg Production e Music Pool, in collaborazione con il Comune di Fiesole, portano Joe Jackson nell’ambito del ricco cartellone dell’Estate Fiesolana 2019 il prossimo 22 luglio 2019, per l’unica data italiana del grande musicista britannico.

Un’occasione unica, fuori dalla cornice usuale dei concerti celebrativi, che consentirà a chi lo ama, ma soprattutto a chi conosce solo una parte della sua carriera, di comprendere l’influenza e la notevole vitalità che la sua musica ha rappresentato negli ultimi quarant’anni.

Joe Jackson, la presentazione del libro “Gravità Zero” al Libraccio di Firenze, 21 luglio 2019

Il giorno prima del concerto fiesolano, Joe Jackson sarà al Libraccio di Firenze alle ore 18:00 per presentare e firmare le copie di “Gravità Zero“, la traduzione del suo libro autobiografico “A Cure For Gravity“, che raccoglie le memorie di 20 anni di carriera (fu pubblicato nel 1999). Il libro, a cura di Claudio Fucci e con la traduzione di Fabrizio Forno, è pubblicato da Vololibero edizioni e può essere acquistato dal sito ufficiale dell’editore.

Joe Jackson, l’uomo che non amava i videoclip

La carriera di Joe Jackson esplode proprio nel periodo di “transito” dai promo video degli anni settanta alla “codificazione obbligata” dei videoclip attraverso la diffusione delle prime cable tv tematiche. Una dimensione che influenza l’aspetto performativo, contaminandone gli elementi con la costruzione di un universo più esplicitamente narrativo.

A Jackson tutto questo non piace affatto, tanto da dichiarare a più riprese il suo netto rifiuto nei confronti della forma videoclip, come una dimensione dannosa per la musica stessa. A disagio davanti alla camera, ha spesso opposto un rifiuto ostinato e assolutamente coraggioso rispetto allo sviluppo di un veicolo promozionale che riteneva accessorio e ridicolo, opponendosi alla politica delle stesse major con cui ha avuto a che fare.
Non è un caso che tra i primi video e quelli oltre gli anni novanta, torni alle origini della semplicissima e diretta documentazione performativa “live”. Nel rifiuto dello sviluppo narrativo dei video musicali legati agli anni ottanta c’è un profondo acume che non possiamo non condividere e di cui abbiamo parlato a fondo con articoli come “a…ritmie del tempo“. Più vicini alla parodia pauperistica di un film muto, sospesi tra soap opera e advertising, le clip dell’era catodica cercano un linguaggio di sintesi che a Jackson sembra probabilmente inferiore all’universo creativo di un poeta pop, non esita infatti a definirle “crappy”.

Le prime collaborazioni del nostro, tra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta, sono quelle con pionieri del mezzo come Derek Burbidge e Steve Barron. I video tratti da “Look Sharp” e trasmessi dall’Agosto del 1978 al febbraio dell’anno successivo, sono per lo più performance live, mentre le prime clip più strutturate che inaugureranno la collaborazione con Burbidge saranno legate agli album successivi. “I’m the man” è il primo dei tre diretti dal videasta britannico tra il 79 e l’80 e arricchisce, insieme al successivo “It’s different for girls” l’estetica delle video performance girate in studio, con un ampio impiego di effetti televisivi, split screen e altre frammentazioni del quadro che confinano la band ai margini dello schermo, mentre al centro il volto di Jackson interpreta ironicamente un “real man” tra crooner e posture da gangster: “Kung fu, that was one of my good ones, whats a few broken bones in good clean fun?

Joe Jackson – I’m The Man – Dir: Derek Burbidge

Del resto Jackson è un vero e proprio animale da palco che interpreta la parte del rocker con ironia, intelligenza e un certo distacco iconoclasta. Memorabile e “dimenticata” la performance dello stesso singolo in una puntata di Discoring condotta da Claudio Cecchetto, dove la band interpreta un’incendiaria parodia dell’estetica punk, tra auto-impiccagioni con le tende del teatro e un’esilarante numero di Gary Sanford (Chitarra) e Graham Maby (basso) che cercano di eseguire i cori davanti ad un microfono issato troppo in alto, quasi per irridere la dimensione del playback. C’è da dire che con Burbidge la narrazione è ridotta ai minimi termini e Jackson può probabilmente giocare con più libertà, avvicinandosi alla furia che porta anche dal vivo. La sua sfiducia nel mezzo non è dissimile da quella di cui parla Keith Richards quando definisce il “matrimonio” tra televisione e rock’n’roll, come una cosa assolutamente folle.

Il video più “articolato” tra quelli diretti da Burbidge in questo periodo è “Mad At You” tratto dall’album “Beat Crazy” del 1980. Jackson irride le storie d’amore convenzionali, fa le boccacce, gioca tra set e palco con la stessa indolenza, mentre Burbidge gli prepara un set casalingo e  “proletario” degno delle produzioni BBC di quel periodo.

Joe Jackson – Mad at you – Dir: Derek Burbidge

Ma a lasciare il segno in termini commerciali sono i tre video realizzati da Steve Barron tra l’82 e l’83, prodotti per promuovere “Night and day“. Il primo ad entrare in rotazione, nel luglio del 1982, è “Real Man“. Jackson, che insieme ad altri musicisti come Elvis Costello, vive in pieno il violento passaggio dal ruolo marginale dei promo video, all’esplosione dei video musicali come dispositivo promozionale di primaria importanza, manifesta un sincero odio nei confronti di questa forma: “Mi dissero che era necessario fare un video di Real man anche se l’idea non mi fosse piaciuta”.
Breaking us in two“, il terzo di quelli realizzati insieme a Barron, fa talmente schifo a Jackson da convincerlo a non favorirne più la produzione e a scrivere un editoriale contro i videoclip per Billboard, come racconta a Rob Tannenbaum e Craig Marks nel volume “I Want My MTV: The Uncensored Story of the Music Video Revolution”. MTV, sempre secondo Jackson, stava cominciando ad avere un effetto negativo sulla musica.

Per il video di “Steppin’ out” Barron chiede a Jackson di interpretare un fantasma che suona il piano, mentre una cameriera del St. Regis a New York entra nella camera di una cliente, provandosi i vestiti e sognando per una notte il suo personale riscatto di classe; come in una fiaba improvvisamente si illumina l’orologio sul palazzo della Chrysler, filmato da Barron dall’Empire State Building.

Joe Jackson – Steppin’ out – Dir: Steve Barron

Le liriche di Jackson, sempre in bilico tra profonda malinconia e sferzante ironia, vengono depotenziate da questi video che raccontano piccole storie deviando l’attenzione altrove, basta pensare a come la complessa percezione di genere raccontata in “Real Men”, venga ridotta nel video di Barron ad una piccola narrazione didascalica, che niente ha a che vedere con i continui rovesciamenti di senso innescati dallo storytelling del brano. 

Allo stesso tempo non si può negare a Barron l’intuizione nient’affatto banale di aver collocato Jackson nella posizione del narratore. Invisibile quasi come un fantasma, mantiene il ruolo del performer e dell’architetto di storie, senza interpretare la parte della popstar.

Il lungo disinteresse di Jackson per i videoclip si interrompe nel 1989 con la clip di “Nineteen Forever“, realizzata da una casa di produzione come la Propaganda Films, tra i cui membri fondatori militavano alcuni nomi che sarebbero diventati formidabili autori di cinema: David Fincher, Michael Bay, Mark Romanek, Alex Proyas. Il video di Jackson viene diretto da quest’ultimo, ed è un vero capolavoro che introduce meglio di altri il decennio degli “auteurs” di videoclip con una forte individualità. La pop ballad di Jackson, attraversata da una palindroma disillusione, che dall’altra parte dello specchio cerca comunque un riflesso di vita, viene interpretata da Proyas esasperando  l’amara ironia di questi versi: “Be what we want to be / We’ll all be rock ‘n’ roll stars / Immortal on TV“.

Nel video, un Joe Jackson decrepito, immerso in un setting espressionista, sfoglia alcune foto scattate in silhouette che ripercorrono alcuni dei suoi gesti performativi più noti. Sullo sfondo della stanza dove vive e tra le luci fortemente contrastate, appaiono i relitti di tecnologie dimenticate, forse anche un “Panoram”, uno dei video Juke-Box lanciati negli States intorno agli anni ’40. L’invadenza della stampa, rappresentata come in quarto potere di Welles e alcune performance live trasmesse da un vecchio televisore a tubo catodico, sono le immagini che si sovrappongono ad innumerevoli riletture dell’iconografia artistica del novecento, contaminata con i dispositivi del consumo di massa. Pur nella cornice di un video palesemente “arthouse”, Proyas e Jackson allestiscono la messa a morte dell’immagine promozionale, quasi quindici anni prima rispetto al lavoro sul simulacro pop costruito dalla Sigismondi per  “The Stars (are out) tonight” e in linea con quel “cabaret decrepito” di cui lo stesso Bowie ha spesso parlato quando si riferiva alla macchina promozionale del rock’n’roll.

Guarda il video di Nineteen Forever su Apple Music

Più playful e divertito il video diretto da Julien Temple per “Down to london“, sempre tratto da “Blaze of Glory”, mentre si torna dalle parti di una feroce parodia con il primo dei due video diretti da Marcus Nispel per la promozione di “Laughter and Lust“.
Obvious song“, in sintonia con le liriche, irride all’iconizzazione banalizzante del pop globale, manifestando un sincero sentimento antiamericano e spezzando la cornice dei numerosi video “In studio” girati durante quegli anni, con Jackson nella consueta posizione esterna, ma anche in quella del personaggio a cui viene affidata una funzione parodica del dispositivo promozionale e commerciale legato alla musica. A conferma di questo, l’incredibile video di “Stranger than fiction“, quasi una messa in scena delle idee critiche di Jackson a proposito dei video musicali a metà tra performance dai colori saturatissimi, advertising e televendita.

And life goes on, filled with disasters and friction

Joe Jackson – Stranger than fiction – Dir: Marcus Nispel

Sintomatico che dopo quest’ultimo tentativo, Joe Jackson abbia smesso di favorire la produzione di videoclip, tornando a praticare la via più diretta dell’EPK (il making di Rain diffuso dalla Rykodisk) e quella dei video live ufficiali per promuovere il recentissimo “Fool” con le clip di “Dave” e la splendida versione dal vivo di “Fabulously Absolute“. Vestito, quello della performance,  che calza a pennello e che rappresenta tutto quello che serve a Jackson per comunicarci l’incredibile forza creativa della sua scrittura.

Joe Jackson – Fabulously Absolute official live video

Joe Jackson in rete

 

 

Michele Faggi

Michele Faggi

Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.