lunedì, Aprile 12, 2021

Andrea Carboni – Due []

Una certa predilezione binaria caratterizza le scelte di Andrea Carboni; due come il titolo dell’album, il secondo LP della carriera, due come l’immagine stilizzata che riempe lo spazio dell’artwork, due come le parentesi che seguono il titolo, dichiarato simbolo di un abbraccio intimo, chiuso e protettivo. Pisano di nascita ma ginevrino di stanza, Andrea Carboni presenta Due [] , dodici tracce dal cantato in italiano che fuoriescono dalla prolifera penna dell’autore. Nella mezz’ora abbondante dell’album ci si trova travolti da un reale fiume di parole, un folto di testo avaro di pause e di respiri. Che siano trasposizioni di discorsi frammentati, riflessioni sparse, battute ora concilianti ora furibonde, Due [] mette in scena uno stream of consciuosness che va a discapito della forma canzone. Sotto questo aspetto, Due [] si presenta più come un reading con l’aggiunta di accompagnamento sonoro più che una miscela di testo e musica, e ciò nonostante la partecipazione di musicisti quali Rodrigo D’Erasmo, Flavio Andreani, Enrico Gabrielli.  Negli spiragli in cui il testo si tace a favore degli strumenti, Andrea Carboni si dimostra un ottimo polistrumentista, abile nel disegnare trame musicali d’effetto, come nella strumentale Rango o nella soffice (Magari). Risultano meno efficaci e certamente più impegnativi all’ascolto, le mitragliate testuali quali Mille e La Migliore che ci Sia. Se con Due [] l’intento di Carboni è quello di mettere in evidenza le contraddizioni di contenuto (amore, comunicabilità, rapporti umani, scontri e rivoluzioni) fino a farle tracimare nella forma, non si può dire che tale scopo non sia stato raggiunto. Tuttavia, resta il dubbio o il sospetto che Due [] sia un album se non confuso di certo spaesato, senza bussola ma catalizzato dagli orientami che altri hanno mostrato e perseguito con più efficacia.

Giulia Bertuzzi
Giulia vede la luce (al neon) tra le corsie dell'ospedale di Brescia. Studia in città nebbiose, cambia case, letti e comuni. Si laurea, diventa giornalista pubblicista. Da sempre macina chilometri per i concerti e guadagna spesso la prima fila.
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