Gli Amanti – Gli Amanti (Autoprodotto, 2012)

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Le canzoni non parlano più d’amore, a meno di non scivolare nel patinato mondo delle frasi fatte, quelle stampate su formato A4, inghirlandate da lustrini, quelle frasi ricche di ovvietà, di paragoni tendenti al più infinito, quelle colanti melassa da ogni virgola e da ogni punto, quelle così asessuate da essere declinate sempre in terza persona. Fortuna, e bravura, vogliono che questa diabolica mistura non si applichi a Gli Amanti, omonima pubblicazione della band in questione. Galeotto fu Milano, che nel 2011 fece incontrare i pugliesi  Domi Tinelli e Piero D’Aprile col sardo Fabio Sanna. Tre musicisti dai percorsi musicali eterogenei, dal rock, al blues, fino al jazz. Predilezioni di diverso stampo che trovano nel succinto EP la perfetta amalgama, un incontro alchemico dai composti perfettamente bilanciati. Se parlare d’amore è difficile, a volte impossibile, cantarlo senza pretesa, senza ricorrere a discorsi così astrusi da divenire posticci, è fra le più grandi sfide per chi compone testi. Gli Amanti riescono con una certa disinvoltura a mettere sul pentagramma i pensieri di tutti i giorni, incorniciando il tutto con melodie suggestive e orecchiabili. Un cantautorato da Lambretta e passeggiate senza meta, sobrio, scorrevole e con la capacità di rendere vivide le immagini invocate nei testi, quasi a realizzare dei personali e istantanei Super 8. Lo si capisce fin da La Differenza di apertura dell’EP da cui è stato tratto l’omonimo videoclip la cui regia è stata curata dallo stesso Fabio Sanna. Con Bonjour ci si sposta volontariamente verso atmosfere parigine, condotti dalle note ventilate della diamonica e pizzicati dai solfeggi del piano. Più veloce è La Primaveragattanera, le note del banjo regalano al pezzo tonalità calde e ritmate. Richiami sonori che affondano in una tradizione più datata rispetto quella, contemporanea, cui sono stati paragonati (Dente, Brunori Sas,  Artemoltobuffa), che in alcuni passaggi portano alle mente un universo più affine a quello di Don Backy e Alberto Fortis. Chiude il lavoro Camper 42, aperta l’attesa per il seguito di questo garbato esordio.