lunedì, Settembre 28, 2020

Gurubanana – Karmasoda (Shyrec, 2011)

Il filo rosso che unisce il pop psichedelico britannico dagli anni Ottanta a oggi, passando per i Novanta (pronti per essere oggetto di revival selvaggio?), è alla base del secondo album dei Gurubanana, che tornano a distanza di due anni e mezzo dalla loro prova precedente.
Giovanni Ferrario (n.d.r. : da questa parte la recensione del suo, bellissimo, Headquarter Delirium) e Andrea Fusari, i due titolari del progetto, coadiuvati da una serie di musicisti, in particolare il batterista Beppe Mondini (presente in buona parte delle tracce), in questo Karmasoda ci regalano nove canzoni di ottima fattura, rievocando di volta in volta melodie kinksiane, perfette chitarre Xtc e i colpi di genio, simili a quelli di un Mark E. Smith ad esempio, capaci di mescolare generi ed intuizioni con ironia e garbo.
Il collage che ne risulta è dunque vario, all’interno però di un discorso ben definito, con punti di partenza e di arrivo chiari e comprensibili. Non sorprendono dunque i passaggi durante l’ascolto dalle suggestioni post-punk, con un tocco di elettronica, di Enter Any Question al power-pop nervoso di Liza Show; dal connubio tra chitarre angolari Gang Of Four e synth depechiani di Rifles alla melodia che esplode improvvisa di Unscheduled; dai ritmi in levare a tratti poppeggianti (alla English Beat) a tratti dub della title-track al pop da manuale di Talking On Numbers, il pezzo migliore del disco, avvolgente, caldo ed emozionante; e ancora, dallo scontro tra i Clash dubbati e una melodia Manic Street Preachers di Monochrome Elvis (con ottimi interventi alla voce di Micaela Belotti) ai ritmi lenti, con echi dei primi Simple Minds, di South Of Haparanda e alla sarabanda punkeggiante della conclusiva B.J. Core, che degrada verso un finto finale noise per poi ripartire con una coda di poche note di synth e guaiti di cani.
Tutto nel nome della qualità e dell’intelligenza, rendendo tributo ma al tempo stesso rivitalizzando e riattualizzando con estrema cura suoni che hanno ispirato, più o meno direttamente, buona parte della moderna scena alternative, una cosa facile da aspettarsi da un progetto che vede coinvolto Giovanni Ferrario e che riesce al meglio, senza sbavature né cali di tensione.

Fabio Pozzi
Fabio Pozzi
Fabio Pozzi, classe 1984, sopravvive alla Brianza velenosa rifugiandosi nella musica. Già che c'è inizia pure a scrivere di concerti e dischi, dapprima in solitaria nella blogosfera, poi approdando a Indie-Eye e su un paio di altri siti.

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