lunedì, Dicembre 5, 2022

Low, live @ Shambala, Milano, 25 febbraio 2013

I Low sono passati da Milano per uno showcase radiofonic; il live report

A maggio i Low arriveranno in formazione completa, al Teatro Antoniano di Bologna, per presentare ufficialmente al pubblico italiano il loro nuovo album The Invisible Way, di cui abbiamo parlato approfonditamente qui  su indie-eye con questo speciale retrospettivo dedicato all’ultimo album della band di Duluth e a quelli appena precedenti. Nel frattempo Alan Sparhawk e Mimi Parker, che dei Low costituiscono l’ossatura, il 25 febbraio sono passati da Milano, allo Shambala per la precisione, per una data speciale organizzata per la trasmissione radiofonica del critico Ezio Guaitamacchi trasmessa su Radio Lifegate.
Non un concerto vero e proprio quindi, ma una specie di showcase per pochi intimi, in un’atmosfera raccolta e silenziosa, perfetta per godere appieno della musica proposta dai due coniugi del Minnesota, per l’occasione in veste assolutamente minimale, con la sola chitarra di Alan ad accompagnare i loro armoniosi duetti vocali. I brani eseguiti sono stati una decina, quasi tutti, com’era lecito aspettarsi, estratti proprio da The Invisible Way.
La cosa migliore sarebbe stata ascoltare i brani uno dietro l’altro, perché sulla lunga distanza la magia creata dei Low aumenta ed aumenta fino a creare attimi di sospensione memorabili, ma il format radiofonico ha purtroppo avuto il sopravvento, obbligando il duo a fermarsi ogni due canzoni per rispondere ad una serie di domande di Guaitamacchi, non sempre particolarmente interessanti per di più.
Nonostante ciò, Alan e Mimi hanno dimostrato ancora una volta il loro lignaggio da fuoriclasse, proponendo le nuove canzoni in modo abbastanza differente rispetto all’album, dove il piano ha spesso un ruolo importante (forse per questo la mancanza in scaletta di Just Make It Stop e To Our Knees, i due pezzi dove è totalmente al centro dello sviluppo). A partire da Plastic Cup fino alla chiusura con Mother l’interazione vocale tra i due coniugi è stata eccezionale, accompagnata perfettamente dalla chitarra a tratti nervosa ma più spesso distesa di Alan, in grado di guidare le canzoni portandole dal folk verso mondi sonori differenti ed affascinanti. La palma dei migliori brani va probabilmente a So Blue e a Clarence White, la prima impreziosita da una prestazione fenomenale di Mimi, la seconda dal tocco per una volta più rock di Alan.
Un ottimo show quindi, non inficiato dalle interruzioni, e un’altra prova della bontà del nuovo album. Ora non resta che aspettare maggio per la “full version”.

Fabio Pozzi
Fabio Pozzi
Fabio Pozzi, classe 1984, sopravvive alla Brianza velenosa rifugiandosi nella musica. Già che c'è inizia pure a scrivere di concerti e dischi, dapprima in solitaria nella blogosfera, poi approdando a Indie-Eye e su un paio di altri siti.

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