Rue Royale – Guide To An Escape (Sinnbus Records, 2012)

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Ruth e Brookln Dekker sono una coppia anglo-americana che da qualche anno a questa parte ha dato vita all’esperienza musicale dei Rue Royale. Sempre rigorosamente in due fanno dischi e girano il mondo per portare ovunque la loro musica, partendo dal basso, dalla semplicità delle piccole cose fatte in casa e anche da quella delle canzoni.
Guide To An Escape è il loro secondo full length dopo una serie di piccole uscite (tra cui merita segnalazione in particolare il Christmas EP del 2009) ed arriva in Italia a più di un anno dalla sua uscita in terra albionica, ad anticipare un lungo tour di tre settimane che li vedrà girare su e giù per la penisola a dicembre.
Semplicità, dicevamo, è ciò che caratterizza i brani dei Rue Royale. Semplicità che però è ben lontana dalla faciloneria che ammorba molte produzioni odierne. I due musicisti riescono infatti a costruire trame avvolgenti ed in grado di colpire ed emozionare partendo da pochi elementi ben chiari: una scrittura folk limpida e dai richiami classici con uno sguardo al pop e alla melodia, l’incrocio delle voci utilizzato nei giusti momenti, pochissimi orpelli produttivi (giusto qualche gentile inserto elettronico in chiave ritmica), nel solco di quanto fatto per esempio da José Gonzalez o dai Kings Of Convenience negli ultimi anni. Chitarre, voci e belle (nel senso più alto del termine) canzoni, tutto qui.
Più o meno tutti i brani restano così su ottimi livelli qualitativi, passando dal pathos degno dei migliori Damien Rice e Lisa Hannigan della title-track alle tessiture più elaborate e ombrose di Halfway Blind, dalle solari screziature folk-pop di Flightline al mood più bluesy di Knocked Back To The Start fino al crescendo delicato ma deciso di Foreign Night. La sensazione che accompagna l’ascolto di tutte queste perle è un misto di pace e meraviglia, un’isola cui rifugiarsi per fuggire dalle brutture del mondo là fuori. A volte basta poco, i Rue Royale l’hanno capito. E noi ringraziamo.

Fabio Pozzi
Fabio Pozzi
Fabio Pozzi, classe 1984, sopravvive alla Brianza velenosa rifugiandosi nella musica. Già che c'è inizia pure a scrivere di concerti e dischi, dapprima in solitaria nella blogosfera, poi approdando a Indie-Eye e su un paio di altri siti.

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