sabato, Giugno 15, 2024

…a toys orchestra, la foto Intervista @ indie-eye.it

Anche per la velocità con cui passano che non lascia di fatto il tempo perché siano metabolizzate criticamente.

Enzo: È proprio questa velocità che ci sta creando confusione; prima ascoltare un disco presupponeva una serie di comportamenti. Posso parlarti dell’esperienza del mio vissuto, di quando ero ragazzino e non sono nemmeno così vecchio da parlare da nostalgico. Per me significava andare a comprare Il Mucchio, il che, per me che venivo dalla provincia, voleva dire fare 40 minuti di treno, andare a Salerno per comprare Il Mucchio, leggere le recensioni, vedere quale disco mi intrigava, aspettare che uscisse, andare al negozio, ascoltarlo con le cuffie nel negozio, andare a casa di corsa, mangiarmelo e poi non vedere l’ora che ci fosse un concerto. Oggi, è tutto diverso. Oggi prima che esce il disco tu lo hai sul computer, e se hai un po’ di tempo magari puoi andare a vedertelo dal vivo. Prima era un legame più fisico, un rapporto più fisico con la musica.

Più che dedicare del tempo all’ascolto si tende ad incastrarla nei momenti vuoti o scarichi della giornata.

Ilaria: Diciamo che il rapporto con la musica era più fisico, nel senso che quando ascoltavi musica, ascoltavi musica e basta, adesso la senti e la puoi mischiare con tante altre cose. Spesso cammini per strada e vedi persone che ascoltano la musica distrattamente, per esempio in autobus con gli auricolari. Per me che vengo da un’adolescenza fatta in un’altra epoca, questa cosa non sarebbe stata possibile; se io ascoltavo il disco, lo facevo con il libretto in mano, guardando le foto, leggendo i testi. Se andavo in autobus, sentivo il rumore dell’autobus, dell’umanità, del mercato, della manifestazione; erano due cose distinte e separate. Adesso, questo modo di fruire la musica velocemente diventa anche molto superficiale.

Enzo: Ha un ciclo vitale più corto, tant’è che forse è il live a rimanere l’unico veicolo per avere un rapporto umano col pubblico.

Ilaria: Però il pubblico dei live, non è quello dei Toys o degli Zen Circus, è il pubblico che segue i live; quello che ieri era il pubblico che ascoltava i dischi, oggi è diventato il pubblico dei live che cerca in questo modo un rapporto più “fisico”.

Enzo: Questa velocità ha un po’ raffreddato l’aspetto emotivo e anche il live è diventato un esercizio di stile per chi lo fa meglio.

Ilaria: È diventato il modus vivendi dell’artista oggi. Evidentemente l’ascoltatore avverte la freddezza del supporto.

 

Giulia Bertuzzi
Giulia Bertuzzi
Giulia vede la luce (al neon) tra le corsie dell'ospedale di Brescia. Studia in città nebbiose, cambia case, letti e comuni. Si laurea, diventa giornalista pubblicista. Da sempre macina chilometri per i concerti e guadagna spesso la prima fila.

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