giovedì, Agosto 18, 2022

Anna Aaron: l’intervista @ indie-eye.it – Europavox – Clermont-Ferrand 25 Maggio 2012

Elijah’s Chant, che apre il tuo disco, dal vivo è davvero stupenda, complimenti.

Grazie.

Che battaglia cerchi di descrivere in quella canzone?

È un poema che ho scritto quando avevo diciassette anni. Vedo sempre la canzone come il momento del concerto in cui cerco di riunire tutte le persone nella sala. È difficile descrivere di cosa parli parola per parola, ma in generale cerca di esprimere un sentimento, uno spirito di comunione: stare insieme, percepire lo stesso ritmo, mettersi in comunicazione tutti insieme con un qualcosa. Cerco di raggiungere uno stato di trance con quella canzone, di assorbire l’energia di tutte le persone che mi circondano, di dare loro la mia energia in cambio e vedere cosa possiamo fare all’unisono.

Parlando di trance e rituali collettivi, Elijah’s Chant mi ricorda molto, e non solo a me, qualcosa di The Dreaming di Kate Bush. So che hai fatto una cover di Running Up That Hill

Adoro Kate Bush. Adoro Hounds of Love in particolare, ma ti dirò, è una scoperta recente, risale a dopo le registrazioni di Dogs In Spirit. La conoscevo anche prima, ovviamente, ma non l’avevo mai capita sul serio, mi sembrava troppo strana. E poi improvvisamente ha iniziato a parlarmi. Ammiro così tanto il suo coraggio, la sua consapevolezza, il suo andare esattamente dove vuole con la sua espressività, con la danza, con i suoi costumi eccentrici. Ed è così ampio il suo raggio d’azione. Non conosce praticamente limiti. Il suo lavoro mi dà molta forza, molto coraggio, ma anche molto conforto.

Ti è piaciuto il suo ultimo disco 50 Words for Snow?

Non l’ho ancora ascoltato! Ho molta paura…

E come non averne! I cani di Kate erano “segugi d’amore”, i tuoi, ho letto da qualche parte, sono un simbolo di debolezza. Ci puoi spiegare in che modo?

Di certo al cane sono associate immagini positive, di fedeltà ad esempio. Ma nella lingua inglese e tedesca ci sono tantissime espressioni che impiegano il cane come simbolo di bassezza, povertà. “Mi hanno trattato come un cane” oppure “ essere cani di strada” per indicare chi di base non ha più nulla. Mi interessava dunque il cane nelle sue sfaccettature di significato: il cane è sì fedele per esempio, ma può essere associato a qualcuno che non ha una propria capacità di decidere, un subalterno.

E chi è dunque il “re dei cani” [King of The Dogs è un pezzo del disco]?

Il titolo gioca proprio sulla contrapposizione delle due immagini e parla del denaro, di come ci dia l’illusione di essere potenti. Il denaro è qualcosa che creiamo, che investiamo di significati spesso falsi: ce lo dipingiamo come una superficie stabile, sicura, ma in realtà è sottoposta al costante pericolo di cadere a pezzi. Per me dunque, quando ci si crede dei re solo in virtù dei propri soldi, in realtà si finisce per essere solo i re dei cani.

Nei live e nelle tue immagini promozionali hai sempre il volto “impiastricciato”. C’è qualcosa di rituale nelle tue scelte visive?

Di certo. Mentre scrivevo il disco mi sono concentrata molto sulla forma rituale. Per me è fondamentale integrare l’aspetto musicale con quello visivo e fisico. Una mia ossessione è che ci sia sempre il corpo in quello che faccio. Ho assorbito molto dalle mie letture su alcune comunità tribali che impiegano non solo la pittura del corpo, ma anche tatuaggi e cicatrici. Questo sicuramente mi ha influenzato e credo quelle due strisce nere sulle gote che ormai impiego sempre dal vivo siano il lascito ultimo di quei miei studi.

Quali sono i tuoi piani per il futuro prossimo?

Vorrei tanto incidere un nuovo disco, sto lavorando a un sacco di canzoni nuove. Inoltre saremo in tour in Germania il prossimo autunno.

E in Italia?

Ah, lo spero tanto!

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Anna Aaron in rete

Anna aaron, il video di Sea Monsters diretto da Germinal Roaux

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Giuseppe Zevolli
Giuseppe Zevolli
Nato a Bergamo, Giuseppe si trasferisce a Roma, dove inizia a scrivere di musica per Indie-Eye. Vive a Londra dove si divide tra giornalismo ed accademia.

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