Indie-eye – VIDEOCLIP – Testata Giornalistica di Musica & Immagini

Nuovo album per gli Hundreds, Aftermath trasforma l'elettronica del duo tedesco in un oggetto più complesso ed emotivo dall'incedere innodico 

Di

Dietro la sigla Hundreds operano Eva e Philip Milner, fratello e sorella originari di Amburgo e stanziati a Berlino, con Aftermath al loro secondo lavoro dopo un bel debutto di quattro anni fa su Sinnbus.
Circus, il primo singolo estratto, ci aveva sorpreso molto, per una propensione più calda e orchestrale e di minor impatto elettronico rispetto al suono più tipico del duo. L’album conferma certamente le prime impressioni, ma offrendoci in verità un quadro molto più ricco, che in un certo senso mette insieme le due anime degli Hundreds entro i confini di un territorio ibrido, tra soundscapes elettronici e strumenti acustici. Aftermath sembra strutturato per far emergere tutte le caratteristiche narrative della voce di Eva e per aprirsi ad una dimensione maggiormente corale, tra pop, world music ed un minaccioso sfondo inorganico che non viene mai meno.
Pur non mancando il groove di un’elettronica ballabile, questa viene trasformata e defunzionalizzata fino ad occupare lo spazio narrativo di un certo minimalismo cinematico, è il caso della title track, dove i synth di Philip si spalancano a poco a poco su un crescendo di fiati full range, cosi come gli archi di Ten Headed Beast, o il Piano di Separate the sea, che fa da interludio all’esplosione della successiva Our Past, o ancora Foam Born che abbandonando quasi completamente la forma sintetica, si fa trainare solamente dal timbro di un piano verticale e dalla voce di Eva, in un’assimilazione coinvolgente della lezione di Dustin O’Halloran, tra pop e ambient.
Fa da spartiacque l’incedere industrial di Rabbits on The Roof, forse il brano maggiormente legato al passato degli Hundreds, ma arricchito da una forza drammatica che trova nuovo dinamismo tra l’alternanza di pieni e vuoti; tutta la seconda parte dell’album sembra far tesoro di questa magniloquenza ritmica, spostando la tendenza innodica, presente in quasi tutti i brani,  in uno spazio più oscuro e tribale (Beehive, Please Rewind) che ad un generale senso di perdita, aggiunge una contemplazione della natura anche nella sua forma più terrifica.
Aftermath è disseminato di samples, residui di una dance music che lascia per strada il propellente ludico, interferenze e relitti di un ordito tecnologico che si innesta sui principi del pop più liquido e cristallino; in fondo il superamento della maniera “glitch” verso un oggetto più complesso ed emotivo.

Aftermath è uscito in Germania a metà marzo 2014, l’uscita dell’edizione Europea è fissata per fine maggio 2014, a cui seguiranno le release Americana e Giapponese. Distribuito in tre versioni, Vinile, CD e CD Deluxe, nell’ultima delle tre include una serie di Remix; una cover di Guide to an Escape dei Rue Royale, trasformata in un ibrido tra elettronica e folk corale; versioni alternative e acustiche di alcune tracce contenute in Aftermath e infine un paio di outtake.

Hundreds
Aftermath

Sinnbus, 2014 | pop | folk | elettronica
TRACKLIST:

Aftermath | Circus | Ten Headed Beast | Separate the sea | Our Past | Foam Born | interplanetary | Rabbits on the roof | Down my spine | Beehive | Please rewind | stones

 

Michele Faggi

Michele Faggi

Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.