Marcos Valle – Estática (Far Out Recordings, 2010)

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Ritorno in grande stile per il più gringo e cosmopolita fra i compositori brasiliani. Nell’arco dell’ultimo decennio l’etichetta londinese Far Out ha contribuito alla rinascita artistica di Marcos Valle, riportato in attività dopo un silenzio discografico che durava dalla metà degli anni ’80. Riscoperto e campionato da una nuova generazione di artisti, il leone biondo di Rio de Janeiro ha dimostrato di saper flirtare con le sonorità elettroniche di inizio millennio pur rimanendo fedele alle proprie radici. Con Estática il nostro ritorna ad una bossa nova più classicamente carioca, a tratti orchestrale e jazzata com’è nel suo stile; una miscela musicale dominata dai suoni vellutati del pianoforte e degli archi. Se la traccia iniziale Vamos Sambar – sospesa nella sua magniloquenza orchestrale – costituisce un paradigma di tale procedere per suggestioni quasi cinematografiche, l’ironia di Prefixo trasporta invece scherzi semantici degni di un Gainsbourg, o dei Talking Heads periodo Elephant Talk, in un contesto sonoro tipicamente brasiliano. Vero e proprio omaggio alla tradizione sembra essere il duetto Papo de Maluco, quasi una riproposizione a velocità supersonica della celeberrima Águas de Março, mentre lo scat nervoso e le percussioni selvagge di Arranca Toco lasciano emergere l’anima più profondamente ritmica del compositore. Nella stessa traccia fanno capolino per la prima volta quegli interventi di synth che, in più di un’occasione, andranno a sporcare la liquida morbidezza dell’album, calando molti brani in un contesto acido e psichedelico. I brevi scherzi 1995/1985/1975 sono acquerelli che vanno ad ornare una seconda facciata più propensa ad affondi black, coerentemente alla passione che Valle ha sempre dimostrato verso le sonorità nordamericane. La lunga cavalcata strumentale della title-track rievoca atmosfere jazz-fusion degne dei Weather Report, mentre in Eu Vou e specialmente in Esphera si fa largo un suono funk sinuoso e profondamente soul. Gli anni ’00 sembrano aver offerto ai veterani della scena brasiliana – si vedano al riguardo anche le ultime prove di Caetano Veloso, Gilberto Gil o Tom Zé – l’occasione per vivere una seconda giovinezza artistica. Come il buon vino, stanno invecchiando estremamente bene. E noi ce li gustiamo.

Marcos Valle su myspace

Federico Fragasso
Federico Fragasso
Federico Fragasso è non-musicista, ascoltatore, spettatore, stratega obliquo, esegeta del rumore bianco

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