mercoledì, Settembre 30, 2020

Speciale CCCP: Socialismo e Barbarie (3/4)

(…3/4) la prima e la seconda parte dello speciale dedicato ai CCCP puoi leggerle da questa parte e da questa parte.

I CCCP sono ormai un fenomeno di culto della musica italiana. L’attenzione mostrata dalla stampa musicale e non frutta a Ferretti e Zamboni un inatteso contratto con la multinazionale Virgin, alienando loro quella frangia di pubblico che non vede di buon occhio il passaggio ad una major. Nel frattempo se ne è andato il bassista Umberto Negri, prima vittima delle continue tensioni che lacerano la band. Per sostituirlo i CCCP si rivolgono ad Ignazio Orlando, loro tecnico del suono all’epoca di Affinità/Divergenze etc. Entra in organico anche un secondo chitarrista, Carlo Chiapparini. Nel 1987, con una line-up rinnovata e un cospicuo budget finanziario a disposizione, il gruppo dà alle stampe Socialismo e Barbarie. La struttura sonora dell’album può essere considerata abbastanza simile alla precedente ma si avvertono chiaramente le capacità tecniche e la competenza musicale di Orlando, che oltre al basso suona le tastiere, programma le batterie elettroniche e cura gli arrangiamenti. “L’idea del titolo nasceva dal fatto che visibilmente, di fronte ai nostri occhi, stava finendo il comunismo, e questo significava che ci stavamo perdendo 200 anni di vita…decenni di sforzi e di lotte per inventare un mondo migliore ridotti in polvere…si prendeva gioco del dilemma “socialismo o barbarie”, per cui o si era socialisti o si ricadeva nella barbarie, mentre la nostra percezione era che il socialismo facesse parte della barbarie e che noi indubbiamente fossimo barbari”.
Una ritmica solenne scandisce il tempo di A Ja Ljublju SSSR, mentre la chitarra di Zamboni ricalca la melodia dell’Inno Nazionale Sovietico. Si celebrano i settanta anni di sacrifici del popolo russo, la gloria di una nazione transitata dal feudalesimo all’età industriale per pura forza di volontà, perché “non tutti possono, allungando le braccia, afferrare la sorte e schiaffeggiarle la faccia”. Sembra quasi di percepire il cigolio delle catene di montaggio e il calore muscolare degli operai mentre Ferretti ripete “onoro il braccio che muove il telaio, onoro la forza che muove l’acciaio”.
I tre frammenti di rock furioso che seguono riflettono invece l’anima più scanzonatamente punkettona del gruppo. “Conforme a chi? conforme a cosa? conforme a quale strana posa?” si domanda Ferretti su Per Me lo So, prendendo le distanze dal ruolo di duro e puro che i suoi ammiratori vorrebbero affibbiargli. Tu Menti si prende gioco proprio di un personaggio del genere, un “alternativo” che predica integrità ma finisce per risultare poco credibile: “…ti sei preso in giro, ti sei rovinato…non fai niente di male, niente di ciò che credi, non sai quello che vuoi, non riuscirai ad averlo…eri così carino, pigro di testa e ben vestito”. Rozzemilia (titolo ironico che richiama Rossemilia) è un’ennesima escursione nell’Emilia Paranoica, quella “provincia di due imperi” fatta di “nebbia, calce, copertoni bruciati, cataste di maiali sacrificati” dove “tutti sono onesti, tutti sono pari, tutti hanno le palle”. Il sentimento ambivalente di amore/odio verso la propria terra è ben evidenziato dall’esplosivo ritornello “dammi una mano ad incendiare il piano padano, dammi una mano a consolare il piano padano”. Con Stati di Agitazione entriamo in un territorio da incubo, dove la ritmica accelera o rallenta senza soluzioni di continuità, la chitarra di Zamboni sembra quasi urlare, mentre le parole di Ferretti dipingono con toni suggestivi una crisi d’ansia: “stati di agitazione, nel corpo, nella testa, mi si accelera il fiato, occhi infossati, lucidi, noie con il respiro…eppure sono vivo!!!”. Dopo l’Inferno la redenzione ed ecco che il pezzo sfocia progressivamente in Libera Me Domine, una preghiera in latino dove l’unico supporto strumentale è costituito da un organo chiesastico.
I Soviet più l’elettricità non fanno il Comunismo, anche se è un dato di fatto che a Satlingrado non passano” sentenzia Ferretti sull’introduzione di Manifesto, altro pezzo cupo e solenne dove il fallimento del comunismo viene ben riassunto dalla frase “non si svende, non si svende neanche se non funziona”. Eppure non si può che guardare con ammirazione all’eroica volontà di “osare l’impossibile, osare perdere” in un mondo dove “grande è la confusione, sopra e sotto il cielo”.
Da qui in poi si apre la sezione dell’album che maggiormente risente di influssi etnici e popolari. Hong Kong celebra su una base di percussioni metalliche la dichiarazione congiunta sino-britannica, con cui veniva reso effettivo il passaggio della ex-colonia inglese alla Cina comunista. Sura è un lungo ed ipnotico strumentale sostenuto dal potente basso dub di Orlando, a cui si appoggiano gli arabeschi di Zamboni. Radio Kabul mantiene le stesse coordinate stilistiche ma ha una cadenza ancora più ossessiva. Il testo inneggia alla radio filo-russa che trasmetteva propaganda sovietica durante l’invasione dell’Afghanistan: “…tassisti, nomadi, cammellieri, autisti, ascoltano la radio e sanno che tempo fa…in principio era il verbo, in principio era Pravda: Parola-Verità!!!”. Inch’Allah – Ça Va incrocia tango e chanson francese (“on va chercher la femme, on va trouver l’ amour”), prendendosi gioco di entrambe le tradizioni. Un brioso liscio romagnolo è la griglia musicale su cui viene narrata la vicenda umana di Oh! Battagliero: un “aspirante guerrigliero” dallo “sguardo ardito e fiero” finisce per essere penosamente integrato nel sistema (“un concorso al ministero segna la maturità”). A passo di valzer si consuma invece l’Eterno Ritorno di Guerra e Pace, in cui si osserva cupamente che “un ciclo siamo macellati, un ciclo siamo macellai, un ciclo riempiamo gli arsenali, un ciclo i granai”:
Socialismo e Barbarie fotografa i CCCP Fedeli alla Linea in stato di grazia, amalgamando l’approccio urgente della scrittura con una certa raffinatezza di arrangiamento e produzione. L’operazione riesce ad avere un esito positivo perchè le ingerenze di Orlando nel territorio musicale di Zamboni e Ferretti sono ancora limitate, al contrario di quanto avverrà nell’album successivo. (3/4 – Continua…)

Federico Fragasso
Federico Fragasso
Federico Fragasso è giornalista free-lance, non-musicista, ascoltatore, spettatore, stratega obliquo, esegeta del rumore bianco

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