Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

La Skype call di gruppo nelle mani dei So Beast diventa pastiche postmoderno, oggetto net-dadaista psicotropo, oppure, come lo chiamano loro, "Glitchy space". Il videoclip di "Cold Mind", selvaggio come il brano è in anteprima esclusiva su indie-eye a partire da oggi e anticipa "Superblack", nuovo EP per il duo di stanza a bologna, prodotto e distribuito da UR Suoni 

Di

Katarina Poklepovic & Michele Quadri aka So Beast. Duo di stanza a Bologna ma con una storia discografica internazionale. Il loro noise/punk/dance con accenti tribalisti esordisce nel 2016 con la californiana Time Released Sound per poi spostarsi in Europa grazie ad una cordata di etichette italiane croate, italiane e tedesche. “Superblack” è il loro nuovo EP, in uscita il prossimo 27 aprile, ed è prodotto e distribuito dalla fiorentina UR suoni, realtà tra le più promettenti del panorama nazionale.

Cold Mind” è un assaggio del nuovo lavoro ed è un ferocissimo dub futuribile, contagioso, psych e assolutamente tribale.

Per promuovere il pezzo il duo ha realizzato un video sfruttando una skype call di gruppo, spezzando le catene della cattività ai tempi dell’emergenza epidemiologica.
Una tendenza che ha già preso corpo attraverso alcuni esperimenti di cui abbiamo parlato (per esempio, nel contesto mainstream con il video di Ghali), ma che i So Beast declinano con la furiosa creatività del pastiche postmoderno. Il risultato è quello di un net-dadaismo psicotropo che loro stessi definiscono “Glitchy space”.

Iperspazio espanso che cerca di toccarci anche se confinato nelle finestre della dimensione virtuale. Il risultato è a tratti sorprendente, con queste figure lontanevicine, talvolta scatenate nel gioco della danza isolata, altre volte sospese come in assenza di gravità.

La procedura di realizzazione è stata molto semplice – ci hanno detto i So Beast – abbiamo incontrato una decina di amici su Skype group video call, tutti istruiti precedentemente, con il testo del brano e una serie di costumografie/coreografie casalinghe. Noi mandavamo in diretta la canzone per combinare le diverse schermate delle persone in chiamata. La schermata veniva registrata in tempo reale attraverso VLC screenshot video. Sono stati fatti soltanto due take, tutto molto free natural lasciando inalterati i difetti di video call e latenza digitale pura. Le persone che hanno partecipato alla realizzazione sono amici/artisti/musicisti: Alma Strkljevic, Fra Zedde, Hana&Roza Letica, Holly Heuser, Joseph Maaß, Mara Prpic, Phillip Theurer, Tina Spahija, Traashboo, Zooey Argo

Per saperne di più abbiamo intervistato i So Beast, nel frattempo, buona visione, o meglio, buon viaggio

So Beast – Cold Mind – video ufficiale Dir: So Beast

Come avete ricreato questo glitchy space virtuale, e soprattutto, cosa intendete per glitchy space?

Glitchy space è lo spazio virtuale creato dalla call skype collettiva, in cui le diverse qualità di webcam, connessioni internet e latenza hanno avuto un ruolo fondamentale nel creare l’estetica del video

Ecco, a questo proposito avete coinvolto in una conference call simultanea diverse città: Bologna, Split, Rjieka, Milano, Berlino e Leipzig. Potete raccontarci in che modo?

Le persone che abbiamo contattato sono nostri carissimi amici, non abbiamo pensato alle diverse città di provenienza, ma alle persone che avrebbero partecipato al progetto con piacere ed entusiasmo, sapendo di poter contare sul loro contributo creativo spontaneo. Oltre a questo, si tratta di città in cui abbiamo suonato più volte e a cui siamo molto legati per vari motivi.

Nel video sono stati integrati anche altri footage?

A parte l’intro con il logo ed il titolo alla fine, nella prima parte del pezzo abbiamo aggiunto solo il playback di Katarina registrato in selfie con lo smartphone, lo abbiamo fatto per separare l’atmosfera narrativa dell’incipit da tutto il resto della canzone, che è molto più movimentato e dove anche la performance video si scatena maggiormente

Il risultato mi sembra si combini molto bene con gli aspetti più dub della vostra musica, proprio nel raffigurare il rilascio tipico del genere, tempo e spazi sospesi, che ne pensate?

É una riflessione interessante. Forse dinamica, movimento e frame rate di una ripresa come questa sono molto psichedeliche e restituiscono effetti audio-visivi particolari che riflettono queste caratteristiche della musica dub a cui ti riferivi. Forse c’entra anche il fatto che Katarina in tempo reale gestiva le diverse schermate alternando i riquadri da remoto a seconda della dinamica del pezzo….

L’emergenza epidemiologica ha di fatto costretto ai domiciliari concerti, eventi, creatività condivisa, spingendo tutto quello che era possibile fare nello spazio della rete. Secondo voi è una resa o una resistenza, rispetto ad una narrazione abbastanza omologata?

Parlando a livello personale questa situazione ci porta a sperimentare soluzioni che non abbiamo mai preso più di tanto in considerazione, come per esempio esibirci in diretta streaming o anche realizzare un video come questo. Portiamo avanti il progetto anche se dovremo rinunciare al tour e lanciare il release party del disco via streaming. Sicuramente non viviamo tutto ciò come una resa. Durante il lockdown abbiamo potuto concentrarci maggiormente sulla produzione in studio, sulla promozione, grafica, sulle collaborazioni a distanza, insomma tutto quello a cui non riuscivamo a dedicare così tanto tempo per gli impegni live e i numerosi spostamenti. Il discorso apre anche altre complessità: mentre noi musicisti suoniamo gratis via streaming, le piattaforme social più diffuse hanno al contrario molte occasioni di guadagno in questo momento in cui migliaia di persone sono chiuse in casa. Vorrei segnalare a questo proposito Stereodon, nuovo spazio virtuale dedicato alla musica underground e nato come filiazione di Mastodon, la piattaforma open source. Il social è gestito da un’assemblea aperta di volontari, senza pubblicità e nel rispetto della privacy e dei dati degli utenti.

Il video che avreste dovuto realizzare che forma avrebbe avuto?

Avremmo voluto girarlo in alcune case di amici che avrebbero partecipato con noi, per poi montare le varie riprese come veri e propri salti spazio temporali al ritmo della struttura musicale. La chiave dello spostamento sarebbe stata accendere e spegnere la luce. Spegni la luce in una stanza e quando la riaccendi sei in un altro posto. Molto easy, l’avremmo fatto con la nostra amica videomaker Mara Prpic con cui abbiamo già collaborato e che appare anche in questo video con la maschera anti-gas in spiaggia.

Lo realizzerete quando tutto sarà finito?

Forse è un’idea che un giorno potremmo riutilizzare, ma il video era pensato per questo pezzo e ormai è stato realizzato in questo modo.

Come siete intervenuti sul live streaming registrato da skype in termini di post-produzione?

Abbiamo cercato di mantenere il più possibile la take completa senza tagli, aggiungendo qualche zoom ritmico e effetti molto raw e trash, per esaltare la caratteristica spontanea e informale del video. Bisogna aggiungere che non siamo pratici nel video making, soprattutto per quanto riguarda il montaggio, conosciamo solo gli aspetti e le tecniche basilari dei programmi di produzione video. Per il video ci siamo serviti di Blender.

 

Michele Faggi

Michele Faggi

Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.