giovedì, Maggio 30, 2024

Disco Boy di Giacomo Abbruzzese: recensione, Berlinale 73 – Concorso

Disco Boy, il nuovo film di Giacomo Abbruzzese presentato in concorso alla Berlinale 73, ha vinto il premio per il miglior contributo artistico e per la fotografia di Hélène Louvart. Opera collettiva nel senso dei talenti e della maestranze coinvolte, rimane a metà tra cinema e arti transmediali. Il film uscirà in Italia con Lucky Red, il prossimo 9 Marzo. La recensione

Nomi noti del cinema autoriale, del mondo delle arti e delle attività performative hanno contribuito al primo lungometraggio del regista e sceneggiatore Giacomo Abbruzzese: un lavoro collettivo, che tematizza in un linguaggio onirico con accenti industrial il disastro ambientale che affligge le aree del delta del Niger in prossimità dei giacimenti di petrolio, una tragedia con rilevanti ripercussioni sulle possibilità di vita degli abitanti in quelle zone.

Fin dagli anni 70 le infrastrutture petrolifere presso il delta del Niger sono afflitte da perdite di petrolio. Ciò nonostante, la Shell, multinazionale che ha il monopolio sull’estrazione in quelle aree, si è sempre rifiutata di risolvere il problema in via definitiva e contribuire significativamente a forme di risarcimento per i danni causati all’ambiente. La Shell sostiene infatti che le perdite di petrolio sarebbero causate da sabotaggi alla rete di distribuzione perpetrati durante la guerra civile in Nigeria (1967 – 1970) dalla guerriglia. Si tratta di una vicenda complessa e dolorosa, per la quale si è dovuti aspettare fino al 2010 e, in forma definitiva, al 2021 per vedere riconosciuti in sede processuale il diritto a un risarcimento per le popolazioni locali.

Giacomo Abbruzzese, regista e sceneggiatore cresciuto a Taranto, un luogo anch’esso afflitto da problemi legati all’inquinamento ambientale, con la sua sceneggiatura, mette in evidenza questo tema e lo combina con quello che si può considerare il secondo asse portante di Disco Boy: la guerra.

La guerra viene presentata allo spettatore dal punto di vista di Aleksei, un giovane illegale dell’est-Europa che vede nella legione straniera l’unica chance per ottenere il passaporto francese. Questo viene rilasciato ai legionari dopo cinque anni di servizio e attira ogni anno centinaia di ragazzi dall’est Europa.

Disco Boy si impone subito per l’ottima fotografia, firmata da Hélène Louvart, un nome ben noto nel circuito del cinema d’autore. Louvart ha contribuito a film quali Les plages d’Agnès di Agnès Varda, Pina di Wim Wenders, Le meraviglie e Lazzaro felice entrambi di Alice Rohrwacher, e il pubblico della Berlinale ha già avuto modo di assistere a un suo lavoro nel 2020 con Never Rarely Sometimes Always, premiato con l’orso d’argento per la miglior regia.

Il suo linguaggio visivo, che non teme i primissimi piani, si apre a forme di sperimentazione che consolidano l’aspetto onirico, a tratti industrial, che costituiscono la cifra stilistica del film.

L’onirismo industrial è anche dovuto alla colonna sonora di Disco Boy, composta da Pascal Arbez, meglio noto come Vitalic. L’autore dei celebrati album OK Cowboy (2005) e Flashmob (2009) crea un perfetto tappeto sonoro che ben si integra con la fotografia di Hélène Louvart.

Anche la coreografia di Qudus Onikeku non è da meno. L’artista nigeriano, già presente nel 2017 alla Biennale di Venezia nel primo padiglione dedicato alla Nigeria, è autore di movimenti di danza che, nella loro enigmaticità, svelano rituali possibili di religiosità che per noi restano distanti, aliene e per questo custodi di un mistero irrisolvibile.

In questo mistero si colloca il lavoro attoriale di Franz Rogowski, che con la sua fisicità e un attento uso della parola costituisce il fulcro del film.

Disco Boy è un film che vive soprattutto dell’apporto dei coautori coinvolti nel progetto: Hélène Louvart, Vitalic e Qudus Onikeku, oltre che della solida prestazione attoriale di Franz Rogowski. Anche se in tutto questo la voce del regista un po’ si perde, vedere il film – soprattutto per le scene riprese nella zona del delta del Niger – è un’intensa esperienza estetica. E in più fa riflettere.

Disco Boy di Giacomo Abbruzzese (Francia, Italia, Belgio, Polonia 2023 – 91 min)
Interpreti: Franz Rogowski, Morr Ndiaye, Laëtitia Ky, Leon Lučev, Matteo Olivetti
Sceneggiatura: Giacomo Abbruzzese
Fotogafia: Hélène Louvart
Montaggio: Fabrizio Federico, Ariane Boukerche, Giacomo Abbruzzese
Musica: Vitalic
Coreografie: Qudus Onikeku

Christian Del Monte
Christian Del Monte
Christian Del Monte (Matera, 1975) è scrittore e fotografo. Sue passioni: cinema, linguaggi visivi, storiografia, caos

ARTICOLI SIMILI

Voto

IN SINTESI

Disco Boy, il nuovo film di Giacomo Abbruzzese presentato in concorso alla Berlinale 73, ha vinto il premio per il miglior contributo artistico e per la fotografia di Hélène Louvart. Opera collettiva nel senso dei talenti e della maestranze coinvolte, rimane a metà tra cinema e arti transmediali. Il film uscirà in Italia con Lucky Red, il prossimo 9 Marzo. La recensione

CINEMA UCRAINO

Cinema Ucrainospot_img

INDIE-EYE SU YOUTUBE

Indie-eye Su Youtubespot_img

FESTIVAL

ECONTENT AWARD 2015

spot_img
Disco Boy, il nuovo film di Giacomo Abbruzzese presentato in concorso alla Berlinale 73, ha vinto il premio per il miglior contributo artistico e per la fotografia di Hélène Louvart. Opera collettiva nel senso dei talenti e della maestranze coinvolte, rimane a metà tra cinema e arti transmediali. Il film uscirà in Italia con Lucky Red, il prossimo 9 Marzo. La recensione Disco Boy di Giacomo Abbruzzese: recensione, Berlinale 73 - Concorso