Indie-eye – VIDEOCLIP – Testata Giornalistica di Musica & Immagini

Ben Kitnick ha 21 anni ma ha le idee chiarissime; il filmaker originario dell'Arizona ha recentemente realizzato uno dei video più originali e potenti in circolazione, "Heaven" per i Pure X. Lo abbiamo cercato e intervistato, per parlare di video musicali e documentari, di estasi, purezza e sadomasochismo, del più vecchio rapper gay Canadese e della Body art estrema di Corey Busboom 

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Ben Kitnick è un giovanissimo documentarista e videomaker statunitense. Pochi mesi fa, come una meteora irrompe in rete il suo primo video musicale girato per i “Pure X” intitolato “Heaven“. La clip,  oltre a diverse migliaia di visite, riceve un’ottima accoglienza da parte della critica americana di settore. Girato dopo una serie di documentari legati all’ambiente suburbano dell’Arizona, è una fusione poetica ed estrema tra le esigenze di un video musicale e il racconto estatico Herzoghiano. L’universo di Ben Kitnick, seppur ancora costituito da un numero ristretto di produzioni, rintraccia la bellezza nell’orrore, la purezza attraverso il dolore, la forza di esistere attraverso l’eccentricità. Sia che si tratti di Donald Roth, ovvero il più anziano rapper gay Canadese con le sue “spoken words” e i colori accesi della sua vita, sia che racconti la compulsione collezionistica di Mark Kologi, il protagonista del pluripremiato “The Photo man“, Kitnick esplora un mondo di confine con una sorprendente capacità di passare da un registro all’altro, controllando una materia che in altre mani avrebbe potuto sembrare ridicola. Anche “Heaven” rimane tra orrore e sublime, eccentricità e dolore, proprio come la morte  nelle performance circensi e popolari dei “demolition derby”, spettacoli amati anche dal giovane James Ballard. Al centro di “Heaven”, come avevamo avuto modo di raccontare, c’è la vita di Corey Busboom, collezionista e rivenditore “estremo” di bizzarrie di ogni tipo stanziato a Phoenix, conosciuto e amato anche da Mark Allen Mothersbaugh dei Devo. Corey, oltre a recuperare le numerose Storie di oggetti del passato, ha una relazione diretta con alcune pratiche “body art” non distanti dal martirio di artisti come Stelarc, ma come ci racconta Ben Kitnick in questa splendida intervista, nelle pratiche di Corey non c’è frattura tra l’estasi, la purezza di una vita eccentrica e il dolore.

Puoi raccontarci i tuoi inizi con il Cinema e il Video?

Il Cinema è sempre stato il mio principale interesse, ma ho cominciato a pensare seriamente ai miei progetti solo quando i mezzi digitali sono diventati più accessibili. Ho 21 anni e sto ancora ricercando la mia via, per questo il documentario rappresenta per me un’ottima palestra per sperimentare alcune forme del racconto, storie reali che mi consentono di scoprire la mia sensibilità creativa durante il processo di realizzazione

A proposito di documentari, nel tuo film “the photo man” racconti la storia di un collezionista compulsivo di fotografie, mentre nel tuo videoclip per Pure X, Heaven, hai coinvolto un diverso tipo di collezionista, ovvero Corey Busboom; quanto è importante per te documentare le ossessioni nella della realtà quotidiana?

L’ossessione è un’idea universalmente narrabile e un tratto in comune per le persone appassionate. La vita di tutti i giorni è così monotona che mi piace molto circondarmi di queste persone e raccontare le loro storie

Come hai conosciuto Corey Busboom? puoi raccontarci qualcosa di lui?

Insieme a Saxon Richardson, il mio collaboratore, abbiamo incontrato Corey ad un “demolition derby”  attraverso l’intermediazione di un mio amico, Space-Alien Donald, protagonista del mio primo film (N.d.r.  Donald Roth, aka Space-Alien Donald, è il più anziano rapper Gay Canadese, adesso 79enne, residente a Phoenix è immortalato in un documentario di dieci minuti diretto da Kitnick /Richardson e intitolato Funny World). Corey vive rivendendo materiale di seconda mano acquistato su ebay; la sua conoscenza di qualsiasi cosa abbia un valore collezionistico è impressionante. È una persona di gran cuore e questo crea un’interessante sovrapposizione con l’altra sua durissima attività che mostriamo nel video.

C’è differenza tra la tua esperienza con il documentario e il videoclip?

Il successo di un videoclip dipende dalla preparazione. Ogni inquadratura deve essere pianificata e la timeline produttiva è assolutamente cruciale. Ma nel documentario c’è spazio anche per l’improvvisazione. Affrontiamo la materia con una linea tematica che vorremmo esplorare per poi lasciare che questa ci guidi mentre consentiamo alla storia di evolversi organicamente. Il video di “Heaven” è un ibrido di questi due processi.

Cosa ti piace e cosa non ti piace dei videoclip coevi?

Considerata la maggiore accessibilità ai mezzi professionali rispetto a prima, i filmakers sono obbligati a realizzare video con una crescente originalità per potersi distinguere. Questo è ovviamente ottimo, tuttavia ritengo che alcuni registi siano troppo interessati a seguire l’ultimo trend visuale invece che creare qualcosa che non tragga necessariamente influenze da altri lavori simili.

Quanti videoclip hai diretto?

“Heaven” è il primo vero video musicale che ho diretto, il prossimo mese ne uscirà un secondo. È un formato che voglio assolutamente continuare ad esplorare.

Puoi raccontarci qualcosa sulla realizzazione di “Heaven”, in quale città lo hai girato?

Siamo entrati in contatto con i “Pure X” dopo aver mandato loro un po’ di girato. Hanno subito pensato che l’estetica del progetto fosse pertinente con il loro suono e che la relazione tra piacere e dolore fosse adattissima al tema del brano. Abbiamo girato in diverse aree dell’Arizona, dalle strade sporche di Phoenix fino a quelle polverose di Bloody Basin

Nel video sembra che tu rappresenti un contrasto tra lo show del “destruction derby” e l’estasi di Corey Busboom raggiunta attraverso il dolore….

Abbiamo usato il “demolition derby” come un modo per esplorare quella bellezza che si può trovare in alcune attività di questo tipo, cosi da preparare il pubblico per una visione più dura e masochistica. La relazione tra una performance dolorosa e rischiosa e la beatitudine è davvero affascinante. È un concetto sul quale continueremo a lavorare anche nel prossimo progetto, ed è qualcosa che vorrei esplorare ancora di più in futuro.

Quale cinema ti ha ispirato più di altri?

Mi piacciono quelle storie che affrontano ed esplorano la vita di alcune sottoculture e la complessità dei personaggi che le abitano. Boogie Nights di Paul Thomas Anderson, The Comedy di Rick Alverson, Gummo di Harmony Korine e Grey Gardens dei Maysles Brothers sono alcuni titoli che mi vengono in mente.

due cose sul tuo prossimo progetto…

Siamo in pre produzione su una sceneggiatura che racconta di una relazione complicata di un uomo con la sua dominatrice. Contiene elementi drammatici e comici, che sarà molto divertente elaborare. Oltre a questo, spero di poter continuare sulla via dei video musicali e nella realizzazione di cortometraggi per il circuito dei festival.

Ben Kitnick su Vimeo

Il video di Heaven

Funny World

The Photo Man

 

Michele Faggi

Michele Faggi

Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.