giovedì, Aprile 18, 2024

Hot Chip, Why Make Sense? – la recensione

All’ombra di una parafrasi facilmente riconducibile al celebre album the Talking Heads (Stop Making Sense), gli Hot Chip ritornano col il sesto album in studio. Why Make Sense? è un disco decisamente piacione e piacevole dove si riversano in quantità svariate influenze r’n’b squisitamente anni ’80 (Love is the Future), ruberie ai Daft Punk di Random Access Memories (Huarache Lights) talmente pedisseque che viene il dubbio se non siano state inserite come tributi voluti. Un gioco di rimandi che si protrae nel corso delle 10 tracce dell’album in cui Alexis Taylor rincorre ora l’estro di Pahrrell ora la buona stella che nel 2008 gli valse una pezzaccio quale Ready for the Floor.

Why Make Sense? svolta all’insegna di una funkytronica dalla sensualità frivola e poco seriosa. Combinazione vincente, dal momento che le incursioni nel terreno nei pezzi dal pathos sentito e dalla drammaticità alla Marvin Gaye, risultano piuttosto banolotte e noiose come nel caso White Wine And Fried Chicken o Dark Night che sembrano piombati a spezzare la linearità della tracklist. Va decisamente meglio a passaggi come Easy to get dove il funky assolato cede il passo ai ricorsivi e circolanti monologhi da synth ai quali gli Hot Chip ci hanno abituati.

Insomma, sembra che con Why Make Sense?  il quintetto di Londra abbia deciso di riscattarsi dall’album del 2012 In Our Heads nonostante non siano riusciti a trovare la quadra della perfezione degli anni più addietro. Meno orecchiabile rispetto ai successi riempi pista, Why Make Sense? non sbaglia mood come non sbagliano scelta gli Hot Chip a voler cavalcare la fortunata deriva del funky da piani alti, feste esclusive e cattivo gusto mascherato da scelta d’élite. Un album, infine, che mostra come gli Hot Chip siano stati in grado di andare un pezzo oltre loro stessi, abbandonando le strutture ridondanti e i pasticci sonori che vedevano i brani colmi di effetti e sovrapposizioni in favore di uno sfoltimento complessivo di tutte le melodie in gioco.

 

 

Giulia Bertuzzi
Giulia Bertuzzi
Giulia vede la luce (al neon) tra le corsie dell'ospedale di Brescia. Studia in città nebbiose, cambia case, letti e comuni. Si laurea, diventa giornalista pubblicista. Da sempre macina chilometri per i concerti e guadagna spesso la prima fila.

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