Nightmare Boyzzz – Bad Patterns: dannati americani

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E qui bisogna contestualizzare, ovvero indagare il motivo per cui una schiera di giovanissime bands americane riescono a farlo meglio il rock’n’roll rispetto ai colleghi del Vecchio Continente. Scontata la questione del Dna, ci pare altrettanto banale la considerazione rispetto ai maggiori mezzi finanziari, promozionali e via dicendo che le U. S. bands avrebbero rispetto a quelle Europee. Anche perché qui si parla di roba parecchio sotterranea, materiale che nemmeno gli sdoganatori per antonomasia (leggi: Pitchfork) si azzardano a trattare.

Bad Patterns, esordio dei Nightmare Boyzzz, è infatti registrato col culo. Certamente l’agguerrita Slovenly Records in ambito garage punk sembra essere  al momento l’etichetta di riferimento insieme a In The Red e Goner che invece paiono avere le idee un tantino confuse . Perchè bad Patterns è tutto impastato, tutto incasinato, tutto sbattuto in faccia senza nessun abbellimento. Sarà questo? Sarà la noncuranza che fa rima con urgenza e che potrebbe anche essere studiata,  con cui gli americani spiattellano le proprie cose a fare la differenza? Sembra proprio il “1 2 3 4” di Ramonesiana memoria, quella sfrontatezza naif e quella zozzeria implicita ciò che manca alle ormai imborghesite formazioni inglesi contemporanee, tranne rare eccezioni,  ed a quelle storicamente imborghesite nostrane, ambito dove le eccezioni ci sono, ma sempre più raramente. 

Fatto sta che i Nightmare Boyzzz hanno scritto il disco Powerpop dell’anno appena passato. Ed ecco la differenza, l’elemento indeterminato e indefinibile; confrontate questo disco con l’ultimo, pur buono, degli inglesi Cyanide Pills, ed avrete la risposta senza bisogno di tante spiegazioni. Scum Pop, come essi stessi amano definire la propria musica; la miglior cosa r’n’r underground venuta dalla Provincia Americana dopo gli ormai dimenticati Exploding Hearts. Undici botte dove ci sentirete i Buzzcocks, i Beat di Paul Collins, il Glam Rock tamarro, sessuale e anfetaminico (pensate ai T Rex suonati a 45 giri), il compianto Jay Reatard e molte affinità con vari cugini contemporanei come Bad Sports, King Tuff, Hunx And His Punx.

Powerpop Rock’n’Roll frenetico, pieno di ganci melodici, fracassone, divertente senza essere ammiccante e piacione. E ci sono anche gli assoli di chitarra, perdinci. In poco più di mezz’ora dice tutto quello che deve dire da farvi venir voglia di rimetter su questi dannati americani.