lunedì, Ottobre 25, 2021

Stormzy – Gang Signs & Prayer – il cortometraggio di Rollo Jackson

È un vero e proprio cortometraggio quello che Rollo Jackson ha scritto e diretto per promuovere l’album di debutto di Stormzy intitolato “Gangs Signs & Prayer“. Quindici minuti, una vera e propria long form molto vicina al lavoro che Korine aveva fatto per i Die Antwoord con Umshini Wan. Tutti i temi dell’album costituiscono una narrativa coerente intorno alla storia di un ragazzo afro-caraibico a Londra nella sua storia di formazione “maledetta”, come se fosse predestinato a diventare un cattivo ragazzo.
I segmenti narrativi sono alternati da clip sintetiche e diverse per stile, ad eccezione delle sequenze dove Michael Ebenazer Kwadjo Omari Owuo, Jr. domina una città geometrica, satura dei colori della strada.

Rollo Jackson è una vera e propria leggenda. Autodidatta ha assorbito i colori e la musica di Londra trasferendone l’energia nello stile di montaggio, nei movimenti di macchina, nei colori saturi dei suoi video.

Ha lavorato per artisti come Hot Chip, Trimbal, Angel Haze, Vondelpark, Squarepusher, Jamie XX e molti altri. Tutta la produzione documentaria di Jackson è comunque concentrata sulla realtà e sull’industria musicale; ne indaga i processi, la prassi, le tecniche, la vitalità. Basta guardare il suo “London on a regular” per capire il modo in cui riesce a raccontare la club culture londinese con forza e sintesi rarissime, cercando una connessione tra visual art, documento, found footage, immagini d’archivio e “talking heads”, senza che quest’ultime siano dominanti, come sovente accade con questo tipo di progetti.
Tra i video che preferiamo, apparentemente distante dal contesto cittadino, quello realizzato per Angel Haze. A tribe Called red sfrutta il classico video-performance realizzato in uno studio-limbo, giocando con le luci come se fossero prelevate dall’ipertrofia elettrica urbana, creando di fatto uno spazio tra realtà e mente ed espandendone i confini.
Fisico, visionario, innamorato della luce e della sua impermanenza, è uno dei rarissimi poeti in grado di ricreare quella relazione sinestetica tra suono e immagine, senza abbandonare per un attimo la polvere della strada.

Donatella Bonato
Veneta, appassionata di tutti quei suoni che alterano la percezione, si è laureata in storia dell'arte nel 2010 e alterna la scrittura critico-musicale al lavoro per alcune fondazioni storiche.

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