lunedì, Settembre 28, 2020

Malachai – Return To The Ugly Side (Domino, 2011)

Dici duo, dici Bristol. Due indizi non fanno una prova, ma questi due portano automaticamente ai Portishead. Risposta non corretta in questo caso. I Malachai, duo dalla biografia in apparenza copiata, in realtà si attestano pure in parte sullo stesso tipo di musica di Gibbons e Barrow, dedicando un buon 50% a suoni e strutture trip hop in questo secondo lp, Return To The Ugly Side. Gee, cantante dalle potenzialità ben sfruttate, e Scott, addetto alla produzione musicale, fanno sapere di essere ancora presenti a poco più di un anno di distanza dal precedente Ugly Side of Love, con 14 tracce che non tradiscono la provenienza geografica. Samples di batterie grondanti soul e r’n’b, mischiati a synths moderni e moog del re cremisi, e tenuti insieme da linee vocali brillanti che pagano pegno ai Beach Boys; ingredienti di una ricetta collaudata ma che non reggono il confronto con l’anno di produzione e nemmeno con il decennio precedente. I Malachai suonano troppo lontani dal modernariato, e figuriamoci dall’antiquariato, ma proprio per questo il loro sound, non riuscendo in prima battuta a configurarsi in un era contemporanea precisata e celebrata, suona strano e improbabile. Bastano le prime tracce, eccezion fatta per l’apripista Monsters che volutamente cerca di dirottare le tracce amalgamando una base trip hop con una conseguente aria orchestrale, per inquadrare finalmente il dove e il quando. Anne: fill di batteria, squarci di moog e alla voce gli U2 di Electrical Storm ringiovaniti di altri dieci anni con t-shirt lunghe e pantaloni baggy. Mid Antarctica: chitarra campionata alla Rage Against the Machine, cantato vagamente rap con cori svagati. Gli anni ’90! Dov’erano andati a finire? Ci eravamo dimenticati di loro, intortati dalle rispolverate keytar e dalle suit fighette degli anni ’80. Non mi stupirei se, trovando in qualche cassetto Tony Hawk’s Pro Skater, nella soundtrack rintracciassi i Malachai accanto a Erik B & Rakim, nonostante l’evidente salto temporale. E così, rasserenato dall’aver trovato il posto giusto per ogni cosa, mi godo i Grateful Dead accelerati di (My) Ambulance e la citazione in musica del Mago di Oz di Rainbows. Nella seconda parte del disco si abbassano i toni (e anche la creatività), privilegiando atmosfere più care ai patroni Portishead e ai blues da cui sono tratti i samples. Plausi per No More Rain No Maureen, pensata come meeting tra Brian Wilson, Jack White e un campionatore al posto dell’ex compagna Meg, e per HyberNation, dub geneticamente modificato. Un giudizio? Superata l’ansia per la collocazione spazio-temporale e superato anche l’entusiasmo iniziale, Return To The Ugly Side si attesta su un giudizio medio-alto, data la buona fattura delle canzoni e la sicurezza della formula.

Malachai su myspace

Elia Billero
Elia Billero
Elia Billero vive vicino Pisa, è laureato in Scienze Politiche (indirizzo Comunicazione Media e Giornalismo), scrive di dischi e concerti per Indie-eye e gestisce altri siti.

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