Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

I Crazy Crazy World of Mr Rubik intervistati in occasione del concerto dal vivo al Circolo Ponterotto sabato 8 maggio 

Maggio 12th, 2010
Crazy Crazy World of Mr Rubik, 8-5-2010, l’intervista

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I Crazy Crazy World of Mr Rubik, gruppo bolognese intervistati da Michele Baldini e Elia Billero dal vivo al Circolo Ponterotto sabato 8 maggio; protagonisti di un live assolutamente acrobatico e travolgente, hanno abbattuto qualsiasi tipo di pregiudizio generato da un primo ascolto del loro ultimo lavoro….

Sembra che dedichiate una parte importante del vostro lavoro ai testi. Avete una o più fonti di ispirazione precise?

Abbiamo scritto un paio di testi assieme a un nostro amico che è “Lighi Gighi” (?), che abbiamo ricordato anche durante il concerto. In generale ci siamo letti tutta quanta la Beat Generation ma non c’ è un vero e proprio punto di riferimento. La cosa su cui più che altro lavoriamo tantissimo è il “botta e risposta”, cioè creare una sorta di dialogo, non un testo vero e proprio, una conversazione che sia comunque cantata.

Vi sentite comunque influenzati da altri campi dell’ arte come il teatro o la letteratura?

Si senz’ altro, oltre alla Beat Generation, siamo molto legati anche politicamente a tutto il Teatro Civile, dove il parlato (in quel caso soprattutto con un monologo) sostituisce anche il movimento attoriale sul palco, concentrandosi sul testo.

Abbiamo notato che l’ album è quasi equamente bilingue, ma se qualcuno o qualcosa vi dovesse per forza far scegliere, cosa scegliereste tra l’ italiano e l’ inglese, e perché? Quali sono pregi e difetti dell’ uno e dell’ altro?

L’ italiano è la nostra prima lingua quindi è più facile esprimersi, l’ inglese è molto più musicale, e tutto ciò che abbiamo sempre sentito è più o meno in questa lingua. Puntiamo però a scrivere il prossimo disco interamente in italiano, perché abbiamo delle cose piuttosto urgenti da dire.

Si evince che la vostra attitudine è comunque un ibrido tra una rock band e il cabaret. In più nel vostro disco compare una canzone che ha per titolo “Te l’ aveva già detto ieri Vincenzo Zappa”. Ci sono dei rimandi precisi a Frank Zappa?

In realtà è più un gioco e non un diretto riferimento. Sicuramente rientra nei nostri principali ascolti, come tutta la musica del periodo 60-70 (Vincenzo era il suo secondo nome), tuttavia le nostre influenze sono molteplici. Qualcuno di noi proviene come come ascolti dagli anni 90, per poi concentrarsi su tutta la psichedelia (sia inglese che americana) degli anni 67-69. C’ è una parte sperimentale di suoni che si rifà a quel periodo. L’ idea del nome di Zappa è legata soprattutto a una dimensione di “assurdo” e “gioco”.

Ci sono anche altri grandi nomi tra i vostri ispiratori principali?

I Pink Floyd hanno segnato con i loro due primi dischi un vero e proprio punto di rottura con tutta la musica precedente. Capolavori assoluti.

Qualcos’ altro?

Abbiamo provato a inserire nei nostri pezzi elementi che provenissero da altre fonti di ispirazione. Possiamo citare più o meno tutto il catalogo della Warp. Poi il nostro modo di comporre è dipeso soprattutto da lunghe improvvisazioni. Cerchiamo di non seguire una traccia o una struttura precisa. Seguiamo il nostro istinto, che assecondiamo in tutto.

La vostra storia è un caso particolare nel panorama indipendente italiano. La vostra etichetta è in realtà prima di tutto un locale, anche piuttosto noto, di Bologna. Il locomotiv club. Come è nato questo rapporto?

Suoniamo tutti da una vita e la musica è stata sempre la nostra passione principale. Ad un certo punto abbiamo scelto (con molti sacrifici) di impegnarci in prima persona non solo nel suonare, ma nel far suonare e promuovere artisti. L’esperienza del locale sta andando abbastanza bene, e ci ha aiutato a fare esperienza e a conoscere bene chi suona, mentre per quanto riguarda la produzione siamo una sorta di esperimento. Vedremo come andrà. C’ è ancora molto da lavorare, ma crediamo molto in quello che stiamo facendo.

E cosa odiate del 68?

Nulla di preciso, solo che per molti della nostra generazione, il 68 è stato raccontato come un grosso appuntamento con la storia che i nostri genitori hanno vissuto e che noi ci siamo persi. Poi in realtà se guardiamo all’ attuale costume e all’ attuale classe dirigente ci accorgiamo che provengono proprio da quel periodo. Ecco che allora, questo appuntamento con la storia pare che non ce lo siamo persi solo noi…

 Il vostro impatto dal vivo presenta una forte fisicità sia nel modo di suonare che di porvi, sembra seguire a volte iniziative estemporanee, di improvvisazione e cercate costantemente un feedback con il pubblico. Può essere considerata una attitudine spontanea, naturale, oppure è qualcosa su cui lavorate con metodo e preparazione?

Per noi il live è uno sfogo totale, nel quale ti metti in gioco e lasci andar tutto, il sudore ne è la prova. Non badiamo assolutamente al look, siamo molto punk in questo. Abbiamo fatto poi delle prove dei live, decidendo una scaletta che abbiamo provato, ci siamo filmati e poi rivisti varie volte per vedere se effettivamente la cosa “reggeva”. Ma non si può dire che fingiamo, perché se fingi si vede. Tutti i live che abbiamo visto e ci sono piaciuti, sono di artisti che danno tutto sul palco, e che riescono per questo a trasmetterti qualcosa.

Progetti o impegni futuri?

Abbiamo altre 15 date da giugno in poi, contiamo di andare avanti fino a tutto il 2010. Abbiamo poi un’ altra esperienza con un gruppo addirittura precedente a questa, che si chiama Evelyn. Qualcosa di più raffinato, con arrangiamenti più accurati e meno corporeità

Nei Crazy Crazy World of Mr Rubik, come vi siete trovati?

In realtà siamo il classico gruppo di amici che si mette insieme a suonare senza una precisa idea per la direzione del proprio progetto. Abbiamo certo affinato nel modo a noi più congeniale ogni stimolo e ogni improvvisazione che veniva liberamente fuori. Abbiamo studiato a fondo ogni passaggio provandolo e riprovandolo, ma senza mai mettersi a tavolino e decidere per filo e per segno cosa scrivere. Il fatto che il disco risulti estremamente eterogeneo ne è una ulteriore riprova.

Ve la sentireste di segnalarci gruppi emergenti degni di nota, italiani e non, visto che operate anche come promoter e gestori di un locale?

Tutta la scena indipendente nord americana che segue l’ onda lunga della prima psichedelia, ci sembra quella che sta producendo le cose migliori. Si fa fatica a trovare in Italia progetti realmente interessanti. Possiamo consigliare i Retina, gruppo partenopeo di musica elettronica e poco altro. Il mondo emergente italiano sembra cercare di assecondare sempre la tendenza in voga al momento. Qualcuno lo fa anche in maniera più che ottima, ma finisce col restare inevitabilmente un po’ indietro. Questa è solo una nostra sensazione.

The Crazy Crazy World of Mr. Rubik sy myspace

 

Michele Baldini

Michele Baldini

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