Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

La prima pubblicazione ufficiale del decano della footwork RP Boo è caratterizzata da un incedere sincopato e storto, propulso da ritmi sostenuti ma al contempo trattenuto da dinamiche che sfruttano soprattutto i vuoti. 

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Chi pensava che gli ultimi vagiti di creatività espressi dalla città di Chicago risalissero all’epopea house sarà piacevolmente sorpreso da Legacy, il primo full lenght a nome RP Boo, licenziato di recente da Planet Mu. Un’opera che testimonia come l’underground nella regione dei grandi laghi sia tutt’ora un organismo proliferante. Emancipandosi da un’eredità ingombrante (seppur indiscutibilmente gloriosa) l’attuale scena chicagoana ha mutuato la carica innovativa dell’elettronica di metà anni ’80, senza per questo ricalcarne gli stilemi in maniera pedissequa.

La (relativamente) nuova sensazione si chiama footwork, ed abbandona del tutto la ripetitività della cassa in quattro per avventurarsi in scansioni ritmiche ben più complesse. Al contempo la musica subisce una brusca accelerazione in avanti, fino a toccare i 160 bpm; si allontana così dal rassicurante battito “in linea con le pulsazioni del cuore umano” (per dirla con le parole di Giorgio Moroder). Ne risulta un incedere sincopato e storto, propulso da ritmi sostenuti ma al contempo trattenuto da dinamiche che sfruttano soprattutto i vuoti. Sarebbe tuttavia un errore pensare ad una musica indirizzata esclusivamente al cervello. La stessa sigla parla chiaro: la footwork nasce anzitutto come musica da ballo, come sfida aperta all’abilità dei moderni breakdancers. La carica fisica e la natura profondamente pratica della footwork sono dunque gli elementi che l’avvicinano alla house originaria, quella che mutuava la matrice dalla electro, a sua volta utilizzata dai b-boy come commento sonoro per esibizioni danzerecce.

E qui in un certo senso il cerchio si chiude. Lo stile di RP Boo è infatti contraddistinto dalla stessa povertà di mezzi che a suo tempo determinò la genesi della suprema trinità Atkins/May/Saunderson. L’intera scaletta di Legacy si basa quasi esclusivamente sui pattern sintetici della Roland R-70, coadiuvati dall’aggiunta di qualche campione. Nonostante le limitazioni, tuttavia, RP Boo (all’anagrafe Kavain Space) è in grado di coprire una impressionante varietà di stili: dal quasi dubstep di Steamidity e Invisible Boogie! Agli uno/due robotici di There U’Go Boi e Robotbutizm; dai ritmi irregolari ed ossessivi di The Opponent, Speakers R-4 (Sounds) e No Return, ad insolite digressioni soul (Sentimental) o cosmiche (Area 72).

La natura cruda e violentemente sperimentale delle composizioni riflette l’indole schiva di Space. Benché ritenuto a furor di popolo l’ideatore del suono footwork (sua la prima composizione attribuibile al genere, datata 1997), fin’ora Kavain ha costruito la propria fama quasi esclusivamente attraverso eventi live e partecipazioni a compilation non accreditate. Tanto che Legacy è a tutti gli effetti la sua prima uscita ufficiale. Fortunatamente per lui, l’album giunge ancora piuttosto in anticipo sui tempi.

RP Boo
Legacy

Planet Mu, 2013 | dance | house | dubstep | hip hop | experimental
CREDITS:

Steamidity | Invisible Boogie! | Red Hot | There U'Go Boi | Battle in the Jungle | The Opponent | 187 Homicide | Speakers R-4 (Sounds) | Havoc Devastation | No Return | Robotbutizm | Sentimental | What'Cha-Gonna Du | Area 72

 

Federico Fragasso

Federico Fragasso

Federico Fragasso è giornalista free-lance, non-musicista, ascoltatore, spettatore, stratega obliquo, esegeta del rumore bianco