giovedì, Luglio 7, 2022

Tony, Caro & John – Blue Clouds (Drag City, 2012)

Tony Doré, Caroline Clark e John Clark erano tre ragazzi inglesi come tanti, amanti della musica folk ma al tempo stesso aperti a suoni e sperimentazioni innovative, che nel 1972 fecero uscire un disco in sole 99 copie, All On The First Day, destinato, come tanti altri di quel periodo, a diventare col passare dei decenni oggetto di un piccolo culto da parte degli appassionati.
Negli ultimi anni quel disco è stato recuperato dalla Shadocks Records (nel 2001 in vinile e CD) e dalla Gaarden Records (nel 2010 solo in digitale), mentre ora arriva la Drag City ad aggiungere carne al fuoco con questo Blue Clouds, che raccoglie una serie di brani registrati tra il 1972 e il 1977, prima dello scioglimento del trio, più un outtake dello stesso All On The First Day e un paio di pezzi live.
Cosa possiamo ascoltare in questo Blue Clouds? Delle belle canzoni dal solido impianto folk, su cui vanno ad inserirsi variegati inserti chitarristici (e non solo) di stampo psichedelico e in alcuni casi ottimi intrecci vocali (con grande protagonista Caroline) da giardino dell’Eden. Siamo dalle parti dell’Incredible String Band e di altre band inglesi di quel periodo come i Trees ad esempio, gente che ha avuto poca o nessuna fortuna discografica in quegli anni così densi di proposte di ogni genere, specie Oltremanica, dove anche uno come Nick Drake rimase in ombra, per capirci.
Rispetto agli altri nomi psych-folk citati Tony, Caro & John si distinguevano per una maggior adesione ai canoni tradizionali della canzone e del pop, per un approccio più bucolico e totalmente hippie rispetto alla sperimentazione a tratti aggressiva e inquietante che pian piano si andava facendo strada. Un incrocio tra i Fairport Convention, l’IBS e Donovan, verrebbe da dire.
Tra le perle nascoste ritrovate in questo Blue Clouds più d’una merita una segnalazione. Tra le tante scegliamo Forever And Ever, con un lavoro di chitarra elettrica e una melodia che sembrano risentire anche del nascente pub rock ma testo ed atmosfera che riportano in zona hippie, Home, spensierato quadretto bucolico dove compare una rudimentale drum machine, e Ton Ton Macoutes, che raggiunge un ottimo livello di scrittura vagando per sette minuti in territori acidi ed avvolgenti. Il resto lo lasciamo scoprire a voi, per non togliervi il gusto di immergersi in suoni così belli, ingenui e preziosi.

Fabio Pozzi
Fabio Pozzi
Fabio Pozzi, classe 1984, sopravvive alla Brianza velenosa rifugiandosi nella musica. Già che c'è inizia pure a scrivere di concerti e dischi, dapprima in solitaria nella blogosfera, poi approdando a Indie-Eye e su un paio di altri siti.

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