lunedì, Gennaio 18, 2021

Carlot-ta – Make Me a Picture of the Sun (Anna the Granny, 2011)

Carlot-ta fa rima con Talen-to, ma non di sola bravura vive l’artista. Campa di passioni feroci e ridicole, ma se non traspaiono che differenza fa? L’interpretazione non è tutto, ma gran parte, e la freddezza non è nella sua indole. Nel titolo del suo disco di debutto chiede di fare un disegno del sole, non perchè non ne abbia mai visto la forma e il colore, ma per sapere se possa coincidere con almeno una delle sue rappresentazioni sotto forma di musica. Quella sfera in fiamme nel cielo può risplendere di un ardore improvviso, quasi irreale, come in Féroce et ridicule, oppure può diventare il classico cerchio giallo dai quali spuntano raggi disegnati a pastello, come nella traccia eponima. Il sole ha mille facce, e non neghiamogliene almeno una oscura come fu a suo tempo per la luna: Chill la descrive con una taranta elettronica da bazar del nuovo millennio, in quella soglia di tempo brevissima tra la fine della luce del tramonto e l’inizio del buio terrificante. Anche quando viene disturbato l’astro si può descrivere: 14th August, a summer storm è una vera metafora, il tamburello rappresenta la sottilissima pioggerellina rinfrescante, preceduta dalla chitarra acustica che spinge le nuvole cupe a coprire per un attimo il cielo. Finchè non si arriva al punto più alto. Pamphlet sarebbe la primavera stessa, se questa stagione esistesse ancora: leggera come il fischiettio iniziale, quasi irreale per la perfezione che raggiunge. Devia la mente verso i libri illustrati pieni di gnomi e fate che vivono in boschi antropomorfizzati, e senza l’aiuto di stupefacenti, ma richiamando quella cosa sciocca chiamata fantasia. Make me a Picture of the Sun, fuor di metafore, è un disco molto interessante e bello, nell’accezione del piacere che deriva dall’ascolto; al di là degli applausi ripetuti da ogni parte per la giovane età di Carlotta Sillano, c’è molta ciccia anche in nove canzoni. Non è il virtuosismo a trionfare, la padronanza del piano e delle tastiere o la bravura, come ho già accennato. E’ l’insieme delle parti, la mescolanza di lingue e atmosfere ricomposte sotto il mantello di un animo romantico e sognatore (forse questo è l’unico appunto legittimo da fare riguardo la questione anagrafica). Non assicuro che sentiremo parlare di lei in futuro, in questo paese per vecchi. Ma me lo auguro con tutto il cuore.

Elia Billero
Elia Billero vive vicino Pisa, è laureato in Scienze Politiche (indirizzo Comunicazione Media e Giornalismo), scrive di dischi e concerti per Indie-eye e gestisce altri siti.

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