sabato, Settembre 26, 2020

Elfin Saddle – l’intervista.

Del notevole debutto full lenght degli Elfin Saddle parliamo da questa parte; in occasione dell’uscita imminente di Ringing For the begin again, Gigi Mutarelli ha incontrato a Montreal per noi Jordan McKenzie ed Emi Honda e ne ha ricavato una lunga e interessante intervista sul loro modo di fare musica

Ciò che colpisce al primo ascolto, è questo incredibile mix di musica folk amercana e melodia popolare giapponese… come nasce? C’è stata da subito l’intenzione di proporre un incrocio tra due tradizioni così distanti?

Emi: In realtà non c’è mai stata l’intenzione consapevole di proporre un incrocio tra differenti culture. Semplicemente io sono giapponese e lui è canadese e la nostra musica molto naturalmente non fa che riflettere tutto questo. La musica tradizionale giapponese è ciò che mi piace ascoltare e la cultura giapponese è parte di me, io non faccio nulla per tirarla fuori… viene da sé.

Jordan: Io poi ho origini scozzesi e indiane dei nativi d’America.  Comunque, per rispondere alla tua domanda, è vero che non abbiamo mai forzato nel senso di proporre un incrocio tra le nostre culture. Quello che cerchiamo di fare però è creare qualcosa di nuovo che abbia il potere di portarci da qualche altra parte, un mondo nuovo al cui interno possa vivere la nostra musica.

Come nasce una vostra canzone? Da dove si comincia e come avviene concretamente il mix tra le due componenti?

Jordan: Non c’è uno schema preciso, il processo compositivo varia da canzone a canzone. È qualcosa che ci richiede molto tempo, a volte riusciamo a scrivere una parte molto velocemente ma poi la lasciamo lì e ci torniamo sopra solo dopo un paio di mesi. A volte Emi scrive una parte e ci suoniamo intorno, altre volte le canzoni nascono semplicemente facendo un po’ di jam in casa…

Emi: Cerchiamo di fare in modo che le melodie vengano fuori da sole, suoniamo le parti strumentali finché qualcuno di noi non si mette a cantare. Comunque collaboriamo molto e lavoriamo sempre in coppia.

Emi, quanto tempo fa ti sei trasferita in Canada?

Emi: Dieci anni fa. Mi piace molto qui, vivere della propria arte in Giappone è qualcosa di veramente molto difficile. Io, oltre alla musica, faccio anche il visual artist e qui in Canada c’è spazio per tutte e due queste forme d’arte. Mi sento molto fortunata ad avere questa opportunità di potermi esprimere.

Jordan: Qui in Canada c’è spazio per tutto… è il paese dei big spaces! (risate generali, ndr)

A proposito di natura: Sun, Wind, Mountain, Garden, Sky, Desert, Sheep, Ocean… la natura sembra essere un tema ricorrente nelle vostre canzoni… perché?

Jordan: La natura è qualcosa a cui ci sentiamo molto vicini. Ne siamo affascinati e avvertiamo forte il suo richiamo. Abbiamo passato molto tempo tra le foreste di Vancouver Island sulla costa occidentale, era una situazione molto selvaggia e molto diversa dalla città. Con la nostra musica cerchiamo anche di condividere con la gente la magia di quei luoghi e di quella esperienza.

Perché vi siete trasferiti e perché avete scelto Montreal?

Jordan: A Vancouver Island ci trovavamo bene, è un posto bellissimo per vivere, ma dopo un po’ abbiamo cominciato a sentirci isolati e un po’ frustrati. Qui a Montreal è il posto giusto se vuoi fare arte. Non parlo solo di musica, come diceva Emi siamo anche dei visual artists, e Montreal da questo punto di vista è veramente un luogo incredibile.

Emi: Sai, quando vivi in campagna circondato dalla natura con persone che ugualmente condividono quelle sensazioni… non saprei dire, è bello ma allo stesso tempo è un po’ senza scopo. Montreal non è certo il posto ideale per gli amanti della natura, qui ti puoi addirittura dimenticare della natura…

Gigi Mutarelli
Gigi Mutarelli
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