Elfin Saddle – l’intervista.

Elfin Saddle incontrati a Montreal, l'intervista

Del notevole debutto full lenght degli Elfin Saddle parliamo da questa parte; in occasione dell’uscita imminente di Ringing For the begin again, Gigi Mutarelli ha incontrato a Montreal per noi Jordan McKenzie ed Emi Honda e ne ha ricavato una lunga e interessante intervista sul loro modo di fare musica

Ciò che colpisce al primo ascolto, è questo incredibile mix di musica folk amercana e melodia popolare giapponese… come nasce? C’è stata da subito l’intenzione di proporre un incrocio tra due tradizioni così distanti?

Emi: In realtà non c’è mai stata l’intenzione consapevole di proporre un incrocio tra differenti culture. Semplicemente io sono giapponese e lui è canadese e la nostra musica molto naturalmente non fa che riflettere tutto questo. La musica tradizionale giapponese è ciò che mi piace ascoltare e la cultura giapponese è parte di me, io non faccio nulla per tirarla fuori… viene da sé.

Jordan: Io poi ho origini scozzesi e indiane dei nativi d’America.  Comunque, per rispondere alla tua domanda, è vero che non abbiamo mai forzato nel senso di proporre un incrocio tra le nostre culture. Quello che cerchiamo di fare però è creare qualcosa di nuovo che abbia il potere di portarci da qualche altra parte, un mondo nuovo al cui interno possa vivere la nostra musica.

Come nasce una vostra canzone? Da dove si comincia e come avviene concretamente il mix tra le due componenti?

Jordan: Non c’è uno schema preciso, il processo compositivo varia da canzone a canzone. È qualcosa che ci richiede molto tempo, a volte riusciamo a scrivere una parte molto velocemente ma poi la lasciamo lì e ci torniamo sopra solo dopo un paio di mesi. A volte Emi scrive una parte e ci suoniamo intorno, altre volte le canzoni nascono semplicemente facendo un po’ di jam in casa…

Emi: Cerchiamo di fare in modo che le melodie vengano fuori da sole, suoniamo le parti strumentali finché qualcuno di noi non si mette a cantare. Comunque collaboriamo molto e lavoriamo sempre in coppia.

Emi, quanto tempo fa ti sei trasferita in Canada?

Emi: Dieci anni fa. Mi piace molto qui, vivere della propria arte in Giappone è qualcosa di veramente molto difficile. Io, oltre alla musica, faccio anche il visual artist e qui in Canada c’è spazio per tutte e due queste forme d’arte. Mi sento molto fortunata ad avere questa opportunità di potermi esprimere.

Jordan: Qui in Canada c’è spazio per tutto… è il paese dei big spaces! (risate generali, ndr)

A proposito di natura: Sun, Wind, Mountain, Garden, Sky, Desert, Sheep, Ocean… la natura sembra essere un tema ricorrente nelle vostre canzoni… perché?

Jordan: La natura è qualcosa a cui ci sentiamo molto vicini. Ne siamo affascinati e avvertiamo forte il suo richiamo. Abbiamo passato molto tempo tra le foreste di Vancouver Island sulla costa occidentale, era una situazione molto selvaggia e molto diversa dalla città. Con la nostra musica cerchiamo anche di condividere con la gente la magia di quei luoghi e di quella esperienza.

Perché vi siete trasferiti e perché avete scelto Montreal?

Jordan: A Vancouver Island ci trovavamo bene, è un posto bellissimo per vivere, ma dopo un po’ abbiamo cominciato a sentirci isolati e un po’ frustrati. Qui a Montreal è il posto giusto se vuoi fare arte. Non parlo solo di musica, come diceva Emi siamo anche dei visual artists, e Montreal da questo punto di vista è veramente un luogo incredibile.

Emi: Sai, quando vivi in campagna circondato dalla natura con persone che ugualmente condividono quelle sensazioni… non saprei dire, è bello ma allo stesso tempo è un po’ senza scopo. Montreal non è certo il posto ideale per gli amanti della natura, qui ti puoi addirittura dimenticare della natura…

Curate anche l’artwork delle vostre copertine. Cosa rappresenta il colorato dipinto sull’ultimo album?

Jordan: Può sembrare un dipinto ma in realtà si tratta di un’installazione. Ci divertiamo a collezionare e riciclare un sacco di oggetti che la gente butta via come spazzatura. Mi è veramente difficile trattenermi quando trovo un oggetto che sembra essere interessante… lo devo assolutamente raccogliere e portare a casa dove, effettivamente, abbiamo una quantità di oggetti bizzarri che cerchiamo di trasformare in ‘arte’. Ciò che si vede sulla copertina di Ringing For The Begin Again è una vecchia lanterna piantata nella terra su uno sfondo azzuro di cielo e nuvole dipinto da me. Mi piace essere ambiguo, anche con la copertina ho cercato di esprimere uno stato di crescita e di degrado allo stesso tempo… come due facce della stessa medaglia.  Sul retro della copertina puoi osservare delle piante che crescono dalla spazzatura… noi teniamo molto a questo tipo di concetto: il rinnovamento e la rinascita che può avere luogo da uno stato di degrado e crisi.

Emi: vogliamo credere nel potere della natura, penso che l’uomo si sia spinto troppo lontano… non voglio dire che dovremmo tornare indietro ma, dal punto di vista sociale e culturale, siamo andati veramente troppo in là. Non parlo solo dell’abbattimento delle foreste o dell’inquinamento, intendo piuttosto che tutta la nostra quotidianità, fin dai gesti e dalle abitudini più innocenti e familiari, è ormai troppo lontana dalla natura.

A cosa allude esattamente il vostro nome?

Jordan:  ‘Elfin Saddle’ è il nome di un fungo. Quando stavamo sulla costa ovest ci piaceva molto andare a caccia di funghi. Naturalmente ci piace anche cucinarli e mangiarli. L’Elfin Saddle è uno di quelli che trovavamo più spesso e che ci piaceva di più, ha una forma veramente strana ed è nero… ha un sapore buonissimo!

Emi: Bisogna stare attenti però, è un po velenoso… quando lo cucini emana dei vapori tossici che sanno un po’ di benzina ma quando lo mangi è assolutamente commestibile… ottimo! Devi solamente fare attenzione a non respirarne i vapori.

Come vi siete incontrati? Quando vi sieti resi conto che il vostro progetto musicale cominciava a diventare qualcosa di più concreto e definito rispetto a una semplice coppia di amici che suonano insieme?

Jordan: Ci siamo incontrati a Victoria (BC) che è una città piccola ed è facile conoscersi all’interno dell’ambiente ristretto dei musicisti e degli artisti.

Emi: Stavo cercando qualcuno che potesse suonare la chitarra sulle mie canzoni e qualcuno mi ha messo in contatto con Jordan. Ero in contatto anche con un’altra persona ma faceva lo studente e, ho pensato, tra un artista e uno studente è meglio suonare con un artista… sicuramente avrà più tempo a disposizione! (ride, ndr)

Jordan: Abbiamo cominciato a prenderci sul serio la prima volta che abbiamo suonato dal vivo qui a Montreal. Abbiamo suonato con i Clues (l’altro nuovo progetto di casa Constellation, ndr) nel loft di Alden Penner (cantante dei Clues ed ex-Unicorns, ndr). Nessuno ci aveva mai sentito e la reazione delle persone presenti è stata veramente sorprendente. Credo che quella volta siamo riusciti a caatturare l’attenzione del pubblico perché effettivamente gli abbiamo proposto un suono che qui in città non si era mai sentito. Dopo, le cose si sono evolute rapidamente e molto naturalmente. Adesso abbiamo pubblicato un album in contemporanea con i Clues e, per di più, sulla stessa etichetta… è incredibile!

Come è nato il contatto con Constellation? Vi hanno cercato loro?

Emi: Credo che ci stessero tenendo d’occhio da un po’ di tempo. Il contatto vero e proprio è avvenuto dopo un concerto a settembre, dove ci hanno avvicinato solo per dirci che erano dei nostri estimatori. Di lì a qualche giorno ci siamo incontrati per discutere e abbiamo definito tutto.

Jordan: Sì sono stati loro a contattarci. In realtà non siamo molto bravi a fare self-promotion e dunque è stato molto simpatico da parte loro venirci a cercare. (ridono entrambi, ndr)

Com’è stato registrare agli storici studi Hotel2Tango?

Jordan:  All’inizio eravamo un po’ spaventati, era la nostra prima volta in uno studio professionale ma per fortuna si tratta di un luogo dove c’è un’atmosfera molto rilassata e simpatica. Ci siamo trovati a dover registrare in un breve periodo di tempo dei brani su cui stavamo lavarando da anni e questo ci ha dato nuova energia. In realtà è stato tutto abbastanza facile.

Emi: Sapevamo quello che dovevamo fare perché avevamo già costruito i pezzi e lavorato sugli arrangiamenti. Non abbiamo registrato uno stumento alla volta ma abbiamo suonato quasi tutto insieme. È stato un po’ come registrare un live in studio. Eravamo tutti e tre molto nervosi e abbiamo dovuto eseguire le canzoni più volte, certi giorni ci siamo dovuti fermare a registrare fino a notte fonda!

E lavorare per la prima volta con un produttore esperto come Efrim Menuck? Siete soddisfatti della resa dell’album?

Jordan: Sì siamo molto soddisfatti. Credo che a volte perdere un po’ il controllo su quello che stai facendo alla tua musica possa essere importante almeno quanto mantenere una visione d’insieme sul disco che stai registrando. Questa credo che sia la differenza quando si lavora con un produttore: si perde qualcosa per avere qualcos’altro in più. Con Efrim abbiamo potuto registrare per la prima volta come una live band e questo è stato fondamentale: ci ha consentito di terminare il lavoro in tempi brevi e di ottenere una maggiore identità di suono.

Rispetto al precedente album, che già proponeva questo stile particolarissimo, il nuovo lavoro sembra maggiormente arrangiato. Gigantic Mother / Wounded Child era più essenziale mentre Ringing For The Begin Again sembra utilizzare più strumenti e maggiori soluzioni.

Jordan: Il primo album è stato interamente registrato a casa da noi due. Inoltre contiene canzoni che abbiamo scritto quando ci trovavamo sulla costa occidentale, in mezzo alla natura, e credo che l’album risenta di quella atmosfera. Su Ringing For The Begin Again invece sono finiti tutti i brani che abbiamo composto qui a Montreal negli ultimi due anni e dunque credo risenta maggiormente della frustrazione della vita di città. Inoltre sul nuovo album abbiamo un altro elemento in formazione, il contrabassista Nathan Gage che ha dato un contributo personale al sound del gruppo.

Le vostre canzoni sono spesso arrangiate con strumenti non convenzionali.

Jordan: Emi ha collezionato strumenti musicali per anni… (ride, ndr).

Emi: Ne ho trovati  molti a casa di mia nonna… tanti anni fa. Ho iniziato a suonare così e anche se non avevo proprio l’intenzione di imparare a suonare, mi esercitavo cercando di capire quali suoni potessi tirarne fuori.

Jordan: Io invece ho una formazione più classica, ho suonato la chitarra per anni poi ho scoperto la fisarmonica. Inoltre, quando stavamo a Victoria  dividevamo la casa con un sacco di gente e c’era un gran via vai di musicisti… Infine, quando abbiamo deciso di trasferirci a Montreal, abbiamo dovuto scegliere quali strumenti portare con noi… ne avevamo troppi!

Io penso che il vostro sound sia veramente originale. Se dovessi definire la tua musica che etichetta useresti? In questi ultimi anni abbiamo assisitito ad una rinascita del folk a 360 gradi… credi di avere qualcosa in comune con gli altri musicisti del cosiddetto new o weird folk?

Jordan: Non lo so. Posso dirti che effettivamente noi abbiamo ascoltato un sacco di dischi ‘folk’ ma io definirei la nostra musica piuttosto come traditional-world-music. Ci piace molto anche la musica etnica. Adesso sto ascoltando molto anche un disco di musica popolare italiana… sono cori di montagna ma non mi ricordo esattamente di dove (nonstante le mie insistenze per sapere il nome della vallata, non ne veniamo a capo, ndr).

Emi: Anche per quanto riguarda la musica tradizionale giapponese: ne ho sempre ascoltata molta ma non ho mai studiato composizione. So che esiste una scala musicale particolare che viene utilizzata nella musica giapponese e a volte me ne servo anch’io… ma oltre questo non vado.

Immagino che adesso, non appena l’album sarà pubblicato, partirete per un tour nord-americano. Pensate di venire anche in Europa?

Jordan: Sì all’inizio partiremo per un tour nord-americano e anche questa sarà un’esperienza totalmente nuova. Faremo da supporto al tour dei Sunset Rubdown e ne siamo felici, si tratta di circa venticinque date. Conosciamo Spencer (Krug, membro dei Wolf Parade oltre che dei Sunset Rubdown, ndr) dai tempi di Victoria e siamo contentissimi di accompagnarli. Per quanto riguarda l’Europa ne abbiamo già parlato con la Constellation e stiamo pianificando un tour per l’autunno… noi non vediamo l’ora!

Gigi Mutarelli
Gigi Mutarelli
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