sabato, Ottobre 1, 2022

Lilies on mars – wish you were a pony (Elsewhere Factory, 2011)

Ci siamo già occupati di Lilies On Mars lo scorso anno con questa intervista, il terzetto londinese, componenti d’origine italiana e canadese, aveva appena vinto il contest REW[f] remixando The Seventh String di Christian Fennesz.
Wish you were a pony
, presentato a marzo nella patria elettiva della band, Londra, uscirà il 23 maggio di quest’anno, non rivoluziona il suono di Lilies On Mars, progetto fondato da due chitarriste che rimane incentrato sulle atmosfere distorte, i reverberi, i suoni non convenzionali, c’è, come nel 2008, l’elettronica, un’elettronica raffinata, moderna, si, ma sempre più limitata alla cosmesi, il ricordo meno nitido sono le MAB. Veniamo ai brani, Wish you were a pony parte composito per farsi opera verso il finale. Retro è un ingresso destabilizzante, elettro-acustico, chitarra e ritmi nervosi alla Ani Di Franco. Crabs è già una bellissima composizione shoegaze, incredibilmente melodica e valorizzata dal crescendo emozionale distorto. Il singolo, Aquarium’s Key, è una canzone pop-onirica perfetta, semplice e affascinante, illustrata dal video minimalista-magico. A Lost Cause è costruita sul gioco fra dissonanze vocali e ritornello orecchiabile, Indie Shuffle US ha sottolineato l’effetto straniante, esotico, della pronuncia poco anglosassone di Lisa e Marina, un effetto che non sfugge neppure all’ascoltatore italiano, la ricerca di soluzioni aliene, verrebbe da dire, ha un risultato universale. L’atmosfera è distesa e malinconica in  I’m confused but it’s ok, tessuta di piano e di archi. Un’altro episodio di valore è Coming slowly undone, atmosfera misteriosa e intarsio di synth un po’ Kraut, seguono due brani in italiano; il primo esperimento, La mattina prima di andare a letto, colpisce soprattutto per la voce surreale, con un suono molto vicino a quello degli Estasia. Più affascinante e personale il secondo esperimento, Su (la scelta della lingua salva le LOM dall’ennesima UP, con riconoscenza) una composizione assai più scura e aggressiva con delirio di theremin e chitarre sul finale. Interessante l’impasto vocale in Hiding Under Water (poetica shoegaze nelle immagini), l’arpeggio si apre sul coinvolgente crescendo post-rock, evoluzioni magistrali e ordinarie per i tre musicisti londinesi. Ancora atmosfere scure per Panic Awakening, la voce, nel finale, evoca persino le prime Hole. Sublime chiusura Angry Lullaby, lo spazio è definito dai reverberi, si espande, si apre ancora sulla cavalcata finale, shoegaze e poca elettronica ma ragionata in un album che non dimentica l’esperienza Fennesz ed evoca più di un nobilissimo fantasma (i Cure di Disintegration, magari Bill Gautier), tutto riuscendo a costruire, anzi, stabilizzare, uno stile piuttosto personale. Wish you were a pony è stato mixato negli Stati Uniti da Dan Brantigan (Kaki King, vecchia collaborazione, spirito affine) e terminato a Londra. Non è dato sapere come verrà accolto in Italia. D’italiano, certo, ha molto poco, il suono è necessariamente internazionale, la dimensione del viaggio rimane importante e funziona.

Lilies on mars su myspace

 

Giorgia Mastropasqua
Giorgia Mastropasqua
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