martedì, Marzo 9, 2021

MF/MB/ – Colossus

Colossus è la seconda prova sulla lunga distanza per gli MF/MB/, combo svedese di sei elementi dedito ad un’elettronica quasi sempre aggressiva e quadrata, con più d’una reminiscenza new wave, kraut-rock e industrial.
Son passati due anni e mezzo dall’esordio Folded, periodo nel quale il gruppo è stato bersagliato dalla malasorte, col risultato che in questo nuovo disco, come scritto dalla band sul suo sito, l’oscurità è risultata protagonista dopo essere stata trascinata verso la band, che non ha potuto sfuggirle.
Il risultato di questo processo creativo dettato dal buio è buono, ma non di più. La partenza pare infatti promettere 45 minuti di fuoco e fiamme: Unto Death è infatti un pezzo tiratissimo, che a dispetto dei suoi sei minuti di durata regge benissimo, con la sua ritmica krauta secca e decisissima a far da sfondo a un muro di tastiere lanciate a mille, un vero e proprio Colossus che può ricordare alcune cose dei Nine Inch Nails altezza With Teeth.
Il resto dell’album non si mantiene sugli stessi standard qualitativi e di trasmissione di emozioni ed energia: se infatti per esempio il secondo brano, Art & Soul, regge ancora il confronto con il primo pur muovendosi in territori molto più wave tra citazioni Joy Division e accenni di tastiere Depeche Mode, ci sono brani più avanti nell’ascolto che rendono molto meno, come ad esempio Passing Complexion, che pare giusto una versione incattivita del nu-rave dei Klaxons, o The Worst Dreams, ballatona sintetica dal gusto che più anni ottanta non si può, o ancora I Am An Entity, che punta tutto sull’aggressività senza però aggiungere altro.
Non solo i brani tirati regalano soddisfazioni: ad esempio Casualties col suo animo pop sporcato di coldwave e l’alternarsi delle voci maschile e femminile riesce ad avvolgere l’ascoltatore e a trovare un ritornello avvincente e di ottima fattura (non a caso è il singolo di lancio del disco), mentre Our Next Rendezvous cresce pian piano col suo motorik incalzante ma al tempo stesso delicato.
Che dire quindi di questi MF/MB/? Che hanno sicuramente stoffa, ma che devono ancora crescere incanalando al meglio la loro creatività, lasciandosi forse meno trasportare dall’istinto ma ragionando un po’ di più sulle canzoni che, in un genere ormai esplorato in lungo e in largo come l’elettronica che ci propongono, sono l’unico modo per farsi ricordare e per emergere.

Fabio Pozzi
Fabio Pozzi, classe 1984, sopravvive alla Brianza velenosa rifugiandosi nella musica. Già che c'è inizia pure a scrivere di concerti e dischi, dapprima in solitaria nella blogosfera, poi approdando a Indie-Eye e su un paio di altri siti.

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