Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

Marzo 3rd, 2011
Pitch – Comme un flux (Deambula/Heaven, 2011)

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Sono passati ormai 14 anni da Bambina Atomica, il primo disco dei (P)itch, la creatura di Alessandra Gismondi; quello era un disco carico di rabbia, in bilico tra noise, punk e provocazione, come si addiceva a una rrriot girl anni ’90.
Col tempo il lato “cattivo” della musica prodotta da Alessandra si è affievolito, facendo emergere altri lati della personalità dell’artista ravennate; lo scorso anno, ad esempio, con i Vessel, il progetto condiviso con Corrado Nuccini, erano lo shoegaze e il rock cantautorale anni ’70 i punti cardinali entro cui muoversi. In questo Comme Un Flux a farla da padrone è un dream pop, anche in questo caso solcato da chitarre shoegaze, parente stretto di ciò che i Blonde Redhead fanno da qualche anno a questa parte, da quando si sono allontanati dalle pesanti influenze dei Sonic Youth. Come nei brani composti dai fratelli Pace, in quelli dei Pitch è presente un’innata eleganza, che si sposa perfettamente con il filo conduttore del disco, che è la danza, vista appunto “come un flusso”, ed esplorata e descritta lungo le dieci tracce, tutte in inglese con la sola eccezione della title-track, cantata in un sensualissimo francese.
Certo, qua e là emergono ancora reminescenze del suono nervoso di un decennio fa, come in DNA o in Breakfast And Stars, non a caso i brani più corti dell’album, come a sottolinearne lo spirito maggiormente punk; a risaltare però quasi ovunque è un maggior equilibrio e un songwriting più elaborato, che raggiunge picchi di assoluto interesse in pezzi come Blossom, con la sua batteria marziale e i suoi perfetti intrecci chitarristici dalle parti dei Sonic Youth di Dirty, come la già citata title-track, che pare una trasfigurazione in francese della PJ Harvey più calma e sensuale, oppure Real Life, capace di avvolgere l’ascoltatore in un abbraccio al tempo stesso gelido ed emozionale, in bilico tra sogno e, appunto, vita reale. Un buon disco quindi, un tentativo di evoluzione e maturazione andato a buon fine, e che potrà portare a sviluppi ancor più interessanti, con un ulteriore affinamento nella scrittura e con un maggior distacco dall’ombra dei Blonde Redhead, che a volte si fa fin troppo incombente.

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Fabio Pozzi

Fabio Pozzi

Fabio Pozzi, classe 1984, sopravvive alla Brianza velenosa rifugiandosi nella musica. Già che c'è inizia pure a scrivere di concerti e dischi, dapprima in solitaria nella blogosfera, poi approdando a Indie-Eye e su un paio di altri siti.