The Acorn – No Ghost (Bella Union, 2010)

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Credo che i canadesi ACORN abbiano davvero frugato a lungo in soffitta alla ricerca di qualche spettro che potesse abitare il loro cottage in Quebec, prima di dare alla luce questo più che soddisfacente No Ghost, licenziato dalla Bella Union e pronto così a percorrere lo stesso sentiero degli incensatissimi labelmate Beach House. Scovarne qualcuno (fantasmino , intendo!) gli sarebbe servito se non altro ad esorcizzare la paura che Klausener e soci avranno di certo provato nel produrre l’ennesimo disco folk a base americana, per lo più in un momento in cui un certo canadian weird viene profuso con una prodigalità davvero ossessiva. Ed invece, pur senza scomodarsi per fare in modo che le trombe annuncino il giudizio, No ghost esiste ed è piacevole. Complice sicuramente l’ottimo livello stilistico già dimostrato dalla band con il precedente Glory Hope Mountain e quel ruffiano maquillage Wilco che filtrato ora attraverso banjo appalachiani ancora con crestomazie dal distinto sapore Radiohead è capace comunque di donare onestà intellettuale a tutto il disco. Momenti più riflessivi si alternano così, in perfetto equilibrio, a suggestive cavalcate rumour-pop (Cobbled from dust, Bobcat Goldwrath) tracciando come ali di un compasso un grosso cerchio che include tanto la gnosi willholdamiana (On the line, Slippery when wet, Almanac) quanto l’equivalente in soldoni che gli Elbow di Gurvey potrebbero ricavare da un doppio carpiato mortale nella piscina dei fab-four di Liverpool. Ballate incoraggianti come Mispalced o Kindling to cremation ci vengono del resto donate in tutta la loro efficacia mentre la splendida title track non ci lascia scampo imprescindibilmente dall’ordine di scuderia che l’inquadra in quel filotto surf-pop barocco tanto caro a Beach House e Vampire Weekend, appunto. Brillante e vario…quanto basta per farsi apprezzare!