Da pochi giorni è uscito il secondo lavoro sulla lunga distanza dei canadesi Tokyo Police Club, Champ, a due anni di distanza dal precedente Lp Elephant Shell e a quattro dal folgorante Ep A Lesson in Crime. Il quartetto di Toronto con questo disco non rivede in toto il loro stile, un indie rock legato a doppio filo con gli Strokes delle origini, né molti di quei particolari che li hanno resi in qualche modo diversi dalla massa delle formazioni indie rock d’ispirazione punk e new wave nate e cresciute nell’ultimo decennio. Era il 2006 quando A Lesson In Crime etichettò il gruppo come rivelazione dell’anno e in effetti c’era di che applaudire; canzoni semplici eppure in qualche modo toccanti ed epiche come Nature of the Experiment o la distopica Citizen of Tomorrow facevano ben sperare la critica in un futuro roseo e pieno di successo. Poi, Elephant Shell demolisce in parte le aspettative precedenti, complice l’assenza di spunti originali e interessanti che avrebbero reso l’ascolto più piacevole. Champ segna una ripresa notevole e una fase di allontanamento dagli standard dei vecchi TPC. C’è sempre la batteria dall’incedere singhiozzante, le tastiere dissonanti e le chitarre distorte impegnati nella tessitura di reti avvolgenti; ma c’è anche una maggiore cura nella produzione (di conseguenza l’abbandono della galassia garage, sul quale orbitava il primo Ep) e un approccio catchy che rispetta la forma canzone classica e cerca contemporaneamente di sperimentare su altri campi. Si ascolti a riprova di ciò Bambi, perfetto singolo dall’intro di tastiere magnetico, o Gone, dalla costruzione math rock comunque appetibile. Con i battiti rallentati l’anima punk esala per far posto anche ad episodi post punk di indubbio valore, come la conclusiva Frankenstein e la toccante Breakneck Speed, avvalorate anche da una maggiore sicurezza riportata dal cantante e bassista David Monks. Nonostante qualche piccolo passo falso, l’anonima Big Difference e il furto a danni degli Strokes chiamato Favourite Colour, quest’opera è un buon modo per riaffacciarsi nella scena alternative con qualcosa da dire. “It’s good to be back”, è bello essere tornati, ripetono in più canzoni. Questa volta anche per noi.
Tokyo Police Club, Champ (Memphis Industries, 2010)
Champ, il secondo lavoro sulla lunga distanza dei Canadesi Tokyo Police Club, la recensione di Elia Billero...

