giovedì, Agosto 11, 2022

Le Scimmie – Dromomania (autoproduzione, 2011)

Con un nome del genere, verrebbe da pensare a Le Scimmie come ad un gruppo demenziale. Niente di più lontano dalla verità. Sono seri. Mortalmente seri. E ce lo fanno presente fin dalla copertina, adornata di una bella tappezzeria nero pece. Dopo aver dato un ascolto ai brani di Dromomania, l’osservazione che verrebbe da fare è casomai un’altra: ma questi due dove cazzo pensano di andare al giorno d’oggi? Non certo perché manchino di talento, sia chiaro. Il punto è che la formula musicale attribuibile al duo di Vasto sembra lontanissima da ogni ipotesi di smerciabilità: un metal rozzo, sporco e funereo che guarda tanto ai maestri Black Sabbath quanto a coloro che ne hanno raccolto l’eredità attraverso i decenni, portando alto il vessillo del doom/sludge. Così se L’Oblio Mistico evoca lo spettro di Black Flag e Melvins, Dromomania e Nostofobia resuscitano l’impeto dei seminali Saint Vitus. Come se già di per sé questo non fosse uno schiaffo in faccia alle preferenze dei modaioli, in nessun brano si nota la benché minima traccia di voce. In compenso i titoli in scaletta fanno uso di termini piuttosto fantasiosi e desueti, presi di peso dal linguaggio medico specifico per descrivere determinate nevrosi e fobie. Ovunque imperversa una chitarra ribassata e iper satura, propensa ad occasionali manipolazioni elettroniche e supportata da una batteria impetuosa, come da manuale tutta rullate e scrosci di piatti. La cifra stilistica risulta in effetti piuttosto uniforme, se non addirittura monolitica. Tuttavia si fanno apprezzare alcune scelte, indicative di un certo gusto per la sperimentazione oltre i confini prestabiliti. Esempio lampante l’accoppiata Athazagorafobia I/ Athazagorafobia II, in cui lo stesso tema si sviluppa prima secondo i canoni della power ballad anni ’80, per poi rattrappirsi in un vagito atonale. Affascinante anche la struttura aperta de Il Filo di Lana, in cui continui cambi di tempo accompagnano il brano verso un finale libero, dove la chitarra si esibisce in una sinfonia per feedback. Se dal vivo riescono a trasmettere l’impatto che hanno su disco, Le Scimmie devono essere un vero e proprio schiacciasassi. Occhio ai timpani.

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Federico Fragasso
Federico Fragasso
Federico Fragasso è giornalista free-lance, non-musicista, ascoltatore, spettatore, stratega obliquo, esegeta del rumore bianco

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