venerdì, Dicembre 9, 2022

Luc Orient – La vie a grande vitesse (Lademoto Records, 2012)

Tutto è più complicato di come appare. Nulla è solo bianco o nero, giusto o sbagliato, sì o no. Siamo esseri umani, costruiamo noi stessi sulle diversità. Per tornare a riapprezzare le sfumature dell’esistenza occorre rallentare la corsa, procedere con calma fino a fermarsi. Così da tornare ad avere il tempo necessario per vivere, amare, pensare. La vie a grande vitesse, nuovo album dei Luc Orient, può essere considerato a tutti gli effetti un invito macroscopico a ridurre il passo di marcia. Per ricominciare a godersi la vita. La band fiorentina ama fare le cose prendendosi tutto il tempo che serve. Nati nel 1981 da una costola dei Revolver (una delle prime band post punk italiane) Alessandro Corda, Rrock Prennushi e Piero Pieri diventano in pochi anni fra gli esponenti più interessanti del circuito nazionale new wave. Sciolti nel 1987 dopo Funny Valentine e un progetto mai realizzato di creare un Lp diviso in lato est e lato ovest, i Luc Orient riprendono vita nel 2005 per la volontà di Pieri e Prennushi di tornare a comporre «musica per teste danzanti». Così ecco la Vie a Grande Vitesse per Lademoto Records, etichetta fondata da loro stessi assieme ad Al Castellana and the Soul Combo.

L’album si raccoglie attorno a sonorità piene di groove, caratterizzate da armonie aperte e da un forte impianto ritmico. Il rischio – in alcuni casi inevitabile quando si parla di ritorni all’attività – di essere risucchiati nel vortice revivalistico di ” quello che eravamo” e quindi produrre musica uguale a quella che si componeva all’inizio è scampato. Anzi, il duo dimostra di essere mosso da una fertile vena creativa che li porta a sperimentare nuove sinergie compositive. Le otto tracce dell’album sono un oscillare continuo fra rock, black music, elettronica, folk e una velata atmosfera lisergico – psichedelica. Su tutte brilla la stella di Champagne (primo singolo), polaroid sulla fuga (per dove non si sa) e sulla disillusione d’inizio millennio, da combattere con perseveranza e mantenendo autonomia d’opinione. Mi dva (in serbo – croato significa “noi due”) evoca il dramma, la malinconia di ogni separazione e l’insensatezza di ogni conflitto, con alle spalle lampi e i boati della guerra, ormai troppo dimenticata, dei Balcani. La Casa chiude invece l’album con un elogio al nomadismo dal sapore psycho folk. Sebbene i temi cantati non possano essere definibili “easy listening”, il groove di cui il suono è ricco e le inserzioni flautistiche concepiscono atmosfere leggere e sporcate di erotismo. Refresh sonoro e ricerca musicale producono spesso buoni frutti. Non fanno eccezione per i Luc Orient che dopo anni rientrano sulla scena con un disco non banale e pieno di spunti interessanti. Una piacevole sorpresa per quello che, per certi versi, assomiglia più a un nuovo debutto piuttosto che un altro ritorno.

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Luc Orient sul web

Tracklist

Oui misses bloom | Amore, nessun dolore | Champagne | La vie à grande vitesse | L’infanzia di Ivan | Mi Dva | Requiem | La casa [/box]

Andrea Quadroni
Andrea Quadroni
Andrea Quadroni, 27 anni, millanta origini austriache e un passato da suonatore di basso. Nato a Como, vive in un paesino alla periferia del mondo civile. Al liceo si pettinava con il sapone di Marsiglia, ha studiato tra Milano e Parigi e si è laureato da poco in storia. Scrive di musica, cura scrupolosamente i suoi baffi biondi-rossicci e ama ripetere con orgoglio “I saw Pulp live”.

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