domenica, Settembre 19, 2021

Cocoanut Groove – How to build a maze: la recensione

Ho sempre creduto che le tradizioni dei paesi nordici per quanto concerne la musica pop siano un mistero affascinante: la capacità con la quale fanno propri diversi stili musicali, anche nati lontanissimo, sempre legati al pop ed al rock, li rende come dei “canadesi europei”, pronti a sperimentare e ad allargare il proprio raggio d’azione su quante più nicchie musicali è possibile esplorare. Tempo fa ho avuto conferme di ciò dagli Oh No Ono, danesi pazzi di electro-prog-pop, questa volta dagli svedesi Cocoanut Groove, eredi improbabili della ondata hippie californiana, sebbene il sole scaldi poco in quelle terre inospitali. E’ incredibile la facilità con la quale riescono a ricreare quell’atmosfera di bassa fedeltà dei dischi dei Lovin’ Spoonful (da cui hanno preso il titolo del disco), come pure Van Morrison, i moog, i Byrds, la beat generation francese. Qualche episodio si sviluppa in modo ottimale, come Prelude, la movimentata North Country Summer, la Turtles-iana Afternoons, la sigla da Far West Colours, la pseudo cover degli Smiths Night Walk. Il percorso seguito prosegue il cammino cominciato con l’Ep Colours di due anni fa, breve port-folio di emozioni pop rock, quasi tradizionalista. Con questo disco lo studio è più sui sottogeneri musicali, mantenendo intatta la capacità di collegarli a sentimenti sottotraccia. Musica lieve quella del cantautore Olov Antonsson, potrebbe lasciare le tracce di una pioggerellina estiva: se dopo poco esce il sole, il pensiero è già passato.

Elia Billero
Elia Billero vive vicino Pisa, è laureato in Scienze Politiche (indirizzo Comunicazione Media e Giornalismo), scrive di dischi e concerti per Indie-eye e gestisce altri siti.

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