sabato, Dicembre 3, 2022

Vietnam – an A.merican D.ream (Mexican Summer, 2013)

Vietnam-An-American-Dream-Vinile-lp2D’ora in poi i vari cantautori off americani, i blues singers storti e non convenzionali, tutta la progenie di indie-folkers venuta su come i funghi in Ottobre, tutti ma proprio tutti dovranno confrontarsi con Michael Gerner aka Vietnam. Monicker scelto scomodo per le coscienze americane, titolo sarcastico del nuovo album (an American Dream) altrettanto scomodo. Gerner ritorna dopo ben cinque anni di silenzio riformando in gran parte la band che lo aveva accompagnato nelle registrazioni del disco d’esordio. Dicevamo del confronto: difficile sarà ignorare un album come questo. Prolisso, a tratti eccessivo, ma sempre ispirato e arso dal fuoco del sacro blues. Acido, stradaiolo, montato come fosse una colonna sonora per il remake di Apocalypse Now (evidente in questo l’esperienza maturata da Gerner negli ambienti dei soundscapes newyorchesi e nel cinema), sempre molto rock’n’roll, spesso divorato dai demoni delle jam sessions psichedeliche. Immaginate delle fornicazioni tra Grateful Dead, Neil Young, Little Feat, Velvet Underground; i Seventies con la schiuma alla bocca, le maracas usate come oggetto contundente, la tragedia della guerra esorcizzata con tonnellate di acidi andati a male. Questi gli umori sprigionati da un disco finalmente coraggioso, il quale non ha paura di sporcarsi le mani ma non ha nemmeno la spocchia snob di risultare troppo “avant”: la melodia c’è, l’impatto comunicativo pure. Un busker con ambizioni da big band , un disco pieno di brani debordanti, a cominciare dal trittico iniziale, davvero fulminante: Stucco Roofs, Kitchen Kongas, Fight Water With Fire distillano acid blues e percussioni latine, malinconie psichedeliche e rincorse entusiaste verso il raggiungimento di una meta che altro non è se non l’ambizione di scrivere grandi canzoni. Alcune volte ci si riesce, altre no. Ci sono imperfezioni, ci sono lungaggini, c’è pure una certa dose di hippismo naif da “Woodstock operazione – nostalgia” che fa  tenerezza; ma c’è una tale dose di trasporto emotivo che ci si dimentica dei difetti e gli si perdona tutto, al Gerner.
Noi diciamo di non fidarvi di chi, per dire secondo disco, dice “sophomore album”. Noi consigliamo di non leggere i voti decimali di quel famoso sito là. Noi vi suggeriamo di ascoltare e di trarre le vostre conclusioni.

[box title=”Vietnam – an A.merican D.ream (Mexican Summer, 2013)” color=”#5C0820″]

Tracklist:

stucco roofs | kitchen kongas | fight water with fire | yaz | 1.20.09 | flyin | no use in crying | blasphemy blues | world war worries | i promise…things are gonna get better [/box]

Denis Prinzio
Denis Prinzio
Denis Prinzio è bassista di numerose band underground ora in congedo temporaneo, scribacchino di cose musicali per sincera passione, la sua missione è scoprire artisti che lo facciano star bene.

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