giovedì, Giugno 13, 2024

Uochi Toki – Libro Audio: la recensione

Quando si parla di tumori, in un dialogo ad esempio, nasce quasi sempre una contesa tra gli interlocutori: «io sono più salutista, io li prevengo meglio, il fumo non fa male quanto lo fa la tua pessima alimentazione»…”

Queste le prime parole che si ascoltano su Libro Audio, quinto disco degli Uochi Toki, dopo una quindicina di secondi a base di rumorosi ronzii analogici. Uno pensa: cominciamo bene. In effetti sì, cominciamo benissimo. Il cinico apre, a parere di chi scrive, uno dei migliori dischi di musica italiana ascoltati di recente: una batteria cadenzata e i bassi che pompano aggressivi sulla base di Rico fanno da sfondo all’incontrollabile sproloquio di Napo, in quello che sembra un bislacco invito ad assaporare la vita (“…se ho il 70% di possibilità di guarire da una malattia, che tra parentesi non ho ancora contratto, faccio in modo che il restante 30% venga speso facendo passeggiate nel bosco, visto che da morto di certo non ne avrò possibilità…”).

Il pretesto per la genesi dell’opera è il seguente: Rico chiede a Napo di scrivere dei testi partendo non già da esperienze vissute in prima persona, bensì descrivendo situazioni immaginate, in modo da dare origine ad una sorta di narrativa Rap – da qui il titolo dell’album. L’operazione riesce solo per metà, letteralmente. Nella prima parte del disco i protagonisti dei testi sono ancora Napo, i suoi amici e nemici, i suoi parenti; le situazioni descritte sono ancora saldamente ancorate all’ambito del personale e del vissuto. A partire da il non-illuminato, però, l’atmosfera cambia impercettibilmente e si comincia ad entrare nel territorio della fantasia, sebbene in molti casi si tratti ancora di fantasie verosimili o di sogni. Quello che ne esce è una sorta di concept, ben illustrato dal diagramma presente all’interno del booklet: un percorso progressivo che da una realtà complicata e a tratti incredibile ci trasporta all’interno di un immaginario impossibile e tuttavia credibile. Di conseguenza la linea di demarcazione fra realtà e fantasia, in questa opera dalle velleità concettuali, è sottile e permeabile. Quasi impercettibile. Anche alcune delle situazione immaginate potrebbero, in potenza, rivelarsi vere. Semplicemente, i personaggi che le vivono hanno minori vincoli e maggiore libertà di azione proprio perché partoriti della fantasia.

Dopo la traccia di apertura il disco prosegue senza tregua o esclusione di colpi: basi massicce, dure, non compromissorie (devastante quella de il ballerino); testi che sputano sentenze contro tutto e tutti sulla prima facciata; astratti, al limite dell’ermetismo sulla seconda, ma sempre mossi da un’intelligenza pungente (geniale la narrazione del proprio albero genealogico ne il nonno, il bisnonno). Splendida, in questo senso, l’osservatore/l’osservatore 1, apologia della capacità di immaginare, ritenuta un passatempo più interessante della realtà; opposizione ad una forma di pensiero generalmente diffusa che privilegia sempre e comunque il pratico. La canzone potrebbe essere vista come il cardine dell’intera opera per come i piani dell’immaginario e del reale, del sonno e della veglia, si confondono progressivamente. Si parte con un elogio della “parte destra del cervello”; a poco a poco però la fantasia prende il sopravvento (“…Comincio a vedere cose che non esistono…”) ed eventi solo immaginati vengono presentati come realmente accaduti (“… Al funerale di mio nonno… Mio nonno apre la bara e mi indica fra lo stupore parentale. Mi dice: «Hai ragione, ti sarà sempre più difficile separare il piano immaginario da quello pratico, quindi fai in modo che si permeino, si permutino, che collassino». Grazie nonno, sapevo che non eri solo buono a brontolare e a picchiare mio padre, hai cambiato la realtà con un tocco. Intorno a me succedono cose che non esistono…”).

Meravigliose e sempre perfettamente calzanti le basi di Rico, che sottolineano di volta in volta i testi con atmosfere contestuali agli episodi narrati. E così nell’osservatore… la cadenza è oppressiva e sottilmente onirica, le batterie alternano tempi lentissimi ad improvvise accelerazioni. La successiva il ladro, uno degli apici musicali dell’intero disco, presenta invece un motivetto inquietante che ben si adatta alla fantasia di delitto illustrata da Napo. L’immaginazione cavalca ormai a ruota libera tratteggiando figure dai tratti verosimili, come il ragazzino disadattato che trova nel fuoco la sua illuminazione (il piromane), il duellante fatalista perché condannato in ogni caso dalla tisi (lo spadaccino), l’insospettabile che si rivela pazzo omicida (la bestia). In altri casi, invece, i personaggi sono totalmente fuori dalle righe, come lo stregone che resuscita i suicidi affetti dal male di vivere (il necromante) o l’alienato protagonista de il claustrofilo, altra traccia eccelsa in cui Napo espone le sue immaginarie “memorie dal sottosuolo”. Si figura architetto che rifiuta il mondo di superficie, ridisegnando i confini del reale sulla violentissima e incalzante base di Rico. Verso la fine del pezzo il rapper comincia a sputare frasi in sincrono con le pulsazioni elettroniche ed è un altro dei momenti di massima esaltazione dell’album.

Libro Audio dimostra come quella degli Uochi Toki rimanga una voce fuori dal coro nel contesto dell’Hip Hop italiano. Un’esperienza singolare da gustarsi anche dal vivo, come i due hanno confermato di recente grazie ad una intensa performance matinèe all’Italia Wave Love Festival di Livorno. In conclusione, non c’è molto altro che io possa aggiungere: questo è un ottimo disco. Compratelo.

Federico Fragasso
Federico Fragasso
Federico Fragasso è giornalista free-lance, non-musicista, ascoltatore, spettatore, stratega obliquo, esegeta del rumore bianco

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