sabato, Novembre 27, 2021

First Cow di Kelly Reichardt – Berlinale 70 – Concorso: la recensione

First Cow, il nuovo film di Kelly Reichardt a Berlino. In concorso

Quarta collaborazione tra Kelly Reichardt e Jonathan Raymond, già autore dei soggetti di Old Joy (2006), Wendy & Lucy (2008) e Meek’s Cutoff (2010). Stavolta lo spunto letterario è il suo romanzo The Half-Life (2004), con una variazione fondamentale: i due amici Cookie e King-Lu non sfruttano il castoreo, secreto dei castori, bensì il latte vaccino, e cucinano “dolcetti oleosi” che fanno impazzire i cercatori d’oro di stanza in un forte dell’Oregon.

Reichardt innerva il film di umanità, gentilezza, pace. L’unico personaggio femminile di rilievo, senza nome, appare nella prima sequenza insieme al proprio cane – ed è impossibile non pensare a Wendy e Lucy. Imperniare la trama sulle dolci secrezioni genitali dei castori avrebbe forse provocato imbarazzi, per cui ecco la “prima vacca”, prima cioè ad arrivare sana e salva nel territorio boschivo, pressoché vergine, che fa da sfondo al film. Bellissima, placida, con due occhioni da cartone animato, è la mucca del capo. L’alimento che produce è un’autentica rarità.

Reichardt è un maestro della sottrazione: nel ritmo, negli elementi del racconto, ma anche nel regredire nella Storia. Raggiunge l’essenziale senza impoverire l’attenzione. Il passaggio dal western biblico Meek’s Cutoff alla terra selvaggia boschiva e fluviale di First Cow è naturale, così come tutti gli avvenimenti che vi si susseguono. Con la dovuta calma. L’amicizia tra il cuoco di frontiera Cookie e il commerciante cinese King-Lu risulta subito limpida, plausibile, senza dover essere virile o suggerire l’omosessualità. E per quanto la trama sia minima, la regia riesce a rendere sinceramente avventurosa anche solo l’idea di mungere una vacca nottetempo.

First Cow consegna allo spettatore una riflessione indiretta, ma inevitabile, sul consumismo e il parossismo della nostra epoca. Lo premia con una pace sublime, con un racconto cristallino anche quando si concede delle ellissi. Un altro bel colpo indipendente targato A24. Il cast riserva delle sorprese.

Niente spoiler, ma i fan dei Pavement hanno un motivo in più per apprezzare l’arrivo di questa prima vacca tra i boschi del nordovest.

Simone Buttazzi
Simone Buttazzi è nato a Bologna nel 1976 e ora vive in Germania. Si è laureato con una tesi sull’immagine-pulsione di Gilles Deleuze e le sue occorrenze cinematografiche. Dal 2002 lavora in campo editoriale come traduttore (dall’inglese e dal tedesco), redattore e consulente. In rete, oltre che su Indie-eye Network scrive per numerose testate di Cinema e Letteratura.

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