venerdì, Gennaio 21, 2022

Pink Mountaintops – Get Back: la recensione

Ritornano i Pinkmountaintops, side project di Stephen McBean, già noto per i Black Mountain;  Get Back è un album dedicato al rock’n’roll e arriva a cinque anni di distanza dal concept Outside Love, realizzato con una pletora di ospiti, più o meno come questo nuovo capitolo, che include le collaborazioni di musicisti seminali come J Mascis Rob Barbato dei The Fall,  Randal Dunn dei Sunn O)) e molti altri.

Dà il via Ambulance City, in stile Can (e Bowie, visto il ritornello che cita continuamente la station da cui il Duca Bianco entrava ed usciva prima della trilogia berlinese). The Second Summer of Love tira le frustate anni ’60, come pure Through All the Worry, speranzosa scintilla da revival pop rock anni ’90 e dal cantato alla J Mascis. Wheels vira sul tex-mex, mentre Sell Your Soul entusiasma con un rock’n’roll cantilenante, quel tipo di imitazione che gli Oasis hanno provato a fare senza successo nel corso degli anni. North Hollywood Microwave  è solamente una copia, riuscita certo, dei Virgin Prunes al femminile (con la partecipazione di Annie Hardy dei Giant Drag). Seguono Sixteen, già dal titolo spensierata e inquieta come la Teenage Riot dei Sonic Youth, e Shakedown, classicona sul limite delle pulsioni febbrili, da Pulp. The Last Dance è un appello accorato per avere l’ultima danza (ma dal tono potrebbe essere anche l’ultima canna o l’ultimo bacio); una conclusione che Baz Luhrmann, se avesse girato The Great Gatsby dopo questo album, avrebbe sicuramente preso in considerazione per l’addio dalle scene di Jay Gatsby.

A disco finito si capisce dove sta il mix perfetto che rende il disco, se non memorabile, quantomeno da acquolina in bocca. La magia del vero vintage si mescola con le bruciature delle foto instagrammate. Il classico corto circuito tra realtà (ormai passata e macinata da anni) e rappresentazione della realtà (stereotipata, instagrammata). McBean usa senza troppi problemi le migliori strutture ed intenzioni rock’n’roll classico, da immaginario collettivo (legato al glam, molto al pop rock, qualche punta di alternative rock proprio per non sembrare così banali). Due accordi per la strofa, bridge e poi ritornellone: è sempre andata così, e con i giusti filtri i Pink Mountaintops ci dimostrano che funziona ancora.

Elia Billero
Elia Billero vive vicino Pisa, è laureato in Scienze Politiche (indirizzo Comunicazione Media e Giornalismo), scrive di dischi e concerti per Indie-eye e gestisce altri siti.

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