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Saeed, Pejman e Lei Low. Radici iraniane per un progetto germogliato a Firenze sotto il segno del trip-hop più creativo e contaminato. Si chiamano BowLand e il loro album di debutto, davvero sorprendente, si intitola "Floating Trip". Tra i progetti più interessanti emersi dal bando di Toscana100Band, li vedremo sul palco della prestigiosa Festa Della Musica di Chianciano Terme prima di DubFX, sabato 29 luglio 

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[Le foto dell’articolo sono di Soroush Jebelli]

Tre anime creative diverse ma perfettamente combinate. BowLand è un progetto dalle origini iraniane ma dalla vocazione internazionale. Firenze è un punto di incontro, uno “strano attrattore” o più semplicemente la loro attuale residenza, il cui fermento musicale e culturale ha sicuramente contribuito al risultato di “Floating Trip“, primo album sulla lunga distanza realizzato anche grazie al contributo di Toscana100band, il progetto di Regione Toscana e Giovani Si che ha finanziato 100 artisti meritevoli su una rosa di 700 candidature. Tra i progetti ascoltati, BowLand è decisamente sopra la media e segue quella linea trip-hop, nu-soul, tra anima ed elettronica, che sta emergendo con risultati del tutto nuovi sia in Toscana che nella penisola tutta, pensiamo a progetti come Charo Galura, Handlogic, Manitoba, Kick, per citare i più riusciti. 

BowLand è in questo senso la formazione meno canonica e attraversata da una serie di stimolanti contaminazioni che mettono insieme la voce suadente di Lei Low con la strumentazione elettrico/elettronica di Saeed Aman e gli strumenti di una tradizione globale come quelli ricercati da Pejman Fani, che nell’album suona il digeridoo australiano, la kalimba africana, lo scacciapensieri, le percussioni, cimentandosi anche con il beatboxing umano. 

È una commistione suggestiva che muovendosi sul solco dei seminali SoapKills e delle produzioni apolidi curate da Zaid Hamdan (l’incredibile Maai and Zeid, per citarne una) integra elementi mediorientali in forma del tutto libera e, come ci hanno detto loro stessi in questa intervista, assolutamente inconscia.

BowLand allora è il riconoscimento delle proprie radici come parte del mondo, in un modo non dissimile dal lavoro combinatorio che emerge dalle canzoni di frontiera di Nadine Shah. Le radici nazionali, qualsiasi siano, diventano patrimonio collettivo e dissolvono i confini.

BowLand saranno ospiti della prestigiosa Festa Della Musica di Chianciano terme il prossimo 29 luglio 2017. Apriranno uno dei set più attesi, quello di Dub FX. Per l’occasione li abbiamo intervistati

BowLand – Album Teaser #1

Cosa vi ha portato in Italia e più precisamente a Firenze dall’Iran?

Siamo venuti in Italia inizialmente per studiare. Firenze è stata una scelta a metà fra la casualità e la pianificazione.

Il progetto Bowland dove è nato, in Iran o in Italia, potete raccontarci le origini della band?

Il progetto è nato a Firenze nella primavera del 2015 in maniera molto spontanea. Noi siamo amici da più di 15 anni e la musica ha sempre avuto un ruolo centrale nella nostra amicizia, ma quasi sempre come ascoltatori. Non avremmo mai pensato di creare musica insieme un giorno.

Avete partecipato al progetto toscana 100 band, cosa è cambiato dopo questa esperienza?

Dopo Toscana100band è cambiato praticamente tutto. Grazie ai contributi del bando, BowLand da un hobby si è trasformato in un progetto a tempo pieno ed ha trovato un posto centrale nelle nostre vite. Prima era solo un passatempo, adesso tutti e tre praticamente viviamo per BowLand.

Companatica (Music in the Kitchen) 2017 #5 BowLand – Don’t stop me (per La Scena Muta)

Il titolo del vostro album, Floating Trip, che significato ha?

“Trip” perché questo disco per noi è stato un viaggio mentale, l’inizio di un’avventura per scoprire questo nuovo mondo che abbiamo chiamato BowLand. “Floating” perché le atmosfere della musica ci trasmettono una sensazione fluttuante, come una barca che galleggia nel mare. Ci piacerebbe accompagnare chi ci ascolta, attentamente, in un viaggio simile.

La strumentazione che utilizzate è molto particolare e non è legata direttamente alla tradizione del vostro paese. Per esempio il Didgeridoo australiano, la kalimba africana e lo scacciapensieri, uno strumento antichissimo le cui origini sono davvero lontane nella storia dei popoli. Come mai questa scelta sincretica?

Nella scelta delle fonti sonore la cosa più importante per noi è la qualità e il carattere dei suoni, indifferentemente dal modo e l’oggetto con cui vengono create. Pejman da anni suona e colleziona strumenti particolari come quelli che hai citato, i quali hanno trovato il loro posto negli arrangiamenti in modo molto organico, ma la scelta delle fonti sonore per noi non si limita a “strumenti”, usiamo qualunque cosa in grado di creare un suono interessante.

Agli strumenti acustici contrapponete l’utilizzo di numerosi dispositivi elettronici. Synths, computer, campionatori. Come conciliate i due aspetti?

Se uno tratta il suono con un approccio spoglio, focalizzando solo sull’essenza, queste barriere si sfumano e questi dualismi quasi non si percepiscono più. C’è anche da sottolineare il fatto che noi non siamo musicisti nel senso accademico della parola, e quindi ci risulta più facile rompere gli schemi predefiniti e prestabiliti perché spesso non li riconosciamo proprio.

I vostri ascolti sono legati in qualche modo alla musica occidentale? Vi faccio questa domanda perché nel vostro suono c’è molto trip-hop e parte di quel nu-soul britannico legato alla musica degli anni novanta…..

Si, noi abbiamo sempre ascoltato prevalentemente musica occidentale, ed in particolare tanto Trip Hop. Negli anni novanta, quando noi eravamo adolescenti, nei nostri giri di amici si ascoltava tanti gruppi come Massive Attack, Tricky, Portishead, Radiohead, Archive, … Per cui è naturale che queste atmosfere vengano riflesse nella nostra musica.

Uno dei miei brani preferiti dell’album è “Clowns” dove il campionamento di rumori naturali, della voce, del respiro, duella con la strumentazione acustica, anch’essa processata e modificata. Un risultato molto suggestivo. Potete raccontarci qualcosa su questo brano, sulla lavorazione, sull’idea originaria e sul suo significato?

Questa domanda fa sorridere Saeed perché si è sempre lamentato del fatto che “Clowns” non piacesse a nessuno!
È stato costruito intorno al primo giro di chitarra con cui inizia. Questa chitarra originariamente era in un altro pezzo ma non ci stava bene quindi abbiamo dovuto tagliarla fuori, ma ci piaceva tanto abbiamo quindi deciso di continuare a lavorarci come con un brano autonomo. Il testo parla dell’eterno conflitto fra notte e giorno, buio e luce, freddo e calore, ed in parte è stato ispirato al libro illustrato di Sean Tan, “The Arrival”. I rumori del respiro e del bere dell’acqua creano un’atmosfera calma, molto idonea come conclusione, controbilanciando il rumore dell’acqua con cui comincia il disco.

Come nasce un pezzo dei Bowland, a livello di idea e di scrittura?

Facciamo un sacco di registrazioni, catturando suoni da ogni parte. Spesso cerchiamo uno o più loop interessanti in mezzo a questi suoni e iniziamo a costruirci intorno con nuove registrazioni. C’è sempre un momento in cui riusciamo ad intravedere uno spazio, un’atmosfera, e da quel momento ci lasciamo guidare dal pezzo stesso. Di solito in questa fase Lei Low inizia a concepire il testo mentre noi (Pejman e Saeed) lavoriamo più sulla parte strumentale.

Nella vostra musica ci sono molte influenze medio orientali. Nei ritmi e nella metrica che segue il cantato di Lei Low si sentono elementi del sistema Dastgāh, mentre nella sezione ritmica le influenze sono molteplici, penso ad un brano come “Darkness in your tone”. Gli ascolti tradizionali sono stati importanti nella vostra formazione musicale oppure si tratta di una dimensione inconscia?

Crediamo che sia più una dimensione inconscia. È però molto interessante e piacevole ricevere commenti di questo tipo, specialmente da ascoltatori occidentali. Sembra che ci siano delle dimensioni nella nostra musica che a noi sono nascoste.

Una band come i Soap Kills è stata importante per voi?

Saeed: per me si, sono un fan.
Lei Low: non li conoscevo, grazie alla tua domanda li ho cercati e ho scoperto che mi piacciono.
Pejman: ancora li devo scoprire.

Com’è la situazione della musica indipendente in Iran, se la conoscete e se in qualche modo avete un contatto con essa?

Molto promettente. La scena musicale indipendente iraniana sta crescendo a ritmi sorprendenti. Ci sono tantissime realtà che dopo anni di vita clandestina stanno trovando l’occasione per uscire dall’underground e farsi sentire, un po come crescono i funghi dopo un giorno di pioggia. Ogni volta che torniamo a casa andiamo a vedere tanti concerti e spesso usciamo dalla sala a bocca aperta. Cogliamo l’occasione per suggerire alcuni di questi artisti come Kamakan, Amirali Mohebbinejad, Damahi, Makan Ashgvari, alcuni dei quali sono nostri cari amici.

La cultura poetica Iraniana è enorme, da Saadi ad Hafez, fino ai poeti contemporanei che si esprimono con il cinema: Asghar Farhadi, Mahnaz Mohammadi, Jafar Panahi, Rakhshan Banietemad. Quanto sono importanti questi mondi per voi (la poesia e il cinema iraniano) per le vostre canzoni?

La poesia ha un ruolo molto importante nella vita quotidiana degli iraniani. Crescendo in Iran uno e’ sempre esposto alla poesia, nella scuola, in famiglia e fra amici. Sicuramente tutte le forme più moderne dell’arte come cinema e musica sono influenzate e si nutrono da questo patrimonio culturale inesauribile. Non e’ cosi facile leggere legami diretti fra la nostra musica ed il cinema iraniano e onestamente non ci avevamo mai pensato. La tua domanda però è lo spunto per un approfondimento potenzialmente molto interessante.

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In Italia e in particolare a Firenze c’è una considerevole rinascita della scena elettronica legata al pop. Cito solo quattro progetti tra i più riusciti: ovviamente Bowland, poi Manitoba, Charo Galura, Handlogic. Siete in contatto tra di voi, oppure semplicemente percepite il fermento solo a livello creativo?

Innanzittutto ti ringraziamo per includere BowLand in questa lista, ci sentiamo molto onorati. Siamo in contatto con Charo, ma non abbiamo il piacere di conoscere gli altri due gruppi. Comunque uno dei principali frutti di Toscana100band è stato proprio il fatto che si siano formate tante nuove conoscenze, amicizie e possibili collaborazioni future fra i gruppi emergenti locali. Oltre ad amici come Hugolini e Celluloid Jam che conoscevamo gia da prima, dobbiamo a 100band le nuove amicizie con artisti come Charo Galura e Form Follows.

Cosa vi aspettate da un palco importante come quello della Festa Della Musica di Chianciano Terme?

Questo è l’evento più importante che abbiamo in programma quest’estate e non vediamo l’ora di salire su quel palco. Non siamo sicuri di ciò che ci possiamo aspettare ma speriamo di riuscire a convincere gran parte del pubblico di venire a farsi un trip con noi, un “floating trip” per l’esattezza.

BoWland in rete

BowLand, artwork di Floating Trip curato da Lei Low 

 

Michele Faggi

Michele Faggi

Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.