Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

Gold Mass è il progetto di Emanuela Ligarò. Tra matematica ed emozione affida al suono, al corpo, alla performance e all'immagine, un carico espressivo potentissimo. Per conoscere da vicino il suo progetto prodotto da Paul Savage, batterista dei The Delgados e produttore di King Creosote, Mogwai e Franz Ferdinand, abbiamo intervistato Emanuela insieme al regista e direttore della fotografia Luca Salvatori, che ha diretto tutti i suoi videoclip. 

Di

Gold Mass – su facebook

(Emanuela) Vorrei partire dalla rappresentazione del corpo nel tuo lavoro sull’immagine condiviso con Luca Salvatori. Mi pare ci sia una dimensione evanescente e allo stesso tempo molto tattile. Tanto che la presenza corporea diventa cosa tra le cose, si fonde con l’ambiente e gli oggetti dai quali è assorbita, diventa tutt’una con il movimento. Presente e assente, mi ha fatto un po’ pensare agli autoritratti fotografici di Francesca Woodman…

Il corpo ricopre un ruolo rilevante nella comunicazione del mio lavoro e si affianca al suono nel tentativo di restituire un’esperienza persuasiva. Poter contare sull’ingegno e la sensibilità di Luca Salvatori è stato fondamentale in questo. Accompagnare il suono con una presenza corporea e materiale è un esercizio potente e nel caso di Gold Mass mi auguro abbia l’effetto di avvolgere e suggestionare l’ascoltatore coinvolgendolo in un universo a me familiare, fatto di sensazioni in contrasto apparente tra loro. Il corpo può raccontare fragilità e abusi, come anche essere espressione di forza e riscatto insopprimibile. La ricerca fotografica di Francesca Woodman (N.d.r. Di Francesca Woodman abbiamo parlato su indie-eye cinema con un articolo dedicato al volume di Giorgio Bonomi, “il corpo solitario” e attraverso l’incontro con C. Scott Willis, autore del film The Woodmans) da sempre mi affascina moltissimo e lascia traccia nel modo in cui mi racconto. E’ uno studio introspettivo sul corpo, sulla femminilità e su una sensualità naturale che si pone in relazione all’ambiente in cui si manifesta plasmandosi con esso nel movimento. Una simile ricerca si ritrova anche negli scatti realizzati per Gold Mass dal fotografo Esteban Puzzuoli, il cui linguaggio trova una strada creativa del tutto personale e lascia spazio alle proprie ombre, invocando ed esorcizzando inquietudini ed irrequietezza. Nello scatto realizzato per la copertina dell’album Transitions, non ancora condiviso, una completa transizione del corpo con l’ambiente è evidente. La pubblicazione dell’album è attesa per giugno.

Gold Mass – Happiness in a way – Dir: Luca Salvatori

Il video di Happiness in a way racconta il viaggio di ciascuna persona. Uno stream di ricordi, emozioni, immagini, momenti piacevoli o dolorosi. Il pezzo è malinconico, perché è la felicità stessa ad esserlo. Sono lampi di luce, istanti di piacere destinati a finire. Happiness in a way è una galoppata, mi rievoca un senso di velocità che credo sia stato pienamente ripreso nel video che lo accompagna. (Emanuela Ligarò)

Vedo Happiness in a way come un trip profondo tra sensazioni, ricordi, rimorsi e rivincite. Puoi trovare la felicità girovagando nel mondo, in estate giocando al mare, alle giostre, eppure tutte queste immagini mentali possono suscitare felicità in alcune persone ma angoscia e disagio in altre è volutamente montato con tagli serrati veloci per simulare la velocità dei nostri pensieri. (Luca Salvatori)

 

(Emanuela) l’immagine ha un ruolo fondamentale nel tuo progetto artistico, che tipo di interazione ti interessa tra questa e la produzione musicale in senso stretto?

Immagine e scrittura musicale in Gold Mass, muovono dalla stessa ricerca introspettiva e sono una funzionale all’altra in quanto si rafforzano a vicenda. La mia scrittura è sempre autobiografica, scrivo solo cose che vivo in prima persona. Mi interessa la musica in cui l’autore si spoglia e parla onestamente delle proprie inquietudini e condivide le proprie ombre. I miei pezzi nascono sempre da una tensione che ho sentito il bisogno di esprimere per mezzo di parole e suoni, ed è attraverso la scrittura che riesco a emanciparmi da essa. L’arte, quella in cui mi riconosco e che preferisco, è quella in cui il momento creativo è una forma di esorcismo. In tal senso, la produzione musicale inevitabilmente andrà a rilevare questa matrice e restituirà sonorità scure e atmosfere inquiete e sensuali. La stessa attenzione all’introspezione e alla confessione si ritrova nella comunicazione visiva di Gold Mass, nei video come nelle fotografie.

(Emanuela) la scrittura, almeno in tre tempi: parola, suono, immagine. Quale prassi segui e in che ordine prioritario si svolge, rispetto ai tre momenti citati?

Tendo a portare avanti diverse idee musicali alla volta, e scrivo continuamente frasi e riflessioni su un’agendina che mi porto sempre dietro. Direi che i due processi creativi, quello musicale e quello letterale, sono sempre in atto e paralleli. Quando ritengo che la parte musicale sia ultimata, attingo dal materiale che trovo scritto sull’agendina e sposo i risultati. Non avviene sempre così, ma posso dire che questo è il modo più frequente e naturale per me. Le immagini, istantanee o in movimento, le realizzo in un secondo momento con i professionisti di cui ho felicemente scelto di circondarmi, ma la mia immaginazione mi suggerisce continuamente scene, immagini e colori con cui accompagnare la musica. Sia nei video e sia nelle fotografie di Gold Mass, si trovano miei sogni, incubi e visioni che mi hanno suggestionato e che sono serviti da punto di partenza per realizzare la parte visuale e ottenere il risultato definitivo.

Gold Mass, sentimentally performed single su spotify

Gold Mass – Sentimentally Performed (single artwork)

(Luca) Dei tre video che hai realizzato con Emanuela ci sono una serie di teaser che li anticipano. È una modalità interessante perché mi sembra che superino la dimensione promozionale per isolare temi specifici dalla visione completa. È cosi?

Per il progetto Gold Mass con Emanuela abbiamo evocato vari ricordi di vita passata. Fotogrammi vividi, alcuni latenti, alcuni felici, altri molto opprimenti.

I teaser realizzati sono il nostro “caos” di idee, disegni, bozzetti, fotografie rese immagini in movimento infatti veicolano alcune sensazioni anticipando il video stesso.

Per esempio con i teaser di Happiness in a way abbiamo confrontato visioni molto brevi con elementi in contrasto tra loro ampliando il concetto stesso di felicità e armonizzando fotogrammi molto claustrofobici a immagini più calme e quiete. Con i teaser di Our reality possiamo avere una visione di realtà. Il fumo, il colore viola e la poca luce sono voluti per mostrare un personaggio diviso tra realtà e finzione. I teaser di May love make us sono invece pensati per anticipare un video di denuncia sull’amore tossico, la violenza femminile. Le immagini immobili del teaser preannunciano una strana quiete “prima” della tempesta visivamente parlando.

(Luca) per ‘Happiness in a way’ il formato dei teaser è diverso da quello dei video, è una scelta tecnica, per la condivisione su altre piattaforme o c’è una dimensione espressiva?

Il formato quadrato 1:1 è innaturale e non è comune, lo diventerà mi auguro nei prossimi anni come ausilio anche per la visione su dispositivi mobili. Al contempo è semplice, incuriosisce lo spettatore e per me è una scelta stilistica. Con il formato quadrato concentri l’attenzione sul punto centrale: è il risultato che cercavamo. Amo molto questo formato, permette di comporre le inquadrature in modo diverso dal classico formato rettangolare e aiuta lo spettatore ad entrare in perfetta connessione con il messaggio del video.

Gold Mass – Our Reality – Dir: Luca Salvatori

In questo video si esplora il contrasto tra realtà ed finzione, tra sentimento e la sua assenza. Accanto alla figura femminile viene accostato un manichino a rappresentare un amante senz’anima. Il tutto è avvolto in un alone di mistero in cui lo spettatore è invitato ad assistere a tale contrasto e ad immaginare possibili epiloghi ad un finale volutamente aperto ed inquietante. (Emanuela Ligarò)

Cosa è vero e cosa è finzione? Noi sappiamo riconoscere la finzione e i sogni, li etichettiamo come non-reali: è davvero così? Amanti ma diversi. Umani e manichini di plastica a simboleggiare un amore costruito non reale. Qual è la realtà? Il punto di vista della figura umana o il punto di vista del manichino?  (Luca Salvatori)

(Luca) corpo e movimento sono al centro dei tre video realizzati , in forma diversa. ‘May love make us’ sembra fondere i primi due, lavorando sulle potenzialità del gesto, del tempo e dello spazio…

May love make us ha impegnato molto me e Emanuela in fase di scrittura. Abbiamo realizzato i 3 video in ordine cronologico e May love make us è finalmente la rivincita dei sentimenti, delle emozioni resa immagini in movimento. Il tempo ha un valore fondamentale in questo video. La dilatazione dello stesso tempo in slow motion e i fast reverse strizzano l’occhio ai tanti scenari possibili della vita quotidiana come a far immaginare vari livelli di spazio-tempo. In questo video abbiamo unito vari simbolismi gestuali per creare una dimensione di spazio-tempo filmico articolata: i piatti verso il muro, la rabbia di Gold Mass nello scagliare oggetti a terra in contrapposizione alle scene iniziali dove vengono ripresi pezzi rotti precedentemente. Quanti futuri possibili abbiamo? Quanti futuri possibili può avere una relazione di coppia?

(Emanuela) quanto è importante per te la dimensione performativa e come intendi svilupparla al di là di quello che abbiamo visto nei video?

La performance è fondamentale. Credo sia importante chiedersi come si intende presentare la propria opera a un pubblico.

Personalmente sono sempre stata insofferente verso i concerti che danno priorità allo spettacolo a discapito della musica, ma è comunque essenziale offrire al pubblico qualcosa in più che la sola esperienza d’ascolto non darebbe. I concerti che mi hanno colpito maggiormente e che hanno avuto un’influenza su di me, sono stati quelli in cui il performer portava con sé un’aura di magnetismo. Il riconoscimento di tale autorevolezza e carisma, è qualcosa che si costruisce nel tempo e il pubblico lo concede valutando l’artista per ogni sua uscita, pubblicazione ed esibizione. Per quel che riguarda me e il mio debutto, conto di presentarmi nel modo più onesto e serio che conosco. Credo profondamente nella forza di quello che ho scritto, starà tutto nel saper trovare il modo migliore di condividerlo e nell’essere in grado di fare crescere il mio lavoro nel tempo.

(Emanuela) la presenza del corpo sembra lavorare alla costruzione di un’identità diversa da quella che passa attraverso il volto. La parola greca Prósopon (per il volto, volto, personaggio) e quella latina di per-sonare (suonare attraverso) identificano nel volto la maschera per eccellenza. Nei tuoi video e nelle tue foto il volto è nascosto dai capelli, si intravede appena. Sembra tu sia meno interessata alla parte declamatoria della psiche per lavorare invece su altre sensorialità.

Nel lavoro sull’immagine, mi piaceva che a parlare fosse la figura intera e che con il suo movimento fosse in grado di creare suggestioni in chi guarda, così come la musica fa con chi ascolta. Non è così importante il volto in questo contesto: un gesto, come quello di fracassare una lampada di vetro per terra, come si vede nel video di May love make us, è molto comunicativo ed è in grado di esprimere un sentimento di rabbia così come farebbe un volto, se non addirittura in modo più incisivo e potente.

Nel nascondere il viso, il mio tentativo è stato quello di non espormi in modo così esplicito e semplice, perché trovo questo aspetto molto più proprio di una comunicazione pop e per questo lontana dalla mia natura.

In modo del tutto naturale, è stato così possibile preservare un alone di mistero attorno a Gold Mass, dando ampio respiro a gesti e sensualità e sollecitando l’immaginazione di chiunque guardi i video o le immagini. In una realtà non più esplicita, ma d’introspezione, l’assenza riesce a parlare quanto la presenza, per cui mostrarsi appena ha un innegabile impatto, mentre la sovraesposizione potrebbe avere un effetto più debole.

(Emanuela) Nei suoni che hai costruito e poi perfezionato insieme alla produzione di Paul Savage c’è una sostanza che si avvicina agli anni novanta, non tanto per i generi di riferimento, che alla fine mi sembra  ‘sfuggano’, positivamente, ma per la qualità umana nel rapporto tra organico e inorganico, elettronica e presenza identitaria. È così?

È fondamentale che un disco contenga un’identità, e che questa sfugga ad una definizione precisa nel tentativo di trovare generi di riferimento. Quello che ogni autore auspica per il proprio lavoro, è che questo risulti autentico ed inedito. L’universo musicale di un autore è sempre alimentato da un buon numero di influenze, anche molto diverse tra loro, che hanno lasciato un seme nel corso del tempo e della propria storia di ascolti. Questi contributi significativi formano delle stratificazioni che riemergono in modo inconscio al momento della scrittura, assumendo una forma personale e del tutto nuova. Nel mio caso, la presenza identitaria che affianca l’elettronica, e che probabilmente rende l’ascolto più caldo ed umano, è verosimilmente un’eredità degli ascolti a me più familiari, quali Blonde Redhead, Nick Cave, Lou Reed, Dylan. Il lavoro di questi autori mi ha influenzato notevolmente nel tempo, mentre l’elettronica è stata per me una scoperta del tutto recente.

(Emanuela) il ‘concept’ di un album, esploso intorno alla metà dei sessanta come discorso narrativo, si lega all’audiovisivo di consumo con modalità espanse a partire dai  decenni successivi. In modo più programmatico, nella relazione tra televisione, home video e musica, tra gli ottanta e i novanta, pensavo ai Devo e a ‘infected’ di The The. Con la moltiplicazione delle piattaforme disponibili in rete e la possibilità di produrre video attraversi dispositivi ‘mobile’ mi sembra che l’idea di una forma espansa sia nuovamente in gioco, tra gli esempi mainstream più evidenti, il visual album di Beyoncè. È un aspetto che ti interessa? te lo chiedo perché tre singoli e tre video, fanno pensare non solo ad un’equiparazione dei due livelli immagine musica, ma anche ad un potenziale discorso narrativo che intendi portare avanti.

Con la disponibilità di così tante piattaforme per potersi esprimere, è del tutto naturale cercare di sfruttare al meglio tutte le possibilità comunicative che offrono. Ognuna con le sue diversità. In particolare, a me interessa corredare l’uscita di una canzone con una serie di contenuti che offrano una chiave di lettura del pezzo stesso. Il video e la campagna teaser che lo precede, danno l’opportunità di intuire il senso del testo e guidano nella sua comprensione. Il mio intento a lungo termine è far sì che i contenuti via via rilasciati, contribuiscano a formare un quadro complessivo dell’immaginario legato a Gold Mass e svelare le tematiche a cui tengo molto e a proposito delle quali mi piace esprimermi e scrivere.

(Luca) per il video di ‘May love make us’ hai utilizzato un super slow motion come quello di Antonioni (zabriskie point), Argento (quattro mosche di velluto grigio) e Lars Von Trier (antichrist). Sembra però tu l’abbia applicato alla struttura della fotografia still life, facendo letteralmente esplodere la staticità delle nature morte…

Il Maestro Antonioni attribuiva al personale capolavoro Zabriskie point un valore etico e poetico. Sono stato fortemente ispirato alla scena dell’esplosione di Zabriskie point sotto il punto di vista poetico.

Nel film la scena finale dell’esplosione non è che un’immaginazione della protagonista. Nel nostro video abbiamo mescolato immagini fortemente surreali composte da nature morte still life a scene di devastazione dovute a esplosioni di oggetti. L’esplosione vuole significare prima di tutto un’angoscia profonda dovuta a situazioni di disagio non semplice immaginazione. L’esplosione può significare uno scatto d’ira, uno scontro fisico o verbale ma significa anche rinascita fisica e mentale.

(Emanuela) la tua è una formazione scientifica e musicale. Chi ha studiato armonia sa benissimo che tra matematica e musica c’è una relazione indissolubile. Quanto è importante per te la rottura di uno schema, quando se ne conoscono tutti i segreti costitutivi?

È qualcosa difficile da spiegare. Tutto quello che vediamo, sentiamo o di cui abbiamo esperienza, è in linea di principio descrivibile matematicamente. Il sogno di una mente scientifica è quello di riuscire a descrivere ogni aspetto della realtà in termini matematici. Questa relazione indissolubile tra matematica e musica è vera per ogni fenomeno fisico di cui abbiamo percezione. Fa strano pensarlo, ma teoricamente, anche le nostre sensazioni ed emozioni non sono altro che espressione di processi chimico fisici. Detto questo, la cosa che lascia sbalorditi è che una particolare cadenza o progressione armonica è in grado di commuoverci, ossia una certa sequenza di rapporti matematici tra frequenze ci suscita un sentimento. La relazione tra scienza ed emozione, tra arte e tecnica, è più stretta di quanto siamo soliti pensare. Lo studio dell’armonia racchiude quell’insieme di regole con le quali è possibile costruire le sequenze armoniche che funzionano al meglio, quindi andrebbero seguite il più possibile. A mio parere la miglior cosa è conoscerle e partire da lì per poi andare a esplorare nuove sequenze e sensazioni. L’effetto sorpresa è sempre un qualcosa che paga, un accordo o una nota inattesa è spesso in grado di dare un senso compiuto a tutto una canzone e caratterizzarla profondamente. Anche la bellezza assoluta, che rispecchia in pieno i canoni che ci siamo dati, potrebbe raccontare meno di un’altra bellezza che porta con sé un difetto o un segno particolare che la rende autentica.

Gold Mass – May Love Make Us – Dir: Luca Salvatori

May love make us parla di una relazione sentimentale difficile e viene raccontata da una donna che si augura che l’amore riesca a farle perdonare e poi dimenticare le tensioni e l’incubo quotidiano che sta vivendo. Come in un amore tossico, fatto di cicli di sfuriate e riappacificazioni, nel video si susseguono una serie di esplosioni e riavvolgimenti. May love make us é una preghiera che non verrà esaudita e nel video si mostra l’inevitabile epilogo della relazione, dove infatti le ultime esplosioni non si riavvolgeranno più. È una storia di emancipazione e presa di coscienza verso la propria liberazione personale. (Emanuela Ligarò)

May love make us rappresenta per me una rinascita, una nuova vita. Le inquadrature sono campi lunghi di nature morte, oggetti personali su un tavolo che prima o poi esploderanno rompendosi in mille pezzi. Alcuni oggetti potranno ricomporsi sfruttando il fast reverse, ma per altri il destino sarà quello di essere calpestati da nuovi eventi, nuove emozioni: nuova vita.  (Luca Salvatori)

(Luca) la tua formazione ed esperienza come direttore della fotografia quanto ha influito sulla tua visione come filmmaker in fase di scrittura?

Il direttore della fotografia cinematografico sfrutta inquadrature e illuminazione per fini estetici ed espressivi perché esso è il responsabile dell’impatto visivo delle immagini sullo spettatore. Essere spesso dietro la macchina da presa lavorando fianco a fianco con registi per altre produzioni crea in te una sorta di mondo immaginario nella tua testa. Spesso mi annoto idee, bozzetti, schemi luci, colori per future mie personali produzioni. Per questo progetto già dal primo incontro con Emanuela nella mia mente creavo fotogrammi utili per i video. La scrittura per i tre video che ho realizzato per Gold Mass è andata di pari passo con il piano regia-fotografia. Negli appunti scrivevo una frase o una parola e abbinavo sempre una palette colori oppure un fotogramma di esempio. In questo modo avevamo sempre una sorta di pre-visualizzazione del progetto. Scrivendo le inquadrature , gli oggetti e le idee dei video ho sempre espresso in fotogrammi quello a cui pensavo in modo da rendere partecipe Emanuela non solo con parole ma con istantanee visionarie.

(Luca) il lavoro sul colore per esempio mi sembra fondamentale nei tuoi video. Penso a una clip come ‘Morirò di incidente stradale‘ per I Gatti Mezzi, molto diversa rispetto a quelle realizzate con Emanuela, ma altrettanto rigorosa nell’uso simbolico e significante del colore

(N.d.r. Luca Salvatori ha lavorato anche come Operatore Macchina da presa e Colorist per “Il Giocatore Invisibile”, film di Stefano Alpini, dir. fotografia II Unità, tecnico dell’immagine digitale e Pre-Colorist per “Fino a qui tutto bene”, il film di Roan Johnson)

Il colore per me ha da sempre un grande valore. I miei primissimi studi cinematografici sono proprio sulla post-produzione cinematografica legata al colore ed alla finalizzazione del prodotto multimediale. Usare il colore non è solo tecnica e scienza ma anche psicologia. Con particolari sfumature o viraggi potrai inserire nella storia un senso di tenerezza o forse di malinconia o peggio di disagio. Sono molto contento quando l’artista mi permette di sperimentare sia in fase di produzione che post produzione. Con Emanuela ho potuto sperimentare tanto, non ha mai frenato la creatività sia in fase di scrittura che in fase di realizzazione pura. Ho potuto utilizzare formati video ormai obsoleti e adattarli al fotogramma FullHD usando anche le “sporcature” tipiche di una videocamera a cassetta. Ho osato con elementi simbolici come in Our reality e abbiamo sfogato la creatività con le esplosioni ed i viraggi monocromatici in May love make us.

Gold Mass – May love make us teaser #2 – Dir: Luca Salvatori

(Emanuela) GOLD MASS. Perché la scelta di questo moniker?

Gold Mass è stata la mia unica scelta nel momento in cui ho pensato che avrei voluto cercare un nome d’arte e me lo sono sentita addosso da subito. Gold Mass indica un’attenzione verso l’essenza, un ritorno alla sostanza vera e pura delle cose, al nucleo. Ho voluto che avesse un riferimento alla fisica e alla materia, come anche il titolo dell’album Transitions, in rimando alla mia formazione scientifica universitaria. Gold Mass allude anche a qualcosa di prezioso che viene tenuto nascosto ai più ed è visibile solamente a coloro che riescono ad andare oltre la superficie delle cose.

(Emanuela) su quali supporti sarà veicolato l’album. Se sono previste versioni fisiche (vinile, cd) ci sarà attenzione all’artwork e alla parte visuale?

Sto pensando di non uscire con versioni fisiche dell’album, non vorrei fare scelte anacronistiche visti i tempi e la realtà in cui viviamo. Io stessa non compro vinili e CD da diverso tempo pur ascoltando moltissima musica. La verità è che molte persone non hanno neanche più un modo per riprodurre musica a partire da questi supporti. Che sia avvenuta l’ennesima rivoluzione tecnologica riguardo alla modalità di fruizione della musica è innegabile. Resta all’artista, o a chi fa tali scelte al suo posto, andare di pari passo alla rivoluzione e abbracciarla senza remore. Io personalmente sono orientata a creare qualcosa di originale, in cui ci sarà massima attenzione alla parte visuale e all’artwork e da cui sarà possibile accedere allo streaming e al download delle tracce.

(Emanuela) Infine, per concludere, dal vivo come porterai sul palco gli elementi fondamentali del tuo discorso, ovvero: performance, suono e contributo visuale?

Sono una cantautrice, mi piacerebbe che a parlare fossero soprattutto la musica e il testo. A questo darò sicuramente la mia priorità. Non nascondo però che la parte visuale mi affascina moltissimo e mi piacerebbe includerla sotto forma di proiezioni, magari come una naturale evoluzione nel tempo della performance per come l’ho concepita ad oggi.

 

Michele Faggi

Michele Faggi

Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.