mercoledì, Aprile 24, 2024

Polinski – Labyrinths (Monotreme Records, 2011)

Da molti (ma neppure troppi) anni, l’universo immaginifico che può innescare l’ascolto di una canzone si è ampliato con una fetta notevole di nuove potenzialità. In sostituzione alla realtà vera che viviamo ogni giorno e alla realtà ricostruita delle esperienze cinematografiche, da quando gli sviluppi tecnici lo hanno permesso, si è passati anche alla realtà virtuale ricreata dai videogiochi. La musica da quasi vent’anni ha fatto l’ingresso vero e proprio in questo mondo, se escludiamo i surrogati midi che hanno popolato le prime avventure delle console. Ci sono stati e continuano ad esserci degli studi su quale tipo di musica può funzionare su un dato genere di videogame, gli esempi sono molteplici. Spesso le colonne sonore di videogiochi acquistano una fama eguale se non superiore al videogioco stesso. Quello che voglio dire con questa lunga parentesi è che la cultura di questo “nuovo mondo” è permeata così tanto nella nostra realtà che diventa possibile asserire che una formazione musicale sembra creare musica da videogame, non tanto nell’uso di strumenti che riproducono vecchie glorie Nintendo o Sega, quanto nell’universo di immagini e ricordi che una singola canzone può creare. In questo Polinski (per la cronaca Paul Wolinski dei 65daysofstatic ) sono immersi nella vita degli anni 2000.

Labyrinths riesce a collegarsi automaticamente a un videogioco che non esiste, ma che c’è nella nostra mente, che scompone e rimonta tutte le vecchie esperienze per creare qualcosa di nuovo e familiare. Like Fireflies rappresenta il trailer, con l’acquietarsi dell’atmosfera funzionale a presentare tutte le varie possibilità riservateci. Kressyda ci fa avanzare nelle prime fasi di gioco: un GdR? Il piano sembra suggerirci una vicenda di passione e ingiustizia, poetica e rabbiosa, in bilico tra un futuro fantascientifico e architetture del passato, finchè non si entra nel vivo del gioco con i synth che scattano e si staccano per ricomporsi in un flusso elettrico indefinito. Stitches è l’incontro con i compagni-comprimari del gioco. Still Looking è l’esperienza intera del gioco, poiché contiene così tante sensazioni da sembrare una piccola ouverture. Le sonorità cyberpunk impattano con possenti ritmi alla Pendulum e aperture melodiche degne di un’immersione completa in un’altra realtà come quella virtuale. Da sola, questa traccia potrebbe già adempiere al compito di fare da colonna sonora, se destrutturata in ogni sua parte. Awaltzoflight è il combattimento finale, l’ultima sfida, lo staccarsi della spina dal nostro cervello.

In sé per sé il disco non ha niente di eccezionale. Attinge dai già citati Pendulum e da artisti similari. Ma si stacca dai generi musicali e dall’esperienza dell’ascolto esclusivo proprio perchè riesce a creare dai ruderi della nostra mente un nuovo antico mondo. E non è poco.

Polinski su soundcloud

Elia Billero
Elia Billero
Elia Billero vive vicino Pisa, è laureato in Scienze Politiche (indirizzo Comunicazione Media e Giornalismo), scrive di dischi e concerti per Indie-eye e gestisce altri siti.

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