domenica, Settembre 20, 2020

Yan Wagner – Forty Eight Hours (Pschent, 2012)

Da quando i dj non sono più quelli di una volta, da quando sono più producers che artisti, da quando sfornano senza sosta nuovi singoli pompati da ogni media possibile, fa piacere assaporare un lavoro come quello di Wagner. Siamo fuori dalla dimensione del disc-jockey, tutte le canzoni sono a firma Wagner, certo è che la tentazione di allearsi con le forze del male (e dell’easy money) diventa insostenibile nel 2012. Yan Wagner azzarda, quando l’electro-pop tinta di dance franco-tedesca potrebbe subire un declino dopo Further, l’ultimo lavoro dei Chemical Brothers. Il parigino infatti inserisce in questo quadro già ampio il french touch che, anche dai primi ascolti, pare appartenergli come una seconda pelle. Senza parlare di “lavoro artigianale” e di “cesellamento del suono”, basti pensare che il french touch diventa non più una categoria entro cui sottointendere un sound od un mood, ma più un modus operandi, fatto di coscienza, consapevolezza e tante, ma tante lezioni di storia (e Wagner lo sa bene, essendo stato ricercatore sulla nightlife comparata di Parigi e New York!). Tutti i sequencer che scandiscono il tempo delle iniziali On Her Knees e la title-track dovrebbero dare l’idea di come i Kraftwerk, Moroder ed i Depeche Mode (da qui la definizione bizzarra di dance floor crooner) necessitino di maggiori diritti d’autore di quelli riscossi solo sulle opere da loro firmate solo per le sonorità coniate e portate a tale successo. E poi aggiungiamoci anche la nuova onda di Tellier, degli Hot Chip e degli ultimi LCD Soundsystem, un ripescaggio in extremis di Mike Oldfield (il simbolo stilizzato che caratterizza Wagner è innegabilmente un omaggio a Tubular Bells), tutto l’electro pop danzereccio, anche gli one hit single. Il tutto addensato con la delicatesse francaise: talvolta si oltrepassa il minimalism à la Ladytron, senza sfociare nella techno. Gli umori si alternano, e la parte centrale preferisce vibrare di emozioni deprimenti, tanto da dover aprire un fascicolo a nome Wagner nella sezione dark. Forty Eight Hours rimane pieno di sorprese, legato a numerosi sentori ed influenze. E’ il momento propizio per l’affermazione del giovane parigino.

Elia Billero
Elia Billero
Elia Billero vive vicino Pisa, è laureato in Scienze Politiche (indirizzo Comunicazione Media e Giornalismo), scrive di dischi e concerti per Indie-eye e gestisce altri siti.

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