giovedì, Dicembre 1, 2022

Tsukimono : Time Canvas

time canvasTsukimono è un moniker che ha a che fare con il giappone solo da un punto di vista fonetico, in realtà si riferisce a Johan Gustavsoon, prolifico sperimentatore diviso tra Malmö e Göteborg, già con Scraps of Tape  e con una serie di altre band tra cui gli incredibili Alina frequentati insieme a viktor sjöberg. Solamente nel 2007, come Tsukimono, Johan ha pubblicato circa cinque lavori escluse partecipazioni a progetti collettivi e compilation; tra questa pioggia di suoni, i due cd più consistenti sono il recentissimo Imagine The Composer pubblicato per la Hockey Rawk e questo Time Canvas, lussuosa release limitata a sole 150 copie pubblicata da Kning Disk. Johan ha registrato le 5 tracce contenute tra il 2003 e il 2004 durante il suo peregrinare in treno tra Hässleholm e Malmö, processo del viaggio che gli ha permesso di tenere fuori i suoni e allo stesso tempo di interiorizzarli, come dice nelle poche note di copertina che accompagnano il cartonato del cd. E la tela del tempo, oltre ad essere un dichiarato ed esplicito riferimento a Morton Feldman e alla sua costruzione della partitura come variazione sull’atto del dipingere, è un dispositivo che confonde elettronica e un tessuto sonoro fatto di drones, layers e costruito con le sfalsature tra violoncello, clarinetto e tromba.  Blown away, la prima traccia, segue proprio quel procedimento Feldmaniano che è il giocare con la realtà acustica e materica del suono e allo stesso tempo ricerca di un’espressionismo astratto che trova i colori nella mutazione da un suono all’altro; un riferimento possibile è quello del clangore e delle combinazioni strumentali del Boxhead Ensamble o  dei Rachel’s quando abbandonano la forma melodica per affidarsi ad una sorta di astrattismo descrittivo che ha quasi sempre la forma liquida dell’oceano, sensazione confermata dalla bellissima Train home, home, splendida a partire da questo titolo che ne rivela il movimento apparente, metallo degli strumenti a fiato utilizzati in modo non convenzionale, corde torturate come se si trattasse di un cronometro alla deriva; in questo senso è sorprendente il sistema dinamico che in un brano come Cello mette in serie la solidità degli archi e la dissolve in un drone di una ricchezza timbrica senza limite, suite priva di narrazione che passa e risuona nell’inquietante Growing like a cancer within, crescendo di tutto l’ensamble strumentale sparato e confuso, reso irriconoscibile da un sound processing che sovrappone costantemente le carte tra elettronica e orchestra. When I vibrate it hard appunto, chiude questo magnifico viaggio di Tsukimono in un lamento temporale ricco di increspature e fuori da ogni imbarbarimento glitch. Una raccolta sonora crudele, spietata come una metastasi, racconta la ricerca verso il niente del viaggio con la natura indifferente del suono e l’evocazione grafica del sogno.   

Michele Faggi
Michele Faggi
Michele Faggi è un videomaker, un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana e un Critico Cinematografico iscritto a SNCCI. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip e del mondo Podcast, che ha affrontato in varie forme e format. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.

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