domenica, Settembre 27, 2020

Stereolab – Not Music (Drag City/Duophonic, 2010)

Nella primavera dello scorso anno Tim Gane e soci annunciarono sul sito ufficiale della band l’intenzione di sospendere per un periodo imprecisato di tempo le attività tanto in studio quanto on stage: “We are are all going to have a bit of a rest now after nearly 19 years and work on a few other projects”. In più anticiparono ai fan l’uscita di Chemical Chords 2, un’espansione del vigoroso disco del 2008 Chemical Chords, dalle cui sessioni rimaneva in gioco del materiale inedito appropriato per un’uscita a mo’ di strascico pre-iato. Le promesse sono state mantenute.  Not Music condensa l’estro (o esubero che dir si voglia) creativo degli Stereolab di quell’annata, con 13 tracce ben confezionate e due remix di brani dell’ultimo disco, Siver Sands e Neon Beanbag, rispettivamente rimasticati da Emperor Machine e Atlas Sound, dietro cui si nasconde Bradford Cox, leader dei Deerhunter, per un totale di 18 minuti di riciclo intelligente. Non sfigurano né rimangono isolati i due remix, si amalgamano anzi al pastiche retro-futuristico dell’intero progetto, distogliendo dal più generale stallo che zavorra la band da ormai qualche tempo. È evidente come il marchio Stereolab si sia lentamente adagiato in un loop di autocitazionismi  e sapienti ripescaggi da generi e idee che esso stesso ha avuto il merito di far conoscere al mondo dell’elettro-pop nella sua accezione più ampia. Everybody’s Weird Except Me suona tanto spensierata quanto riconoscibile, Supah Jaianto sfodera la sempre incantevole voce di Laetitia in punta di piedi tra luminose orchestrazioni jazz, faro anche per la successiva, cadenzata So Is Cardboard Clouds. Il tutto procede liscio entro la mappa di sperimentazioni synth già tracciata in Chemical Chords, nel quale a tratti sembra di riperdersi per sbaglio, come in Two Finger Symphony, sorella della One Finger Symphony del 2008. La vera sorpresa del disco arriva proprio con il remix Silver Sands: Emperor Machine prende in ostaggio gli xilofoni dell’orginale e puntando all’inquietudine rispolvera il krautrock, dissepolto ad hoc per movimentare gli animi e disorientarli a colpi d’ipnosi. Le schizofrenie di Delugeoise e Sun Demon, padroneggiate dalle tastiere, perseguono un effetto di trance apocalittica, complice una ripetitiva Laserblast a far da connettivo, giocata sui classici cori accavallati con la voce di Laetitia sempre così distante e inafferrabile. Il secondo remix, Neon Beanbag, avvia l’album alla chiusura facendo da contraltare alla versione originale, che apriva Chemical Chords, in una perfetta ringkomposition. I classici cori del disimpegno sullo stile “pa-pa-pa”, con cui originariamente la canzone accompagnava un incontenibile ottimismo (“I am sad to see that you are sad/There is nothing to be sad about”), si smaterializzano in un etereo vocalizzo; Neon Beanbag è un lungo, serpentino congedo minimal, puntellato da flebili pulsioni noise. Tra rimasugli e riletture risulta quasi impossibile contraddire le prime impressioni: Not Music punta più a una sintesi dell’ultima maniera che a farsi finestra su nuovi territori. Agli Stereolab il privilegio e il merito di poter ancora raccogliere oggi, senza gravi perdite, i frutti degli sforzi dell’ultima decade.

Giuseppe Zevolli
Giuseppe Zevolli
Nato a Bergamo, Giuseppe si trasferisce a Roma, dove inizia a scrivere di musica per Indie-Eye. Vive a Londra dove si divide tra giornalismo ed accademia.

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